Luigi Settembrini, il patriota italiano che cantò l’amore tra gli uomini

Oggi è il duecentesimo compleanno di Luigi Settembrini, considerato uno dei patri della Patria. Tra le sue opere si trova il gustosissimo romanzo breve I Neoplatonici che racconta con dovizia di particolari l’amore fra uomini.

Luigi Settembrini, il patriota italiano che cantò l’amore tra gli uominiDuecento anni fa nasceva a Napoli Luigi Settembrini, scrittore e patriota italiano, senatore del Regno, docente di letteratura italiana a Bologna e poi a Napoli dove divenne anche rettore magnifico.

Come rivoluzionario venne incarcerato e mentre si trovava nelle regie prigioni scrisse un libretto dal titolo I Neoplatonici in cui racconta di due ragazzi dell’antica Grecia, Callicle e Doro, che si amano. Fece passare il testo come una sua traduzione da un originale greco di Aristeo di Megara. Questo l’avvertimento che lo stesso Settembrini pose prima del testo;

I Neoplatonici di Aristeo di Megara è una di quelle favole milesie, di cui i delicatissimi Elleni tanto si dilettavano. È un racconto osceno sino a la metà, ma è una opera d’arte; e perché bella opera d’arte è tradotta in italiano. Noi uomini moderni abbiamo tutti i vizi degli antichi Elleni, e forse anche più e maggiori, ma li nascondiamo non so se per pudore o per ipocrisia: quelli non nascondevano nulla, ed abbellivano con l’arte anche i vizi. Uno dei caratteri principali dell’Arte greca è questo che ella non è ipocrita, non nasconde nulla, rappresenta l’uomo nudo qual’è, anche con le sue vergogne. I moralisti potranno biasimare questo racconto, gli artisti se ne compiaceranno certamente, e diranno che l’arte fa bella ogni cosa. E da questo racconto ancora si vede come sia antica l’opinione di alcuni discreti uomini, i quali credono che l’amor platonico non sia amore purissimo e scevro di ogni sensualità, come alcuni furbi han dato ad intendere per nascondere i loro amori maschili. E di questo volevo avvertire coloro che leggeranno.

Il testo venne ritenuto scandaloso: Benedetto Croce ne ostacolò la pubblicazione perché “lubrico e malsano […] errore letterario del Venerato Maestro, martire patriottico dei Borbone”. Di fatto I Neoplatonici vennero pubblicati solo nel 1977, cento e uno anni dopo la morte dell’autore.

Dicevamo che la storia racconta di Callicle e Doro che:

Nelle feste degli Dei essi apparivano i più vistosi nel coro dei giovinetti, e a loro due si volgevano gli occhi di tutte le fanciulle che formavano l’altro coro: e tutti dicevano che i figliuoli di Femio erano i più belli garzoni della città. Un giorno dopo una processione Callicle disse: Hai veduto, o Doro, con che occhi d’amore guardavano te e me quelle vergini che andavano innanzi a le altre, e più vicine alla statua della Dea? - Sì, sono belle quelle vergini, rispose Doro, ed hanno begli occhi e belle chiome d’oro. E Callicle: Ma sono più belli gli occhi tuoi: e glieli baciò. E Doro baciando lui: E questi tuoi capelli che ti scendono come appio, sono più belli delle loro trecce! quanto sei bello, o Callicle, amico mio! - Quanto sei bello tu, o Doro, o Doro mio. - E così dicendo si abbracciarono, si strinsero, e congiungendo le loro bocche si diedero un lungo bacio, e sospirarono.

E continua Settembrini:

E Doro disse: Io sento, o Callicle, che t’amo con un nuovo ardore, e maggiore di quello che ho sentito sinora. E credo sia quell’amore che secondo il divino Platone, gli Dei mettono nel petto soltanto dei savi, quell’amore che nutrisce la sapienza e la purifica, che unisce e rende prodi i giovani guerrieri. Sì, o Doro, disse Callicle: io non amo che te, e più forte di prima, e credo che sia nato in noi questo amore platonico. Godiamone ora che ne è tempo.

Luigi Settembrini non risparmia i particolari e le emozioni della prima volta:

Quando i due giovinetti giacevano insieme abbracciati parevano due medinni di fior di farina. Erano i loro corpi bianchissimi e sparsi di color di rosa, e lucenti, e mandavano fresco odore di giovinezza, ed erano sempre tersi per lavacro. Si guardavano l’un l’altro, si carezzavano, si palpavano in tutte le parti della persona, si baciavano negli occhi, e nella faccia, e nel petto, e nel ventre, e nelle cosce, e nei piedi che parevano d’argento: poi si stringevano forte e si avviticchiavano, e uno metteva la lingua nella bocca dell’altro, e così suggevano il nettare degli Dei, e stavano lungo tempo a suggere quel nettare: ed ogni tanto smettevano un po’ e sorridevano, e si chiamavano a nome, e poi nuovamente a stringere il petto al petto e suggere quella dolcezza. E non contenti di stringersi così petto a petto, l’uno abbracciava l’altro a le spalle, e tentava di entrare fra le belle mele, ma l’altro aveva dolore, e quei si ritraeva per non dare dolore al suo diletto. Più volte ora l’uno, ora l’altro tentarono questo giuoco, ma nessuno dei due riuscì; in fine Doro si levò e disse: Un Dio mi suggerisce un espediente. E preso un vasello di purissimo olio biondo come ambra, soggiunse: Ungiamo con quest’olio la chiave e la toppa, e tentiamo, ché forse riusciremo ad aprire. Unsero bene e la chiave e la toppa, e così Doro senza molta fatica sua e senza molta noia di Callicle entrò vittorioso: a lo stesso modo entrò Callicle ed ebbe una simile vittoria; e così furono contenti tutti e due e goderono il primo frutto del loro amore.

Con il passare del tempo Callicle e Doro crescono, si sposano con delle donne, ma…

I due amici non più seguirono Platone, che vuole la comunione della donna, ma vollero seguire le leggi della loro patria e seguire amore: e ciascuno d’essi amò ed onorò la donna sua. Pure, essi si amarono sempre tra loro, e sino alla vecchiezza di tanto in tanto per qualche occasione trovandosi nel medesimo letto confondevano i piedi e si abbracciavano come nei primi anni della loro giovinezza.

Il testo de I Neoplatonici è disponibile gratuitamente su Wikisource: leggetelo per onorare il padre della Patria Luigi Settembrini!

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