Beauford Delaney, il pittore della solitudine

Nonostante un talento straordinario, Beauford Delaney rimane ancora oggi un pittore poco conosciuto. La sua arte pur elogiata dai più grandi critici d’ America non ha ancora ricevuto l’attenzione che merita. Il riconoscimento che gli spetterebbe di diritto.

Beauford Delaney

Vi sono vite e talenti che per misteriosi ragioni sembrano scontrarsi, dal primo vagito all’ultimo respiro, con astri caparbi e inspiegabilmente ostili. Questo è sicuramente il caso di Delaney (1901-1979), figura di spicco della tanto celebrata Harlem Renaissance, ma che morì quasi dimenticato in un manicomio di Parigi sul finire degli anni settanta.

Arrivato a New York in piena depressione, Beauford Delaney strinse amicizia con artisti importanti come James Baldwin e Georgia O'Keeffe, diventando anche una figura di primo piano della gay scene di quegli anni. Eppure ci dicono i biografi, il pittore a causa del sua fede religiosa non seppe mai accettare appieno la sua sessualità, tentando anzi di nasconderla a parenti ed amici. I suoi dipinti di quegli anni così difficili ci mostrano spesso un mondo di emarginati, di uomini desolatamente raccolti attorno ad un fuoco, ma intimamente isolati dalla società. Dal mondo che li circonda.

Negli anni Cinquanta nel tentativo di rigenerarsi, il pittore lasciò l’America per Parigi, avvicinandosi così ad una pittura più astratta che rompeva con il figurativismo che aveva caratterizzato la sua arte fino a quel momento. Nella capitale francese la sua salute mentale tuttavia cominciò a deteriorare, a causa forse anche dell’uso smodato di alcolici. Il ricovero al Saint Anne fu allora inevitabile e la discesa nella pazzia inarrestabile.

  • shares
  • Mail