Parla Dino, il ragazzo aggredito al Gay Village. E intanto "Svastichella" dichiara: "Non ho nulla contro i gay, anzi ho tanti amici omosessuali"


Parla Dino, il ragazzo aggredito al Gay Village. E intanto "Svastichella" dichiara: "Non ho nulla contro i gay, anzi ho tanti amici omosessuali" Dopo alcuni giorni dal ferimento di fronte al Gay Village, parla Dino, il ragazzo ancora ricoverato all'ospedale San'Eugenio. E lo fa rivolgendosi direttamente al suo aggressore:

"Mi hai rovinato la vita, hai lasciato un segno indelebile: non per la cicatrice ma per lo choc che non so quando supererò e per l'occasione che avevo di un lavoro e che adesso ho perso. Ero venuto a Roma per vivere la mia omosessualità in modo libero e senza timori invece ho dovuto ricredermi. È da un anno che il clima si è fatto più pesante e non pensavo di diventarne protagonista in questo modo: di notte avevo paura che il mio aggressore scappasse e venisse a cercarmi in ospedale"

Lui è stato ferito con coltellate profonde a tal punto da bucargli un polmone. Il suo fidanzato, Giuseppe, 44 anni e informatico in Spagna, è stato invece colpito da una bottigliata in testa. Dino riesce a respirare a fatica, respirando e inspirando brevemente. E, oltre a parlare dell'incendio al Qube di cui è venuto a conoscenza, parla anche di un dettaglio della sua vita, molto personale.

"Non so se riuscirò a rimanere a Roma. A settembre avrei dovuto ottenere un lavoro come parrucchiere ma adesso non lo avrò più perché non so ancora quando riuscirò a rimettermi. Tornerò nel mio paese nei prossimi giorni per essere ancora assistito. Ero stato anche invitato al Gay Village per l'ultima serata, il 12 settembre, ma non ci tornerò perché sarebbe come rivivere un incubo in quello stesso posto dove sono stato accoltellato. Mi sono sentito un rifiuto dell'umanità fortunatamente c'erano degli amici altrimenti sarei rimasto a terra nel sangue. Perfino un venditore ambulante di panini che era lì fuori si è rifiutato di aiutarmi, dicendo: "Toglietemelo di torno". Spero solo che adesso questa persona arrestata rimanga in carcere per più tempo possibile. Oltre all'aggressione subita l'ultima cosa che avrebbero voluto i miei genitori era che si venisse a sapere che sono omosessuale.È impressionante che a distanza di poche ore dall'arresto del mio aggressore ci si sia stato un incendio in un locale gay a Roma. C'è bisogno di un piano di sicurezza."

E infine, sull'intervento del sindaco di Roma, si esprime così:

"Adesso mi aspetto che venga approvata la legge sull'omofobia. Sono felice che il sindaco Alemanno si sia mobilitato, ma doveva fare di più prima."

L'aggressore, soprannominato "Svastichella", ha un certificato di seminfermità mentale che potrebbe anche evitargli la dura condanna al carcere. L'uomo dichiara:

"Non ho nulla contro i gay, anzi ho molti amici omosessuali. Ma quei due non si stavano solo abbracciando e si scambiavano effusioni piuttosto esplicite in pubblico"

Alessandro Sardelli, questo il vero nome del criminale, che quella sera era in compagnia della fidanzata e di alcuni amici, non sembra affatto essersi pentito. Accusato di tentato omicidio e di lesioni gravi è stato riconosciuto e accusato da cinque testimoni, presenti sul luogo della sanguinosa aggressione. La speranza di una condanna è alta ma il timore che quel certificato possa significare il "lasciapassare" per un pregiudicato, già nei tempi passati accusato di droga, aggressioni e piccoli furti, mi intimorisce e non poco. E, certificato a parte, nelle sue parole si legge la follia (lucida) di un uomo che finge di essere tollerante e di non avere, in teoria, nulla contro i gay: a condizione che non agiscano e osino baciarsi davanti a lui, nella pratica.

Fonte | IlTempo
Fonte | UnioneSarda

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