Aurelio Mancuso: "Abbiamo sbagliato a fidarci della politica, ma basta attacchi ad Arcigay"


INTERVISTA ESCLUSIVA AL PRESIDENTE NAZIONALE DI ARCIGAY.

Speriamo fare cosa utile ai nostri lettori, con questa prima intervista al presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso, cui ci auguriamo seguiranno altre ai responsabili delle altre grandi realtà associative del mondo GLBT italiano. In questi ultimi tempi si è aperta una discussione molto accesa su cosa sia Arcigay e su come viene gestita. Parlando della più "tesserata" tra le associazioni, apriamo proprio con Arcigay, sperando di aiutare tutti nel dibattito e nelle differenze. Ultimamente il portale più importante della comunità gay, Gay.it, ha chiesto al presidente Aurelio Mancuso di fornire informazioni circa Arcigay, alcuni suoi dirigenti e anche su se stesso. Il dibattito resta aperto e, speriamo, anche col nostro lavoro, utile a capire e a chiedere anche a Mancuso di togliere ogni dubbio su Arcigay. Sta nelle cose che un'associazione grande e rappresentativa come Arcigay, sia difficile e complessa anche nella gestione e nelle sue avventure politiche. Per questo occorre chiarezza e visibilità in tutti i sensi. Da parte nostra, prima di distruggere quel che mal sopportiamo oggi, per qualsivoglia ragione, pensiamo a cosa sarebbe l'Italia senza il lavoro di Arcigay, senza quello del Mieli o del Di Gay Project, o di Certi Diritti, suvvia! Molti, troppi, oggi credono che essere gay significa poter frequentare club e disco nella sensualità carnale e in quella puramente ludica, senza impegnarsi sul fronte associativo. Da soli, Arcigay e le altre associazioni, sia a tutti chiaro, non ce la faranno mai a darci diritti se noi in prima persona non li chiediamo di diritto e con la forza numerica. E allora, forse va bene, benissimo, criticare l'uno o l'altro, ma attenti che non si finisca per deteriorare irrimediabilmente le associazioni GLBT. Mi auguro che tutte, ma proprio tutte, le associazioni GLBT trovino una strada comune, che riescano ad essere per le battaglie GLBTQ un corpo unico, forte, tenace, muscolare, per farci vivere una primavera dei diritti che tarda ad arrivare.

Presidente, a che punto ci troviamo con le battaglie GLBT?

Siamo allo stallo con pericolose possibilità di arretramento rispetto alla tutela della sicurezza delle persone lgbt. La politica è in piena confusione, ancora la lunga transizione non è conclusa e soprattutto in Parlamento non abbiamo una sponda politica.

Come Arcigay vi rimproverate qualcosa per non essere riusciti a imporre alla politica le battaglie che stiamo aspettando da anni?

Abbiamo scommesso negli anni precedenti sui Pacs. Pensavamo, con le dichiarazioni pubbliche di Prodi che si apprestava dopo pochi mesi a divenire Presidente del Consiglio, di avere il risultato alla portata. Ci siamo illusi, abbiamo sbagliato a fidarci, a pensare che nonostante ci fossero potenti forze contrarie qualcosa sarebbe accaduto. C’è poi una questione di fondo che abbiamo sottovalutato: la fragilità politica e sociale delle rappresentanze lgbt. Se non sei una vera e stabile forza sociale non puoi pensare di bucare la spessa coltre di indifferenza che avvolge la politica italiana.

Gay.it, dopo un dossier su Arcigay, torna a porti domande come presidente della maggiore associazione omosessuale italiana. Proviamo a capire meglio: se una persona si dedica completamente a dirigere un'associazione come Arcigay è giusto che percepisca di che vivere e abbia quanto serve alla sua attività? Il tuo stipendio o rimborso spese è comunque legato e deciso dallo Statuto Arcigay o da decisioni collegiali?

Trovo questa polemica davvero ridicola. Tutte le grandi associazioni culturali e sociali italiane si servono delle competenze e dei ruoli più importanti a tempo pieno. Il vero problema è che Arcigay è ancora una struttura assai debole, nonostante che negli ultimi anni abbiamo fatto passi da gigante, attivando collaborazioni, prestazioni a termine, grazie al fatto che possiamo contare su un agguerrito gruppo operativo che ha saputo strutturare ciò che sognavamo da decenni: progetti, idee, iniziative che coinvolgono tutto il territorio italiano, tutte le nostre strutture. Io ritengo che solo quando Arcigay e l’intero complesso associativo lgbt sarà in grado di accedere stabilmente a finanziamenti pubblici e progetti, saprà utilizzare bene le risorse provenienti dalle attività ricreative, allora potremo contare finalmente su un’organizzazione solida, ampia, territoriale che si emanciperà dall’improvvisazione. Ma per fare tutto questo ci vuole convinzione, determinazione, e soprattutto coinvolgimento diretto dei gay e delle lesbiche ancora alla finestra.
Per quanto riguarda le decisioni sulla struttura organizzativa, le persone a compenso, l’attribuzione delle risorse il nostro percorso è chiaro: decide il Consiglio Nazionale e i nostri bilanci sono pubblici.

