Florida: Donna muore per aneurisma ma l'ospedale non permette alla compagna di vederla. E il tribunale chiude il caso

Florida: Donna muore per aneurisma ma ospedale non permette alla compagna di vederla. E il tribunale chiude il caso
Ad una donna lesbica, a cui è stato impedito di visitare la propria compagna in fin di vita e che aveva denunciato la struttura sanitaria, il tribunale ha chiuso il caso presentatogli. Janice Langbehn ha citato il Jacskon Memorial Hospital, a Miami, per non averle permesso di vedere Lisa Pond (a destra, nella foto), 39enne, sua compagna da ben 17 anni. La donna è stata vittima di un fatale aneurisma al cervello, il 18 febbraio 2007. E Janice ha dichiarato che un assistente non le ha voluto concedere l'autorizzazione per vedere la partner, morta poi da sola il giorno dopo.

La coppia, che ha inoltre tre figli adottivi, era in vacanza ai Caraibi, in una crociera gay-friendly, quando la Pond si è sentita male. La Langbehn e i bambini non sono potuti entrare per restare accanto a Lisa, nelle sue ultime ore di vita, e i funzionari dell'ospedale, da quanto racconta, le hanno ricordato che si trovava in una città e in uno stato anti-gay.

Dopo aver atteso ben 8 ore, a Janice è stato concesso di entrare solo per 5 minuti, mentre un prete le dava l'estrema unzione. Da qui, la decisione di intentare una causa contro l'ospedale. Ma il Tribunale per il distretto sud della Florida deciso di chiudere il caso, dal momento che l'ospedale non ha nessun obbligo nel permettere ai visitatori di poter incontrare i propri pazienti. Infine, non c'è stato alcuna costrizione nel provvedere alle famiglie dei pazienti o visitatori con accesso a ricoverati nell'unita traumatologica. Il tribunale ha però concesso alla famiglia Langbehn-Pond di rivedere la decisione e di considerare tutte le opzioni legali.

Beth Littrell, avvocato, ha dichiarato:

"La decisione della corte offre un quadro infinitamente tragico di quanto siano vulnerabili le coppie dello stesso sesso e di come le loro famiglie siano in tempi di dura crisi. Noi tutti speriamo che il coraggio di Janice nel cercare giustizia per la sua famiglia, in questo caso, permetta di far comprendere meglio alla gente quanto costi e sia faticoso lottare contro la discriminazione gay. Queste sono cose che non dovrebbe mai accadere. Mai e a nessuno."

Di fronte a queste notizie, personalmente, mi si stringe il cuore. Non vuole essere retorica, ma il pensiero di qualcuno a cui viene volontariamente impedito di poter stare accanto alla persona che ama (e ha amato da ben 17 anni) nelle ultime ore di vita che le restano... è qualcosa di straziante. Che l'amata fosse dall'altra parte del muro, del vetro, della corsia, non ha importanza: rimane la realtà dei fatti. Di un abbraccio e di un bacio che sono arrivati troppo tardi, di un addio che non è riuscita a dare in tempo. E di tre bambini che non hanno potuto vedere la loro madre, per l'ultima volta, prima che se ne andasse. Purtroppo, per sempre.

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