Europride Zurigo: foto e testimonianze

Poi dice che gli svizzeri sono freddi e neutrali. Altro che. Enorme soddisfazione per l'Europride di Zurigo appena concluso, a cui vi avevamo invitato, e a cui avremmo voluto partecipare ma al quale poi non siamo riusciti ad andare. A tenere alta la bandiera della comunità glbt italiana c'era una bella rappresentanza, tra cui Vincenzo Ianniello e Andrea Maccarrone del Circolo Mario Mieli.

Non abbiamo resistito alla tentazione di farci raccontare tutto e loro ci hanno anche messo a disposizione questi scatti davvero strabilianti (tra cui questo che vedete della sindaca lesbica Corine Mauch che i ragazzi hanno anche intervistato). Sembra quasi di essere stati lì con loro. Almeno immaginiamolo. Anche perché è un piacere leggere e sapere dell'accoglienza (l'ente del turismo gli ha pagato il viaggio in quanto accreditati come stampa) e dell'atmosfera che ha pervaso Zurigo nel giorno della parata. Soprattutto per noi che in Italia siamo abituati a un trattamento leggermente diverso...

Raccontateci come è andata a Zurigo. Cosa vi ha colpito di più?
A Zurigo è andata molto bene. Alla fine, nonostante le previsioni meteo non fossero le migliori, anche il tempo si è messo dalla parte degli organizzatori e durante la parata il sole ha picchiato e forte. Probabilmente quello che ci ha colpito di più è stata la partecipazione totale a 360° di tutta la cittadinanza. E parliamo della città allestita con i colori della rainbow, delle bandiere con il logo del Zurich Pride, e il sostegno concreto dato dalla municipalità e dai cittadini qualunque. Addirittura domenica, al ritorno, gli addetti della sicurezza all'aeroporto, tra i tanti, ci hanno chiesto come fosse andato il Pride... dispiaciuti per non avervi potuto partecipare. Come in Italia, no?

Cosa ha di diverso l'Europride dai gay pride che organizziamo qui in Italia?
Vincenzo Ianniello: La differenza maggiore sta nel modo di organizzare la parata. Generalmente chi è nel corteo ha un accredito e porta in un certo senso la testimonianza di una associazione o di un'organizzazione (i pink cops come i ginnasti gay, o ancora il locale tal dei tali o l'ente del turismo della meta gay). Gli altri stanno ai lati e assistono al corteo, ma ne sono comunque parte integrante. In Italia siamo più spontanei e meno inclini alle "regole". Chi vuole si aggrega e festeggia.
Andrea Maccarrone: Direi che l’EuroPride in ogni Paese è come se fosse un Pride più grande. Quindi il tipo di organizzazione, di iniziative e partecipazione dipende molto da dove viene organizzato, dalla cultura e dalle tradizioni locali. La cosa principale che viene a cambiare è la partecipazione decisamente più internazionale che richiama un EuroPride e il senso di responsabilità degli organizzatori che sono ben consapevoli di presentare la loro comunità a tutta Europa e oltre. E questa responsabilità è sentita molto forte anche dalla città tutta e dalle istituzioni pubbliche. Devo dire che per noi è una straordinaria occasione di conoscere le modalità organizzative, lo spirito, i trucchi che si usano in altri paesi per la buona riuscita dell’evento. Ritengo che dovremmo prendere esempio e provare a importare le esperienze positive che vediamo altrove. Le principali differenze che ho notato sono nel rapporto con le istituzioni, che in Europa sono molto consapevoli della grande vetrina e opportunità culturale e turistica che un EuroPride rappresenta, e quindi si impegnano moltissimo e a tutti i livelli per la sua buona riuscita e per fare una bella figura. L’altra cosa è il rapporto con gli sponsor. Grandi marchi o imprese locali sono ben consapevoli delle opportunità commerciali e di visibilità che offre un evento come un Pride, a maggior ragione se europeo, e fanno a gara per sostenerlo.

Era la prima volta che partecipavate a un Europride?
Vincenzo: Personalmente no, era la seconda volta. La mia prima è stata a Madrid per l'EuroPride del 2007. Ma ho comunque partecipato ad altri pride in Europa.
Andrea: No, sono stato anche a Stoccolma l’anno scorso e a Oslo qualche anno fa. Esperienze diverse, molto belle ed emozionanti. Totalmente diverso il World Pride di Gerusalemme, invece, complesso e per certi versi più simile per problematiche a Roma. Il Pride più enorme a cui ho partecipato? Parigi 2006.

Quanta gente c'era?
Vincenzo: Francamente credo un 30/40 mila. Ma calcola che Zurigo conta 350.000 abitanti ed è la città più popolosa della Svizzera. I numeri hanno rispettato le previsioni.
Andrea: Tanta, c’erano gruppi abbastanza numerosi dall’Italia, dalla Spagna, dagli Usa, da diverse regioni della Svizzera confluiti a Zurigo per celebrare tutti assieme questo evento. La partecipazione, al Pride come parata, e a tutti gli eventi, mi è parsa massiccia e non scoraggiata neppure dalla pioggia. Molto numerosa e attenta anche la presenza della stampa internazionale e nazionale (giornalisti persino dall’Australia) e la partecipazione di tutta la popolazione svizzera. Penso che tra partecipanti alla parata, spettatori festanti e partecipanti ai vari eventi si posso parlare di 100 o 150 mila persone.

