Festa PD 2009: nemmeno un angolino per i gay

Festa Democratica 2009: nemmeno un angolino per i gay

Inizia oggi a Genova la Festa Democratica, cioè la festa nazionale del PD, che andrà avanti fino al 6 settembre. A differenza degli altri anni non ci sarà nemmeno uno spazio dedicato alla comunità gay. Lo denunciano Paola Concia e Andrea Benedino sulle pagine de L'Unità.

Per anni, prima nei DS e più recentemente nel PD, ci abbiamo pensato noi. Ogni anno, in occasione delle Feste Nazionali abbiamo organizzato dibattiti e assemblee per costringere il nostro partito a confrontarsi con le tematiche lgbt, con le nostre battaglie e le nostre speranze. Per anni abbiamo supplicato, con alterne fortune, i più autorevoli dirigenti nazionali a intervenire in questi momenti e in alcuni casi le Feste sono state un importante momento per lanciare iniziative e proposte politiche. Per questa volta non abbiamo voluto occuparcene. Così, per vedere l’effetto che fa, come direbbe Jannacci. Perché, infatti, dobbiamo essere sempre noi attraverso i nostri corpi a ricordare al nostro partito l’esistenza degli omosessuali?

Invece nulla. Non si è nemmeno preso in considerazione che lo scorso giugno a Genova si è tenuto un Pride Nazionale che ha coinvolto moltissime persone ed è stato un momento importante per la comunità glbtqqi italiana.

E invece nulla, solo un impenetrabile muro di silenzio e di imbarazzi. Quasi fossimo di fronte a un processo di rimozione collettiva di questioni scomode, difficili, che è bene non discutere e affrontare. Temi come la lotta contro l’omofobia, i diritti delle coppie gay, l’omogenitorialità non possono essere delegati in via esclusiva ai diretti interessati, ma devono necessariamente, a parer nostro, investire tutto il partito. Lo stesso tema della “laicità”, urlato a gran voce da tutti i candidati segretari per far scattare gli applausi alle assemblee, non può essere relegato in un unico, seppur meritevole, tra gli innumerevoli dibattiti della Festa.

Amara e realista la conclusione di Concia e Benedino:

Questo silenzio non può più essere tollerato, anche se purtroppo rischia di darci la misura del dibattito congressuale che ci attende.

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