Vladimir Nikolayevich Lamsdorf, il ministro "Madame"

Ministro degli esteri di Nicola II, il conte Vladimir Nikolayevich Lamsdorf fu spesso oggetto di chiacchiere e pettegolezzi al vetriolo.

Vladimir Nikolayevich Lamsdorf

Vladimir Nikolayevich Lamsdorf (1845-1907) trascorse i suoi ultimi anni di vita in Italia, sulla riviera ligure, lontano dagli intrighi di quella corte russa dove la sua stella, prima di alto diplomatico, poi di ministro degli esteri, durante la devastante guerra russo-giapponese, aveva brillato a lungo, alimentando inevitabilmente invidie e pettegolezzi. Rancori e desideri di rivalsa.

Sia a Mosca che a Pietroburgo del resto, le voci sulla sua omosessualità erano più che un sussurro; colleghi e rivali scrivevano, velenosissimi, in lettere e diari privati (primo fra tutti quello di Suvorin, celebre giornalista ed editore che tanto avrebbe influenzato i destini della Russia zarista) di come lo zar chiamasse scherzosamente il conte Madame e favorisse l’ascesa del suo amante, l’aitante Savitsky. Un covo di vipere che non risparmiava niente e nessuno. Tuttavia il conte Lamsdorf, uomo dai modi severi ma eleganti, sapeva difendersi egregiamente dai tanti nemici.

Intransigente ma non cieco, Lamsdorf coltivò fino alla fine del mandato la sua visione politica che voleva una Russia svincolata da alleanze troppo strette e soffocanti, in grado di mantenersi equidistante sia dalla Germania che dall’Inghilterra. Una volta perso il suo prestigioso incarico, il ministro si ritirò, molto discretamente, a vivere a Sanremo, allora gettonatissimo ritrovo mondano di espatriati e ricchi malati in cerca di una speranza o magari anche solo di una piccola, grande illusione.

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