Intervista a Fabio, il ragazzo aggredito a Milano: quando la 'debolezza' diventa forza di reagire

sad_guyCirca una settimana fa avevamo parlato del caso di Fabio, un ragazzo che era stato aggredito in piazza San Babila, in pieno centro a Milano. A causa di un volantino caduto per caso a terra si era scatenata una violenza e una rabbia senza pari da parte degli aggressori, giovani dello stand del Popolo delle Libertà, che avevano prima preso a schiaffi il ragazzo e poi, dopo averlo insultato e minacciato fuori dal suo posto di lavoro, erano passati ai pugni, richiedendo persino l'arrivo di un'ambulanza. La prognosi era stata di un trauma cranico facciale non commotivo, quella dell'anima, dovuta alla paura, all'umiliaziono e allo sconforto, purtroppo, non è stata diagnosticata. E così, si è pensato che non ci fosse modo migliore se non quello di intervistare Fabio.

L'ho contattato oggi, telefonicamente, e molto gentilmente si è messo a disposizione di questa intervista, in cui, a cuore aperto ha parlato di quello che è successo e di cosa ha provato in quei momenti non certo facili. Fabio parla di sè, del dolore fisico e morale che ha provato, della giornata iniziata come un'altra qualsiasi e poi, senza un vero motivo, trasformatasi in un incubo senza fine, in un crescendo di follia immotivata.

Dopo il salto, potrete leggere le domande che gli ho posto e le sue risposte. Sincere, amare, mai gratuite. Il punto di vista di un ragazzo pieno di vita e solare, che da un giorno all'altro ha la paura di tornare nei luoghi in cui è successo tutto e che non nega il timore di poterli, sfortunatamente, incrociare per le strade di Milano.

Fabio, partiamo dal principio. Quando è cominciato tutto?

Erano circa le 15,30 di venerdì 5 giugno. Ero a San Babila, dove lavoro, insieme al mio collega. Stavamo camminando, godendoci la pausa pranzo e la bella giornata. Siamo passati davanti ad uno stand del Popolo delle Libertà. Il ragazzo in questione ha dato il volantino al mio amico. Io l'ho preso in mano. Per il vento, per distrazione mi è caduto a terra.

E lì il ragazzo ti aggredisce...

Sì, prima mi urla contro come mi permettevo di buttare il suo volantino per terra. Gli spiego che mi è caduto, poi, infastidito dal tono e dall'aggressività delle parole, gli faccio presente che comunque, una volta consegnato, ero libero di farne quello che volevo. Al che lui, violentemente, mi spinge contro una colonna lì vicina e mi prende a schiaffi, insultandomi. La zona era piena di gente, ma solo un signore, sulla 50-60ina si è intromesso per difendermi e dire al giovane di smetterla di colpirmi. L'ha allontanato ripetendogli che non gli avevo fatto niente, ma lui sembrava non ascoltare nemmeno quelle parole. Incredulo, sono tornato al negozio, dovevo ricominciare il mio turno...

Ma lui ti ha seguito...

Sì, lo stand era poco distante. Mi ha visto entrare: avevo iniziato a lavorare, l'ho visto, fuori dal negozio, mentre mi urlava contro e mi minacciava.

Che ti diceva esattamente?

"Vieni fuori che ti ammazzo, ti uccido, brutto frocio di merda, ricchione del cazzo!!!"... Testuali parole ( la voce diventa malinconica, di qualcuno che ha male a ricordare certe frasi... ndr)

A quel punto hai deciso di reagire, giusto?

Sì, lui si era allontanato per qualche minuto, mentre io mi sono rivolto al mio responsabile. Così sono uscito e ho parlato con alcuni poliziotti in abiti civili che però mi hanno consigliato di rivolgermi alla Questura, poco distante. Ma io dovevo lavorare, non potevo assentarmi per ore.... E così sono rientrato in negozio, sperando che potesse essere finito tutto...

E invece ti sbagliavi.

Sì, non immaginavo quello che sarebbe accaduto dopo. Lui è tornato e ha ricominciato a insultarmi, a quel punto ho chiesto nuovamente il permesso per poter contattare la polizia con il cellulare. Il mio capo ha detto di sì, di togliermi la divisa e di uscire a telefonare. Dall'altro capo del telefono mi hanno assicurato che avrebbero mandato una volante e di restare fuori dal negozio per aspettarli, che sarebbe stata questione di minuti. Ma mentre aspettavo, è arrivato un altro ragazzo verso di me, mi ha visto con il cellulare in mano ed è ricominciato tutto.

Chi era questo ragazzo?

