E se fossimo noi gli omofobi? Riflessioni movimentiste e di strada


Probabilmente ci sono dei sottintesi che non comprendiamo. Probabilmente il serrato dibattito sulle tante questioni ancora aperte dei e sui movimenti, e del popolo glbtq, ha sedotto qualcuno ma ha reso confusione e stigma tra quanti si proponevano principi di difesa collettiva e si son ritrovati a combattere battaglie solitarie e personali. I recenti fatti di omofobia sono stati trattati e maltrattati dalla politica e da noi stessi, convinti di avere certezze assolute o presi da un insano egoismo e dalla certezza che certe cose capitano agli altri, perché mai preoccuparsi e mobilitarsi?

L'Italia politica delle promesse e delle convenzionali esecrazioni sugli attacchi omofobi, nell'isteria collettiva, tanto di moda oggi, sa certificare un giorno la propria volontà di intervento per dubitarne pubblicamente il giorno dopo. Premier docet! I politici che governano e quelli che stanno all'opposizione, salvo qualche pregevole distinzione e fatto salvo il magnifico impegno parlamentare di Anna Paola Concia, non sembrano avere intenzioni e attenzioni verso i propri cittadini glbtq.

Non è solo questioni di chiese, di diktat prelateschi. Anche ma non solo! Una certa politica si esercita da tempo al gioco delle distinzioni sui diritti; alimenta in chi li ascolta la frammentazione movimentista omosessuale; riescono a dare credito e discredito, a secondo delle convenienze, su temi caldi come il matrimonio, le adozioni, la stessa lotta all'omofobia. E in questo gioco al massacro, si compiacciono pure singoli, qualche sigla movimentista e chi combatte per una visibilita personale a marchio omosessuale.

Capita di sentire acrimonia di singoli omosessuali, che accusano le associazioni, senza magari, aver mai messo piede e lavorato per altri omosessuali in una sede. Arcigay stessa messa da mesi sul rogo, con tutti i suoi peccati mortali e veniali, ma pur sempre un'associazione di difesa e tutela glbtq, qualcuno intende farla sparire per rendere più franoso il terreno, per ergersi a nuovo simbolo e difensore unico delle rivendicazioni civili glbtq. Le cose si cambiano, non si distruggono! Senza capire che distruggeremmo un patrimonio collettivo. Chi fa dire a Diaco che Arcigay è un'associazione del puro divertimento? Che lezioni saccenti da un eterosessuale che frequenta l'omosessualità per meglio disprezzarla?
In un recente articolo su "Il Corriere di Gela", Marco Da Dio, scrive a buona ragione:

"L'omofobia è il virus dei nostri tempi, e la paura del "diverso" si concretizza in una società che non è disposta ad accettare a comprendere la sofferenza di chi vive già ai margini. La discriminazione e l'esclusione completano il quadro con la messa in atto di comportamenti biasimevoli, quali insulti, minacce, percosse. (...) Educare la gente a superare certi pregiudizi e una rigidità mentale oppressiva potrebbe essere comunque il primo passo utile per combattere la pressione omofobia, radicata in un insano razzismo socio-ambientale che porta con se i semi del disprezzo e dell'intolleranza".

Partire dall'approvazione del disegno di legge Concia-Di Pietro per contrastare, codice penale alla mano, l'omofobia, potrà voler dire aprire seriamente una nuova prospettiva di dialogo anche sui diritti alle coppie di fatto e, seppur ancora più difficile, sulle adozioni o quanto meno pensare ai tanti che vivono in famiglie omoparentali.
La nostra attuale destra non è una destra europea. Vale anche per l'opposizione; vale anche per noi stessi e per l'associazionismo. In tutta questa girandola di frenesia e isterismo, sono proprio i movimenti e i singoli glbtq a doversi fare protagonisti. Senza assolutismo, senza sicumera e senza intolleranza per chi ha dubbi e non sa capire diritti inalienabili. Le guerre, da sempre, qualche volta necessitano di armistizi e trattative, e dialogo. Dobbiamo dialogare con tutti, incapaci, come è nelle cose, di arrivare a risultati con la sola nostra forza e dedizione. Se poi questo silenzio legislativo si fa mastino, allora c'è davvero di che preoccuparsi e l'Europa non potrà esimersi dal far sentire la propria voce.

foto/lifeo81

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