Gli australiani a favore del matrimonio gay


La discussione sulla matrimonialità gay è universale; forse la madre di tutti i diritti. E così, anche un paese diverso e lontano da noi, come l'Australia, racconta attraverso i suoi cittadini cosa pensa e se dare il diritto alle nozze anche alle coppie gay. Secondo un sondaggio condotto da Australian Marriage Equality , il matrimonio tra persone dello stesso sesso gode di un forte appoggio fra gli australiani. Il 60 per cento, infatti, lo approva e il 58 per cento vuole che l'Australia riconosca le coppie dello stesso sesso che si sono sposate all'estero. Secondo questo sondaggio si dicono favorevoli gli elettori verdi, con un bel 75 per cento e i laburisti che sfiorano il 63 per cento. Ma anche i conservatori non sono da meno, visto che un bel 49 per cento dice sì alle nozze gay. Va ricordato che in Australia, attualmente sono riconosciute le unioni civili tra persone dello stesso sesso, ma a detta del verde Bob Brown, gay dichiarato, ora il governo di Kevin Rudd, dovrà porsi seriamente la questione e agire di conseguenza.

Sul fronte delle parità tra cittadini, è sceso anche in campo, Paul Lowe, capo del censimento della popolazione ABS Branch, una agenzia governativa, confermando all'Australian Marriage Equality, che nel prossimo censimento nazionale che si terrà nell'agosto 2011, dovranno essere inclusi i matrimoni tra persone dello stesso sesso, anche se attualmente non riconosciuti dal governo. «Il governo Rudd - dicono - può scegliere di seppellire la testa sotto la sabbia e fingere che i matrimoni tra cittadini dello stesso sesso non esistono, ma chiaramente l'ABS non lo farà». Ora mi si lasci meditare e pensare alla nostrana ipocrisia in materia; alle dichiarazioni di Mastella, di Giovanardi, dei tanti accoliti vaticani e clericali che fingendo i difendere la famiglia tradizionale, lasciano apolidi dei diritti le coppie e i singoli cittadini GLBT di questo nostro paese. Non vi è ombra, infatti, là dove i diritti gay sono sanciti dalla legge che le famiglie tradizionali siano state messe all'angolo o che non godano di diritti. Ma si sa che da noi vale tanto il blaterare e poco l'agire in favore di tutti i cittadini. Magari, al prossimo censimento, dovremmo inserire anche noi la nostra visibilità di cittadinanza, dichiarando le nostre unioni e la nostra omosessualità. Vediamo se ci cancellano!

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