Su Notiziegay.com scrivono: "I tesserati Arcigay, con ogni probabilità sono di gran luna maggiori di qualsiasi partito politico italiano, ed una dignitosa rappresentatività da parte dei suoi dirigenti crediamo sia il minimo indispensabile. In pratica il Mancuso si porta a casa uno stipendio da fame per rappresentare 24 ore su 24 Arcigay. E' questo gli viene rimproverato?".
Giro la domanda, presidente.

No non mi viene rimproverato questo, credo che vi sia interesse su come Arcigay si sta rapidamente trasformando, anche se si può leggere tutto nei documenti del Congresso nazionale del 2007. Si inserisce un argomento a sfondo pseudo moralistico per far intendere che la nostra Associazione si sta avviando ad una sorta di cristallizzazione strutturale, che restringe il dibattito interno e forma una classe di burocrati inamovibili. Voglio rassicurare anche i detrattori: la nostra è un’associazione di promozione sociale, non esisteranno mai funzionari politici a vita, né tantomeno pensiamo a strutture verticali gestite da esperti ben formati. I progetti ministeriali prevedono regole ferree (per fortuna qualcosa funziona nella burocrazia italiana), e noi stessi non siamo interessati a carriere inamovibili, uffici di collocamento ecc. Il tema di fondo è solo uno: favorire con pazienza e linearità un rinnovamento profondo, anche generazionale.

Non sempre, ma alcune volte, vi accusano di protagonismo, di voler essere voi e solo voi i veri interlocutori con la politica. Si può, una volta per tutte, creare un dialogo costruttivo tra tutte le associazioni GLBT, unire le forze, almeno quando si tratta di diritti e tutele? E come fare?

Arcigay per peso e storia è l’associazione più presente sui media, costante nella relazione con la politica, con una orgogliosa visione nazionale. Bisogna evitare spocchia ed arroganza e soprattutto superare acredini e incrostazioni del passato. Detto questo il tema dell’unità va interpretato correttamente, l’unità non è un dogma, è un esercizio paziente nell’individuare un terreno comune di lavoro. Arcigay la pensa in modo differente rispetto ad alcune realtà lgbt su come raggiungere gli obiettivi di fondo, su cui per fortuna c’è comunanza dentro il movimento.
Ritengo che la proposta di costruzione di una Federazione nazionale lgbt avanzata da Arcigay, Arcilesbica, Agedo e Famiglie Arcobaleno, sia ora da concretizzare. In autunnno avanzeremo una proposta comune a tuttte quelle associazioni concretamente interessate a superare steccati ideologici e gelosie per contribuire alla nascita di uno strumento efficace di tutti i gay, tutte le lesbiche, tutte e tutti i/le trans.

Ci puoi spiegare meglio la "vicenda Marrazzo" (presidente di Arcigay Roma ndr.)? Cosa è accaduto e perché?

La Segreteria nazionale ha chiesto a Fabrizio Marrazzo di dimettersi dalla stessa. Si tratta di una richiesta politica, perché solamente la maggioranza assoluta dei componenti del Consiglio Nazionale può dimissionare un membro della Segreteria. La motivazione di fondo parla di una impossibilità di lavoro collettivo. Nel CN (Consiglio Nazionale ndr.) del 12 luglio affronteremo la questione, ognuno potrà dire la propria, e insieme decideremo il da farsi. Fabrizio ha rassegnato le dimissioni, ma naturalmente contribuirà alla discussione che si è aperta. Noto, che si è molto attenti rispetto alla vita democratica interna della nostra Associazione, mentre fatti accaduti nel passato e anche recentemente in altri gruppi lgbt passano sotto silenzio. Ma è giusto, per noi onori ed oneri.

Chi stabilisce e come la città che deve ospitare il Gay Pride nazionale?

Nessuno e tutti. Questo è il vero problema. Quando reggono gli accordi, le assemblee nazionali, ecc., allora tutto appare naturale, se no è il caos. Negli ultimi anni con Roma e Bologna si era trovato un equilibrio, poi qualcuno ha deliberatamente, clamorosamente rotto unilateralmente quel patto, e non è stata Arcigay. Lasciamo da parte il passato e guardiamo al futuro: la Federazione potrebbe essere finalmente quel luogo dove, condivisi valori e regole, si possano affrontare le questioni più importanti.

Quali sono oggi i rapporti tra l'unica rappresentante parlamentare, Paola Concia, e Arcigay?

Con Paola stiamo collaborando, tenendo conto che si trova ad operare in un contesto parlamentare difficilissimo: unica omosessuale dichiarata, eletta in un partito che su questi temi ha per ora deciso di non decidere, con i due rami del Parlamento dominati da una destra per la gran parte avversaria delle libertà civili. Comunque Paola ci mette impegno, con lei stiamo portando avanti alcune importanti iniziative.

Perché, nonostante nelle passate legislature abbiamo avuto più parlamentari, tra loro, Arcigay, Mieli, Di Gay Project e altri, non si è riusciti a farsi sentire, ad esempio sui Dico o sui Cus, nonostante il grande impegno, ad esempio, di Franco Grillini?

