Modelli-fighetti? A Milano sfilano a New York salgono sui ring

insomma, questi ragazzi col ventre a tartaruga, i lineamenti del viso dolci, la bellezza che trasuda dai capelli all'alluce dei piedi, sono fighetti che amano magari altri fighetti o il tema modello=gay è davvero tutto sfaldato come dice la Herzigova che li mette nell'olimpo dei bisessuali? Nell'era della confusione, pare che i bei ragazzotti che sfilano stanno da una parte e i loro "datori di lavoro" dall'altra, senza che nulla accada se non i soliti bla bla dei backstage. Forse sull'omosessualità fotomodellara, un po' dovremmo ricrederci tutti, a sentire la storia che ci racconta oggi La Stampa e che è diventato l'ultimo must della New York chic. Pare che i modelli forgiano il loro neo machismo, salendo sul ring e misurandosi a pugni con pugili professionisti.

A scoprire il Fight Club per le star della moda, una tale Michelle De Swarte, nota conduttrice di Paper Tv, che realizza anche un magazine. Tra gli sfidanti-modelli, persone della stazza di Zac Taylor o Nick Lemons, sexy che più non si può che lavora sia per Armani jeans che per Dolce & Gabbana. Gli incontri avvengono nel retrobottega di un negozio fashion, circondati da una cinquantina di avventori che bevono e scommettono come a voler emulare tempi passati del proibizionismo. Ad aver la peggio, (il borsino scommettitori li dà sempre 100 a uno) manco a pensarlo, sono i modelli che chissà cosa intendono rappresentare con questa nuova sfida tutta al maschile e tutta muscoli e potenza virile. Dicono che l'incasso per loro è la notorietà e a New York, pare che entrare al Model Fight Club sia impresa non facile. Probabilmente, la nuova realtà è che dietro questi incontri non ci sia una misurazione di virilità, ma di omosessualità parecchio esibita; di carnalità prorompente e viva. Chissà! C'è che, nonostante l'esibizione muscolare, li continuano ancora a ragionare e a chiamarli fighetti.

Mi son dimenticato di parlarvi di Milano. Qui resta tutto normale (o quasi): i gay affollano le poche serate post-moda, gli stilisti pare si affidino al "total white" per i nostri prossimi abiti, e i modelli? Gay o no, bisex o etero, fanno quel per cui sono pagati: sfilano e qualcuno, in platea, attratto dal loro fascino carnale, dimentica di essere lì per scrivere di moda! C'est la vie!

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