Cina gay: intervista a Mario Fortunato, curatore di Beijing story

Copertina del libro Beijing StoryÈ da qualche giorno in libreria Beijing story (ne abbiamo parlato già qui) in cui si raccontano vite e amori gay a Pechino, pubblicato in Italia dalle edizioni Nottetempo con la traduzione di Lucia Regola e la cura di Mario Fortunato. Il libro è interessante anche se risente molto del periodo in cui è stato scritto. Nel 2001 Stanley Qwan ha tratto un film – Lan Yu – vietato ai minori di diciotto anni in Italia. Abbiamo intervistato il curatore, Mario Fortunato, che ci fornisce qualche elemento per addentrarci meglio in questo romanzo.

Beijing story nasce come testo per il web e poi diventa un film. Come è nata la scelta di pubblicarlo in cartaceo in italiano?
L’idea è nata per caso, come talvolta accade. Il film è stato visto a Parigi. Da lì è venuta la curiosità di leggere il testo da cui la pellicola è tratta. E il testo, per la sua bellezza, ha convinto alla pubblicazione.

C'è molto sesso – sia gay che etero – in questo libro: un modo per accalappiare l'attenzione del lettore o un elemento essenziale per il racconto?
Ho scritto nella nota finale al libro che Beijing story è ben lungi, con tutto il rispetto, dall’essere un romanzo erotico. Il sesso qui ha una pura funzione fàtica: l’autore non fa che chiederci attenzione, ma ciò che vuole comunicare non è la bellezza o la forza dell’eros omosessuale, bensì la fragilità e la contraddittorietà dei sentimenti che talvolta esso scatena. Non bisogna poi dimenticare che la società cinese di ieri e di oggi è una società sostanzialmente dominata da una rigida morale comunista e puritana: quello che in Occidente potrebbe apparire un argomento per “accalappiare lettori”, come dice lei, da quelle parti risulta al contrario un soggetto di dirompente anticonformismo, utile a scardinare la morale corrente, ma anche molto pericoloso. Così pericoloso da costringere l’autore all’anonimato.

Quale parte del libro le è piaciuta di più e quale di meno? A me, personalmente, l'idea che tutto si possa acquistare mi pare un po' troppo onnipresente...
I romanzi non vanno giudicati, a mio parere, a pezzi e bocconi. Chi scrive non lo fa per dimostrare questo o quello. Scrive per necessità, come ogni artista. Pensi ad autori come Balzac o Fitzgerald: in loro, la forza che il denaro e la ricchezza assumono ha il valore di una metafora pervasiva dentro cui si raccoglie il senso stesso (o il nonsenso) dell’intera esistenza. Voglio dire che in un romanzo – cioè in un’opera d’arte – non si possono applicare categorie di interpretazione di tipo sociologico. D’altro lato potrei dire che forse è proprio questo uno degli obiettivi polemici del romanzo: indicare come, nella società cinese, si sia passati dalla logica collettivistica alla più vieta adesione ai valori capitalistici, secondo i quali tutto si compra perché tutto è in vendita. Anche il corpo. Anche l’anima.

Com'è cambiata la situazione dei gay oggi in Cina rispetto a quando è stato scritto il libro?
Non sono un sinologo e di conseguenza non ho idea di come le cose siano cambiate oggi in Cina, rispetto all’omosessualità. Mi auguro che la società e il costume siano divenuti più aperti e democratici. Ma non mi farei troppe illusioni su di un Paese che continua a essere profondamente illiberale. Pensi alla questione del Tibet.

Alle spalle del libro si potrebbe vedere Maurice di Forster: amore segreto fra uomini, amore scandaloso, amore che non può continuare, amore patologico... Quali sono, secondo lei, i testi che potrebbero aiutare a capire meglio questo romanzo?
I temi che il libro affronta e racconta sono direi tipici di gran parte della letteratura di contenuto omosessuale del secondo Ottocento e del primo Novecento. Lei cita giustamente Maurice di Forster. Ma pensi a Saba e Pasolini, a Proust, Wilde, Gide, Mishima, Baldwin, per citare qualcuno. È solo dalla fine del Novecento che l’omosessualità viene raccontata in letteratura come elemento naturale.

Ringraziando Mario Fortunato, ricordiamo che lo stesso autore – l'anonimo Tongzhi, che oggi indica i gay in genere – ha pubblicato in rete un altro romanzo Huizi che testimonia la sua maturazione.

Mi stavo sempre più convincendo che la mia storia con Lan Yu era assurda, fuori di ogni logica. Mi era perfino balenata l'idea di essermi innamorato. Non potevo essere così folle da provare amore per un uomo. Avevo la certezza di essere una persona perfettamente normale. Solo che mi piaceva provare modi differenti di divertirsi. Comunque ormai era acqua passata. Avevo fatto bene a lasciarlo. Mi ero fermato giusto sull'orlo del precipizio. Era stato meglio per me, ma anche per lui. Eppure non potevo impedirmi di pensare a lui (pag. 64)

Tongzhi
Beijing story
a cura di Mario Fortunato; traduzione di Lucia Regola
Nottetempo 2009
pp. 257, euro 16,00

  • shares
  • Mail