Konstantinos Kavafis e l’esaltazione dell’amore omosessuale

Centocinquanta anni fa nasceva ad Alessandria d’Egitto Konstantinos Kavafis, uno dei più grandi poeti moderni.

Konstantinos Kavafis

Konstantinos Kavafis è, senza dubbio, uno dei più grandi poeti moderni. Nacque il 29 aprile 1863 ad Alessandria d'Egitto "in una casa della via Cherif", come ebbe a scrivere in un appunto autobiografico.

Morì sempre il 29 aprile e sempre ad Alessandria d’Egitto nel 1933. Nelle sue poesie, edite per lo più postume, Kavafis cantava con accenti di commossa esaltazione l’amore omosessuale, vagheggiato e posseduto nel corpo “memorabile” dei giovani uomini.

Splendida questo testo dal titolo Una notte che ricorda l’ebbrezza di una notte d’amore dopo tanti anni:

La stanza era povera e volgare
nascosta sopra una taverna infima.
Dalla finestra si vedeva il vicolo
stretto e sporco. Da sotto
venivano le voci di operai
che giocavano a carte, si divertivano anche.
E là, su un lettuccio da poco prezzo
ebbi il corpo dell’amore, ebbi le labbra
voluttuose e rosee dell’ebbrezza –
rosee di una tale ebbrezza, che anche ora
che scrivo, dopo tanti anni!
m’inebrio nella mia casa deserta.

E che dire di quest’altra dal titolo Nelle taverne che, rammentando gli amori con un giovane stupendo, permette di superare i difficili momenti presenti?

Nelle taverne di Beirut e nei bordelli
mi avvilisco. Io non volevo
restare ad Alessandria. Tamide mi ha piantato
che andò col figlio dell’eparco
per una villa sul Nilo e in città un palazzo.
Non potevo restare ad Alessandria. –
Nelle taverne di Beirut e nei bordelli
mi avvilisco. A capofitto
nel vizio, vivo abbietto. Solo mi salva
come un profumo intatto sul mio corpo
come un’eroica presenza il Tamide tutto mio
il giovane stupendo per due anni goduto
tutto mio, senza casa né villa sul Nilo.

Trovo molto intensa quella dal titolo Sulla soglia del caffé, in cui il poeta descrive lo stupore di trovarsi all'improvviso dinanzi il suo ideale di bellezza:

Accanto, dissero qualcosa: attento
mi rivolsi alla soglia del caffè.
E vidi, allora, lo stupendo corpo,
dove di sé faceva maggior prova Amore:
vi plasmava gioioso acconce membra,
innalzava, scolpita, la persona,
con emozione vi plasmava il viso,
del suo tratto lasciando come un arcano senso
sulla fronte, sugli occhi, sulla bocca.

Il suo corpus poetico è composto da centocinquantaquattro liriche: l'occasione del duplice anniversario odierno potrebbe essere ideale per leggerlo.

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