E se fosse un gay a guidare il PD?


Mi si conceda ancora di parlare di Maria Luisa Mazzarella, la studentessa aggredita da balordi il 23 giugno scorso in piazza Bellini a Napoli. Ieri, la giunta comunale di Sant'Arpino, ha deliberato all'unanimità di conferire alla ragazza la medaglia d'oro del comune, dichiarando indegna di una società civile l'aggressione ed esaltando il coraggio della "figlia della nostra terra aversana". Continuiamo a sperare che la studentessa, oltre alle medaglia, abbia la necessaria protezione per tornare a vivere tranquillamente.

Molti che seguono le vicende politiche nostrane, stanno assistendo in questi giorni alle convention per il futuro congresso che dovrà scegliere il nuovo segretario del PD, dopo la frana Veltroni e la successione ad interim di Dario Franceschini. Quando i giochi sembravano equilibrarsi tra lo stesso Franceschini e Bersani; ecco che qualche altra fronda si è mossa per far sentire la propria voce e magari vedere l'effetto esterno che riusciva a smuovere.

C'è stato, ad esempio, il senatore Ignazio Marino, l'uomo che si batté con coraggio sulla vicenda Englaro, che nei giorni scorsi fece ventilare l'idea di volersi candidare anch'egli alla guida del partito. Motivo? «Bisogna parlare di diritti negati di oggi. Delle coppie gay, della meritocrazia, degli immigrati». E con la Binetti, neppure un ticket? «Neanche morto- dice il chirurgo-senatore - sarebbe il modo migliore per non prendere nemmeno un voto».

Ora, di fronte al rincorrersi dei candidati alla segreteria Pd, che dovrebbe cercare di frenare la deriva berlusconiana, pare ci sia un "terzo" uomo che non milita nel Pd, che ha anzi creato un nuovo partito da poco; persona onesta, militante omosessuale da sconosciuto come da presidente della Regione Puglia: Nichi Vendola.

L'idea è venuta a Piero Sansonetti, ex direttore di "Liberazione", oggi direttore de "L'Altro" che in un editoriale ha scritto: «Chiediamo a Nichi di entrare direttamente nella contesa, di entrare nel Partito Democratico, realizzando così un gesto unitario che rompa il vecchio Pd walterdemocristiano e proponendosi come leader». Conoscendolo un pochino, credo che Nichi abbia sorriso con affetto alla provocazione di Sansonetti, e sia poi tornato ad i suoi fardelli quotidiani nel dirigere una Regione un po' in frambusto. Molti che gli sono vicini, hanno alzato le spalle e, sagacemente: "Non ci sono le condizioni per fare battaglia li dentro".

Però, magari cercando di sognare un pochino, chissà come sarebbe stato un Pd diretto da un militante apertamente omosessuale, che sì avrebbe dovuto mediare tante cose e tante questioni anche sulle libertà civili, ma che non gli si può negare a Nichi una certa onestà nel non contemplare baratti inaciditi con la Chiesa o con i clerical-politici alla Binetti. Può piacere o meno, Vendola ha la poesia della politica e la passione per la concretezza. Tanti ricordano, quando si candidò a dirigere la sua terra. Dissero che la sua omosessualità l'avrebbe ostacolato. Lui fece una campagna anche di libertà sessuali e sconfisse l'avversario.

Lasciando la vicenda Vendola e tornando alla realtà, oggi nel Pd c'è Paola Concia, Ivan Scalfarotto e ci sono, ahinoi, tanti, tantissimi burocrati, politici, militanti che delle battaglie omosessuali ne sentono così l'ardore della difesa da non parlarne o distrattamente citarle quasi all'epilogo dei loro discorsi. Chissà come andrà a finire!

Foto/PDnetwork

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