Appello di Certi Diritti e Gay.it per una medaglia alla ragazza che difese un gay a Napoli


Lo dico subito: non ho ancora firmato l'appello che Certi Diritti e il portale Gay.it hanno rivolto al presidente della Repubblica per medagliare al valor civile, Marialuisa, la ragazza 26enne che a tutt'oggi rischia di perdere un occhio per aver difeso l'amico gay. Credo che l'esempio di Marialuisa è poco conosciuto in Italia, minimamente praticato; anzi: in caso di violenze si sta a guardare o al massimo si fugge. Il coraggio, casomai, ci viene dopo, a mazzate ultimate e a lividi da guarire. Codardia, paura, meschinità? Fate voi! Non ho ancora firmato - ma credo lo farò dopo aver finito di scrivere qui - perché quella ragazza credo meriti di più di una medaglia; più di tutta la nostra riconoscenza e gratitudine. Credo che questo Paese ha troppe medaglie e poche sicurezze e ancor meno tutele legislative per gay, trans, lesbiche, bisex. Figurarsi per chi prende la difesa di gay, lesbiche, trans, bisex.

In verità, firmo perché comprendo che la mia rabbia e quella di altri, deve passare in secondo piano, non serve. Eppure è presente, viva. La difesa di Marialuisa è diventata un esempio per noi ma anche per chi non è come noi e non vive la quotidianità col rischio di essere presi e fatti carne da macello e di odio. Vorrei, in qualche modo, un Paese normale più della normalità; un posto chiamato Italia che si dichiari europeo nei diritti e nella sostanza dei diritti. Vorrei che gay, lesbiche, transessuali, bisessuali si facessero forza di persuasione, di battaglia, che prendessero il coraggio di gridare al vicino e al mondo della propria esistenza. Che non diventassero 300 mila o anche 500 mila in piazza per l'annula eraduno del Gay Pride; ma che a Napoli, a contestare la violenza conbtro Marialuisa, fossero stati un milione. Forse la politica delle medaglie non sarebbe stata necessaria perché sarebbe intervenuta la politica legislativa; la sacrosanta difesa degli individui e delle istituzioni che sempre dovrebbero difendere la vita altrui da qualsiasi atto di profanazione del corpo e della dignità. Marialuisa è stata profanata da loschi individui per aver difeso un gay. Se ne poteva stare buona, silente, e invece ha aperto la sua e altrui dignità e offerto il corpo al sacrificio della più intollerabile dissacrazione: la violenza. Non riusciamo più a tollerare che un gay sia migliore di noi, che una lesbica possa amare come amiamo noi gay, che un transessuale possa avere un'altra vita che non sia quella del marciapiede. Ci fiondiamo in discoteca con gli amici e se non troviamo carne da sesso, sembra che non ci sia tempo per nuove amicizie e nuove fratellanze. Non vorrei che quella medaglia, se Napolitano come auspichiamo, vorrà darla a Marialuisa, diventi un semplice atto di modo e di forma da dimenticare fino alla prossima violenza omofoba. Non vorrei che quella medaglia assolva noi da certi menefreghismi e la società dalle sue responsabilità. Vorrei leggi dure, forti contro chi pesta uomini, donne, transessuali, bisessuali, castighi esemplari per fermare l'odio e il disprezzo omofobo. Se ne fanno per chi lancia sassi dai cavalcavia o chi si mette al volante in stato di ebbrezza. Vi sembra minore pestare a sangue un gay o una lesbica o una splendida ragazza che parte in difesa di un gay? Ma oggi, l'ho detto, la mia rabbia conta poco. Conta che andiamo a firmare per Marialuisa e che, magari, anche Queerblog entri in questa iniziativa. Firmiamo anche qui, gireremo in tutto agli organizzatori.

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