Arcigay risponde al diciassettenne gay

Ecco la risposta ufficiale di Arcigay alle parole di delusione e amarezza del ragazzo che ha scritto a La Repubblica

Flavio Romani è il nuovo presidente nazionale di Arcigay

Davide è il nome del ragazzo diciassettenne che ha scritto al quotidiano La Repubblica. Ieri vi abbiamo riportato parte della lettera, oggi a rispondere, sul sito ufficiale, è proprio Arcigay, in una missiva pubblica scritta dal Presidente Flavio Romani. Dopo aver ricordato il pensiero sempre aperto e di affetto di Don Gallo, scomparso pochi giorni fa, invita il giovane a non vergognarsi, anzi, ad essere fiero:

"Non c’è nulla di sbagliato in te, né c’è in te nulla da riparare, come vorrebbero farti credere tanti falsi terapeuti, subdoli divulgatori dello stesso odio del suicida francese.

Caro Davide, sei stato fortunato a nascere gay.

Così come sono fortunate tutte le persone omosessuali, bisessuali e trans, tutte portatrici di una diversità rispetto alla maggioranza che arricchisce e rende migliore la società in cui viviamo. E di questo devi essere orgoglioso. La nostra sfortuna sta semmai nel vivere in un paese che si rifiuta di capire la bellezza dell’amore anche quando questo amore è fra due uomini o due donne"

C'è una visione più positiva dell'Italia, un paese che pare migliorato rispetto ad anni fa:

"Ti posso però dare una buona notizia, nonostante vaste sacche di intolleranza l’Italia è molto meglio di quanto possa sembrare: certamente più accogliente e inclusiva di dieci o venti anni fa.

A restare ostinatamente sorda e ottusa è solo la classe politica che ci governa. Una classe politica incapace di vedere il carico di sofferenza che tu hai messo nella tua lettera, la stessa sofferenza di milioni di altre persone in questo paese, e che verrebbe attenuata se solo si percepissero segnali concreti da parte delle istituzioni. Una legge contro l’omofobia e una azione culturale e sociale adeguata contro le discriminazioni non è chiedere la luna, ma è cercare di portare anche il nostro paese fra i paesi civili."

Infine, l'invito a non arrendersi, a lottare, a cercare quella felicità che ognuno di noi si merita:

"Su una cosa ti sbagli. Non devi chiedere commiserazione o carità cristiana. Devi esigere a gran voce dignità e rispetto. E uguaglianza nei diritti. A cominciare dal diritto di sposare la persona che ami e con cui vuoi vivere per la vita. Anche facendo nascere o crescere dei figli, perché ne hai la capacità, non meno di quanto ce l’abbiano le persone eterosessuali.

Caro Davide, devi essere fiero di ciò che sei, ti auguro di trovare in te stesso la forza per urlarlo al mondo, e per reclamare i tuoi diritti a viso aperto e a testa alta. Sappi che non sei solo in questa lotta per un mondo migliore, che renderà più felice la tua vita e la vita di milioni di gay, lesbiche e trans italiani."

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