Il vanto di Mastella: «Dissi no ai "DiCo"». E Giovanardi: «Bene la destra che argina lobby gay»


A quanto è dato leggere, pare che la più grande soddisfazione avuta dal neo eurodeputato, Clemente Mastella, ex Dc, ex tante cose, ma come tanti Dc e tanti ex "tante cose" ancora sulla cresta del successo politico, sia stata la telefonata papale ai tempi della discussione politica sui diritti alle coppie di fatto:

«Mi schierai per il no ai Dico, le unioni tra omosessuali. Prodi arrivò a minacciare con­seguenze sulla mia permanenza al gover­no: 'O firmi anche tu per i Dico, o te ne vai'. Tenni duro. E un giorno mi arrivò una telefonata dal Vaticano. Mi passarono la se­greteria del Santo Padre. Subodorai uno scherzo, e quando sentii quella voce dall’ac­cento teutonico pensai a Fiorello. Ma poi mi convinsi che era davvero il Papa. Voleva esprimermi il suo apprezzamento per la mia posizione».
.

Questo ed altro, si legge in un libro di memorie che il cattolicissimo Mastella, insieme al direttore del Corriere del Mezzogiorno, Marco Demarco, ha dato alle stampe, pubblicato da Rizzoli. Non avendo alcun desiderio di pubblicizzarlo, lascio a voi l'intento di cercarlo e di fare di Mastella anche un fortunato scrittore. Di certo, ora sappiamo che la ciliciense in quota PD, Paola Binetti aveva dalla sua parte non solo il Vaticano e le alte sfere gerarchiche clericali, ma anche l'ex guardasigilli Clemente Mastella. Come ogni buon ex, l'onorato cittadino di Ceppaloni, nelle sue memorie sprizza rancore verso la parte politica che lo fece ministro, il centrosinistra di Prodi, e non dimentica le mille storie che lo videro protagonista, come quella volta che respinse «una giornalista famosa che tentò di sedurmi e poi andò a dire in giro che ero gay». Gay? Mastella? No, no, grazie!

Oggi, Mastella, sotto l'egida del Pdl, è tornato a fare politica in prima persona, nelle vesti di eurodeputato, in un Parlamento che si occuperà molto anche di diritti civili GLBT. Ci sarà da ridere (o da piangere) con un dinosauro del genere, lanciato a Bruxelles. Vada anche lì a vantarsi di essersi messo di contro verso una legge che avrebbe potuto assicurare serenità a tante coppie gay e non e, soprattutto, la tanto vantata carità cristiana che chissà perché quando si vuole rivolta ai gay e alle coppie di fatto diventa più ludibrio che carità; più discriminazione becera che accettazione verso gli altri. In un certo senso mi consola, nonostante la giornalista famosa, che il ceppalonese Mastella, non appartenga alla nostra comunità.

A consolarci che non di solo Mastella si può vivere, ecco un altro politico, il senatore Pdl Carlo Giovanardi che a Klaus Davi dichiara con una certa enfasi: «E' un bene che in Europa si affermino politiche di destra più sensibili alla famiglia, arginando il potere delle lobby pro-gay e riponendo la centralità della famiglia e della riproduzione». No, scusate, sinceramente questa non la commento perché è davvero troppo. Naturalmente, il dotto bolognese, senatore della Repubblica si scaglia contro i Gay Pride "Si usano atteggiamenti sguaiati e ci si acconcia tipo carnevale di Rio"; fino a spiegare che sì, anche lui conosce molte coppie gay, "persino attive nelle parrocchie". E allora? «Anche i gay possono essere felici, ma dico no al riconoscimento delle coppie di fatto». Senatore, ha una strana percezione di cosa sia la felicità, o ci spieghi almeno come si possa essere felici senza diritti. E con rappresentanti politici come lei e Mastella. Ma non i soli!

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