I GLBT Usa a Obama: "Presidente, non fare il furbo"


Davanti ad un prelibato vino italiano, discutevo ieri sera con un dirigente di Arcigay e altri amici. Come era nelle cose si finì per parlare dell'ultima iniziativa del presidente Usa, Barack H. Obama che ha concesso alcune protezioni ai partner dei dipendenti federali, ma ha anche promesso nuovi benefici a favore della popolazione GLBT americana. "Ma, allora perché sono così scontenti le organizzazioni GLBT? Averlo noi un Obama che, non solo si occupa di diritti gay per i suoi dipendenti ma annuncia che la questione non riguarderà solo loro". E in effetti, il presidente Usa, annunciando quei benefit, ha precisato: «Dobbiamo riconoscere tutti che questo è il primo passo». L'amico di Arcigay spiegò la complessità dei movimenti GLBT americani, la loro forza e, soprattutto il non paragone con l'avvilente situazione italiana.

Durante la campagna elettorale, Obama, si premurò di parlare in pubblico di diritti delle persone GLBT, a differenza della Clinton che parlava di diritti gay solo con i gay. In quella occasione, Obama chiamò nel suo staff due collaboratori speciali, Jeremy Bernard e il suo compagno Rufus Gifford. I due avevano una compagnia che si occupava di fundraising per importanti associazioni. Misero la loro opera a disposizione del futuro presidente, ma soprattutto ottennero la fiducia della HRC (Human Right Campain), la più grande organizzazione per i diritti civili GLBTQ americana. Riuscirono a fare cose pazzesche; entrarono nella Los Angeles che conta e raccolsero in un anno quasi due milioni e mezzo di dollari. Tutti dalla comunità GLBTQ. La campagna elettorale di Obama, in buona parte fu sostenuta grazie a queste raccolte e all'impegno di altre associazioni gay.

Ecco allora del perché oggi, le comunità GLBT si sentono un po' maltrattate e dimenticate dal presidente. In America, le critiche sono state così forti da raggiungere lo Studio Ovale e da allarmare, in qualche maniera, lo stesso Obama. Un avvocato di New York che si batte per i diritti civili gay ha affermato: «La gente che fa parte della comunità gay ha la sensazione di aver sentito molte promesse, che non sono state per nulla soddisfatte». In effetti c'è la spinosa questione del "don't ask, don't tell" che riguarda i militari gay, legata anche al Pentagono; c'è la questione dei matrimoni e soprattutto l'estensione di molti diritti alle coppie GLBTQ e il Defense of Marriage Act, una norma federale che, tra le tante, stabilisce che nessuno stato è obbligato a considerare la relazione tra persone dello stesso sesso alla stregua del matrimonio. Gli omosessuali americani vogliono che questa legge scompaia. «I gay americani sono stufi di ottenere solo un contentino da una amministrazione che, stando a quanto aveva detto Obama, aveva promesso loro l'inizio di una nuova era», dice Joe Solmonese, direttore generale di HRC. Obama sa che le associazioni GLBTQ americane sono importanti anche per la sua presidenza e, forse, ha solo bisogno di un tempo necessario per avviare le riforme richieste dalla comunità gay. Un tempo che si va a scontrare con l'impazienza delle organizzazioni GLBTQ Usa.

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