Si è presentato come il fratello del primo tipo che mi ha aggredito, poi non so se sia vero o falso. Mi ha chiesto cosa stessi facendo lì, ha visto il mio telefono e mi ha chiesto " cosa cazzo stavo facendo". L'ho avvertito di andarsene perchè sarebbe arrivata la polizia a secondi e che non volevo essere costretto a denunciare anche lui. Si allontana di qualche metro, dopo avermi minacciato a sua volta, e ritorna, insieme al fratello. Questo, informato della mia telefonata, si infuria e mi viene incontro minacciandomi " Devi avere paura di me, io ti ammazzo! Che cazzo hai fatto?!? Hai chiamato la polizia?!? Ti ammazzo, so dove lavori!" e mi ha colpito con un pugno in faccia. Sono crollato a terra e ho battuto la testa. Poi... ( pausa, con sospiro, ndr) sono rientrato in negozio strisciando, ero confuso, dolorante, non capivo più niente. Loro intanto si sono allontanati e io sono stato accompagnato andato spogliatoi del mio negozio. Poco dopo sono arrivati alcuni poliziotti e poi l'ambulanza che mi ha portato in ospedale

Perchè nessuno è intervenuto secondo te?

Beh, è successo vicino alla colonne... Gli agenti possono non aver visto quello che è successo in quel breve frangente di tempo... Poi i due sono scappati e non li ho più rivisti nemmeno io

Fabio, domanda banale ma necessaria. Cosa hai provato in quei momenti? Hai paura adesso?

All'inizio quando mi ha preso a sberle ero incredulo, non capivo quello che stava succedendo, non aveva senso... Poi è subentrata la rabbia, quando ero in negozio, una frustrazione assurda... Non potevo accettare quello che era successo e quello che stava facendo in quel momento. La paura è arrivata quando mi ha dato il pugno e mi ha minacciato più volte di morte... Avevo la testa e il volto dolorante per i colpi, stava arrivando l'ambulanza, sembrava tutto qualcosa di assurdo... Assurdo e doloroso. Quello che provo ora, invece? Paura, è innegabile... Sai che non sono più andato in quei posti da quando è successo tutto? Appena un giorno mi sono avvicinato mi sono spaventato, ho avuto un attacco di panico, rivedevo tutta la scena... Non se ne va dalla mia testa...

Ti sei rivolto ad un avvocato e hai fatto denuncia. Sai che andare avanti potrebbe essere pericoloso?

Sì, lo so ( sospira, ndr). Però è necessario. Non posso permettere che tutto fili liscio, che non ci sia alcune conseguenza all'assurda violenza ingiustificata che c'è stata. Quei due ragazzi, come tutti i bulli in tutte le situazioni, giocano sulla debolezza dell'altra persona. Nel mio caso, poi, siccome non sono Maciste era certo che le avrei prese ma non ho intenzione di fare il suo gioco. E' pericoloso, va bene, ma ne va della mia dignità e di tutte le persone che magari hanno passato situazioni simili alle mie. Non voglio abbassare la testa e restare inerme... Non voglio essere più debole.

Qualcuno magari ha pensato perchè non hai reagito all'inizio...

Non l'ho fatto volontariamente per due ragioni. La prima perchè sarei passato dalla parte del torto, la seconda perchè probabilmente le avrei prese il doppio visto che era molto più atletico e 'forte' di me. Ma, credimi, nemmeno adesso mi pento di non aver risposto ai suoi schiaffi, perchè in quel caso ha vinto la lucidità e la razionalità rispetto alle maniere animalesche del tizio che mi colpiva.

Dopo essere andato in ospedale che hai fatto?

Ho rilasciato un intervista registrata al telefono per Radio Popolare, il giorno dopo l'aggressione, il 6 giugno. Poi mi sono tutelato con un'avvocato. Ecco, forse anche grazie a lei mi sento più sicuro. Mi sta davvero vicino e ha compreso in pieno la situazione. E' il mio angelo custode... Ora ho sentito l'Arcigay e dovrei chiamare il Presidente in questi giorni... Vedremo. Quello che di sicuro so che voglio è ottenere giustizia e non chinare il capo di fronte a questo sopruso che ho subito.

I tuoi genitori?

I miei sanno che sono gay e mi stanno vicino. Li sento tutti i giorni, sono preoccupati ma allo stesso tempo mi appoggiano sulla mia scelta di andare avanti e di combattere questa mia battaglia per la dignità. Ecco, è questione di rispetto per me stesso, di volermi bene e di impedire che la violenza gratuita abbia la meglio sulla debolezza, gay o etero che sia.

Hai mai pensato che potresti reincontrarli per strada? Li riconosceresti?

Assolutamente sì, i loro visi non me li sono dimenticati. Li ho stampati qua nella mia mente e non se ne vanno. Per il resto, sì ho molta paura di girare per le strade e poterli incrociare per le vie. E' qualcosa che mi terrorizza solo al pensiero... Hanno quasi la mia età, sui 25-26 anni, ma i loro volti mi spaventano... li rivedo spesso pensando a quello che mi è accaduto ma sono gli stessi visi che mi danno la forza e mi ricordano che devo continuare per la mia strada. Per me stesso, sopratutto.

Grazie Fabio per la disponibilità e ricorda che non sei solo.

Foto | Broma

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