Ma a Mourinho non piacciono le conversazioni fra gay?


Che il calcio nostrano sia portentosamente macho, è cosa risaputa. A qualcuno, forse per stare all'altezza (o alla bassezza) della sua maschia virilità, è scappato in passato qualche frase "deliziosamente omofoba"; altri, più monocordi, hanno gridato che gay nel calcio non ne esistono o, quanto meno, a loro non risulta. In qualche maniera forse, viste tifoserie spesso grondanti di razzismo a più livelli, qualcuno difende se stesso e gli altri perché, comunque, il nostro calcio più che vincere deve essere virile, apparire come uno sport dove le diversità vagano inconsolate fuori dagli stadi.

Poco male, anche se una cosa come lo sport nasce più per avvicinare che non per allontanare; più per un senso corale di sfida tra gruppi di persone che non l'anticamera di certe, abbondanti odi0 e disprezzi tra tifoserie. Oggi, il giro vertiginoso di affari e soldi, di ingaggi e sponsor, hanno lasciato poco spazio alla competizione che per fortuna qualcuno riesce ancora a difendere seppur a fatica.

C'è un episodio che pare abbia toccato il tecnico dell'Inter, mr. Mourinho che, in tempi di acquisti e vendite di calciatori, ad una sibillina domanda di un giornalista su un suo possibile interesse per un giocatore biondo, ha risposto:

«Per me non conta se è moro, biondo o bianco, ma che serva alla squadra. Mi sembra una conversazione fra gay».

Ok, mister, la domanda non è di quella che fa saltare dalla sedia e neppure tanto sagace; ma scusi, che c'entrano le conversazioni fra gay? Forse che gli etero non parlano di donne allo stesso modo?

No, ha ragione, forse no. Spesso i nostri virili maschietti, più che del colore dei capelli, amano parlare delle donne in maniera alquanto sguaiata e molto fuori tono. E forse quel giornalista poteva fargli una domanda un po' più intelligente!

Foto/apesara

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