Perché come ho detto prima la nostra forza sociale non è sufficiente. Per questo è urgente costruire la comunità e questa nostra insistenza sta cominciando a dare i suoi frutti. Non è solo colpa del Vaticano, del governo, dei partiti, se non abbiamo ancora un diritto riconosciuto, è anche colpa nostra, che siamo mancati di incisività e soprattutto di forza sociale ed economica.
Grillini ha svolto un lavoro immane in quelle aule, io sono certo che fra qualche anno qualcuno andrà a guardare con attenzione l’enorme mole di materiale prodotto. Sarà un’ottima base su cui ripartire. Sintetizzando direi così: ci dobbiamo preparare ad una scommessa nuova, portare in Parlamento un nutrito gruppi di persone lgbt che insieme ad una maggioranza cambino finalmente questo paese. Ma quella pattuglia dovrà essere il risultato non di una mediazione con i partiti, ma di un’imposizione pacifica di un tema colpevolmente ignorato per troppi anni. Come fare? Bisogna poter contare su almeno duecentomila convinti e visibili militanti lgbt.

Siete davvero, come organizzazioni GLBT, ad uno stato comatoso?

No c’è ancora una possibilità se si prende coscienza che il movimentismo fine a se stesso è finito, che si rischia di esser percepite come sigle che vogliono solo conservare una storia, pur gloriosa, ma che è finita da tempo. Le associazioni sono degli strumenti, quando gli strumenti non funzionano più o cambiano o muiono.

Presidente, che Arcigay abbia migliaia di iscritti è innegabile. Possibile che la gente esce in strada solo per i Gay Pride? Come si possono coinvolgere in azioni di disobbedienza civile, di impegno concreto per farci ascoltare dai legislatori?

Io ti ribalto la domanda: come mai, nonostante che questi Pride italiani sono un po’ sempre uguali, sempre più gente vi partecipa? Perché c’è una enorme voglia di cambiare, ma non si individuano gli sbocchi concreti. Abbiamo detto manca la politica, la situazione è difficile, ma io credo che sia necessario fare un discorso di verità, dura, ma che riesca a sbloccare la situazione: il cambiamento dipende non da questa Arcigay, ne da altre associazione, è nelle mani di tutti i gay e lesbiche consapevoli che devono rivoltare come un calzino questi luoghi e prenderne possesso, per diventare seriamente protagonisti di cambiamento. Troppo utopico? E’ l’unica strada. Ricordiamoci che nel 1994 eravamo pochissimi a Roma e oggi in piazza ai Pride ci sono centinaia di migliaia di persone. Una volta che si impara che essere liberi questa condizione cambia il mondo. Però hai ragione su un punto essenziale: bisogna avviare azioni più forti, più di disobbedienza civile.

Questo governo cosa potrà fare per le persone GLBT? Pensi che la proposta Brunetta-Rotondi sulle coppie di fatto, se passa, è il minimo, ma meglio che nulla?

Allo stato attuale credo che ogni ipotesi di riconoscimento giuridico delle coppie gay sia impossibile, perché una legge di riforma civile, anche orribile come quella dei Didore, ha bisogno di un movimento sociale forte, costante. Non siamo in quelle condizioni e per costruirle ho già detto cosa, secondo me , va fatto. Voglio aggiungere che trovo oggi persino offensivo difendere o chiedere il matrimonio gay, io voglio di più voglio l’uguaglianza e il pieno rispetto della mia dignità di persona. Questo è un terreno di riflessione che dobbiamo saper aprire dentro la comunità lgbt, non abbassandoci a discutere se i Dico sono peggio dei Didore, perché è un esercizio di umiliante politicismo. Altro tema invece è tenere aperta un’interlocuzione con quelle aree della destra aperte ad un confronto. Nel nutrito cartellone di iniziative che da novembre ad oggi ha accompagnato la preparazione del Pride nazionale di Genova, abbiamo avuto ospiti due ministri di questo governo, non era accaduto nemmeno con il centro sinistra. Dialogare, significa aprire contraddizioni, informare correttamente la politica, tutto questo va addirittura rafforzato, l’importante è mantenere saldi i propri principi e la dignità.

Ci sono iniziative in campo, anche allo studio, per cambiare Arcigay, avvicinandola fortemente e concretamente a tutti i suoi iscritti e, magari, crescere anche in termini numerici?

La cosa che più mi sconcerta della strumentale attuale polemica, è che Arcigay negli ultimi anni sembra una fucina sempre in attività, stiamo lavorando concretamente sulla salute, la formazione, l’omofobia, la cultura, il bullismo, i migranti, il territorio, basta guardare il sito per comprendere che ogni giorno accadono fatti nuovi, tante iniziative, tanto impegno. Arcigay è un’associazione viva, bella, che discute anche aspramente al suo interno, ma poi pensa al bene quotidiano dei gay e delle lesbiche. Per tutte queste ragioni penso, anche se alcuni di noi sono più prudenti, che siamo pronti: invadete e prendete in mano Arcigay, questo è il mio profondo politico desiderio per il futuro!

Grazie, presidente.

Grazie, Queerblog.

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