Luca Di Tolve ribadisce ancora: Ero gay

Luca Di Tolve torna a far discutere per il suo ultimo libro dal titolo: “Ero gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso”. Si continua a far credere che l'omosessualità sia una malattia dalla quale si possa guarire.

Luca Di Tolve, Ero gaySi legge nell'homepage del sito di Luca Di Tolve, a proposito della sua ultima fatica letteraria Ero gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso:

Se dovessi sintetizzare l’esperienza dell’omosessualità direi che è una trappola... Medjugorje mi ha cambiato in profondità e finalmente mi sento realizzato e pienamente felice.

Forse quando dice "ero", prende le distanze da sesso sfrenato, darkroom, prostituzione, droga e cruising. Ovvero dalla sua idea, limitata, personale e parziale, di identità gay.

Forte di questo, Luca Di Tolve (di cui  il cantante Povia ha il merito/demerito, di aver reso pubbliche le gesta, nel testo sanremese Luca era gay e adesso sta con lei) continua imperterrito a metterci a conoscenza del suo processo di emendamento dall'omosessualità. Orientamento sessuale che lui, evidentemente, dopo anni di lotte e studi, fa coincidere con peccato e perversione.

Visto in quest'ottica, trattasi di travaglio interiore che, a mio modesto avviso è da considerare irrilevante (dove sta la malvagità da condonare nell'essere gay?) mediaticamente e perversamente (sì qui ci sta) avallato da una tivvù caciarona, perbenista, doppiomoralista, dà in pasto all'editoria il suo ennesimo frutto di pentimento edito da Piemme Ero gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso.

Ora, con tutto quel che avviene nel mondo, trovo persino offensivo, da cattolica non praticante, scomodare santi e la Madonna in persona (che pare sia apparsa a Di Tolve, lui stesso scrive: faccia a faccia con Padre Pio e poi con la Vergine Maria, che mi ha trafitto il cuore a Medjugorje), per intervenire e addirittura "salvare" da fattori biologico, genetico, naturale come l'orientamento gay.

Non metto in dubbio che Di Tolve abbia avuto una sua sofferenza interiore - l'abbandono da parte del padre, la sieropositività, la mancanza di punti di riferimento, amici morti suicidi- che pur necessitando di una  sublimazione - Di Tolve adesso è sereno, sposato felicemente - mi pare, però, indirizzi molto male, criminalizzando apertamente un aspetto della sessualità che ha tutto il diritto di esserci, così come gli altri.

Che, nello scritto, pare diventi quasi una scusa di infelicità.

Nessuno lo ha costretto a scegliere, malgrado racconti che la madre lo vestiva spesso da bambina e lui ha preso i modi dell'unico genitore.

Se non ci si può appellare al buon senso, Di Tolve almeno si appelli agli studi scientifici che dimostrano il contrario.

Un sacco di madri single, o abbandonate dai mariti, non hanno figli gay, ed è valido anche il contrario: un sacco di genitori etero perfettamente accoppiati hanno figli gay. Sempre considerato il suo punto di vista, cioè che tutto questo debba costituire un problema, di cui abbisogna cercare una causa o una ragione.

Poniamo il caso: il Luca in questione ha vissuto un passato costellato da esperienze omosessuali, ha pensato che, per lui, questo era fonte di disagio, ha cambiato. Ok. Ma perché demonizzare l'omosessualità persino in un titolo Ero gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso? Puntare il dito? Con chi ce l'ha? E perché?

L'esposizione rischia di danneggiare lui - accanimento e una tendenza a colpevolizzare che non sono proprie dello spirito caritatevole cattolico -  e chi, soprattutto, tenta, a volte con fatica, di riappropriarsi o semplicemente di capire e accettare la propria identità con naturalezza, il proprio amore per una persona dello stesso sesso.

Un ragazz* giovane, per esempio. Lo spirito mistico di Di Tolve non mi pare se ne curi. Ma basta farsene in fretta una ragione.

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