Che tipo di animazione e scenografie sono state utilizzate durante il corteo?
Vincenzo: Mah, le più svariate. Ma niente di sorprendente. A costo di sembrare campanilista, a Roma faremo sicuramente di meglio. Ovviamente c'erano travestite e pazze scatenate... io mi sono fatto la foto con Amy Winehouse!
Andrea: Le strade erano tutte addobbate a festa con le bandiere rainbow, inframmezzate a quelle con il logo EuroPride, da quella Svizzera e del cantone di Zurigo. In alto sulle strade, e sui ponti erano state allestite delle spettacolari stelle colorate di varie grandezze e in alcuni punti dei grandi fiocchi rossi per la solidarietà alle persone in aids (che anche nei momenti di festa non andrebbe mai accantonata). I carri nel complesso non erano sorprendenti invece. Molto ironico il gruppo ticinese “Imbarco immediato” con enormi ciambellani gonfiabili da mare. Poche drag e ancor meno trans. Il corteo invece era aperto da un gruppo di gay e lesbiche che indossavano abiti di lavoro con riferimento a varie professioni: medico, operaio, aviatore, idraulico, infermiere etc.

Avete avuto la fortuna di intervistare la sindaco Corine Mauch, di cui noi di QueerBlog abbiamo naturalmente parlato. Impressioni? Cosa ci potete anticipare?
Vincenzo: La sindaca, prego! Lei è stata gentilissima, disponibile, ci ha rilasciato un'intervista in italiano addirittura. Una persona splendida e garbata, sorriso spontaneo e naturale. Probabilmente è stata questa la sua arma vincente alle elezioni di maggio. Ha partecipato inoltre alla sfilata, tagliando il nastro di partenza e percorrendo con gli altri l'intero tracciato. Davvero emozionante devo ammettere. Alla fine dal palco ha fatto anche un discorso in svariate lingue... Sembrava proprio Alemanno (o Veltroni è uguale!).
Andrea: Aggiungo soltanto che, come sapete, è dichiaratamente lesbica e ne parla con estrema naturalezza. Ci ha molto tenuto a sottolineare l’impegno del Comune a sostegno del Pride e non ha affatto eluso i temi più delicati dichiarando il suo impegno per superare le discriminazioni che ancora colpiscono gay e lesbiche in Svizzera, come sul fronte delle adozioni. Al Pride ha tagliato il nastro di inaugurazione della parata proseguendo a marciare in testa al corteo fino alla fine, con un delizioso completo giacca e pantalone blu-viola e al collo un foulard variopinto. Deliziosa.

La comunità glbt svizzera come vi è sembrata?
Vincenzo: Zurigo, oltre ad essere una città davvero a misura di uomo, è piena di gay e lesbiche. Sono ovunque... tanto che si potrebbe pensare che siano almeno il 30/40% della popolazione. Ce ne sono tantissimi, e hanno una vita notturna davvero movimentata, con locali, baretti e discoteche, principalmente raccolti nel centro.
Andrea: Molto vivace e serena. Perfettamente inserita nella vita sociale, politica a culturale del Paese. Davvero molto ospitale.

Qual era lo slogan?
Lo slogan di questo EuroPride era "Celebrating 40 years of Pride".

La cosa più bella e quella più brutta che avete vissuto all'Europride...
Vincenzo: La cosa più bella è stato quando siamo saliti sul palco come rappresentanti per il Circolo Mario Mieli nel direttivo dell'EPOA, l'associazione che raccoglie gli organizzatori dei pride europei e che decide di anno in anno quale sarà la città ad ospitare l'EuroPride, e abbiamo avuto letteralmente un'ovazione da parte del pubblico. Ma devo dire che ci sono state tante altre cose belle, come ritrovare tanti amici conosciuti in questi mesi di lavoro proprio per l'EuroPride, aver ritrovato la nostra splendida Maria della Zurich Tourism, le risate dell'ultima sera... davvero bello. Cose brutte? Mah, io non me ne ricordo francamente...
Andrea: Il clima del Pride è sempre bellissimo, eccitante, elettrico. Poterlo vivere così intensamente, per due giorni, avendo la fortuna di accedere un po’ al dietro le quinte è davvero emozionante. È stato molto bello rivedere amici conosciuti nel corso degli ultimi due anni di impegno europeo e incontrarne di nuovi. I momenti divertenti sono stati tantissimi, e noi abbiamo potuto approfittare dell’indulgenza che hanno all’estero verso le stravaganze italiane per riscuotere tante simpatie. Brutto? Nulla a parte la pioggia che ha funestato un po’ la fine della parata di sabato.

Avete visto qualcosa che vi piacerebbe ripetere anche durante i gay pride nostrani?
Vincenzo: Ce ne sarebbero un bel po', ma parliamo di questioni organizzative soprattutto. Mi piacerebbe che si potesse importare il senso di partecipazione collettiva e il vivere come qualcosa di unico e irripetibile un evento che è aperto a tutta la cittadinanza, senza distinzioni. Ecco, un po' di quello spirito non sarebbe male da avere anche nei pride nostrani, ma soprattutto nelle cittadinanze italiche.
Andrea: Troppe cose. Organizzazione svizzera, grande anticipo nella pianificazione dei vari eventi e determinazione nel fissare e raggiungere risultati ambiziosi. Capacità di collaborare assieme senza tanti reginismi e protagonismi, ognuno con il suo ruolo ugualmente importante alla riuscita del tutto. Coinvolgimento di tutta la città, dalle istituzioni alla gente comune. Ottima capacità di found raising. La cosa che davvero mi piacerebbe riprodurre è il coinvolgimento della città nelle celebrazioni e nella manifestazione. Il villaggio del Pride, gli stand, gli allestimenti e i tre palchi con musica live e dj set erano collocati in tutto il centro di Zurigo.

In Europa noi italiani siamo i cugini sfigati. C'è solidarietà da parte degli europei?
Vincenzo: Moltissima. Quell'ovazione di cui ti dicevo lo dimostra. Senza contare che tutti i rappresentanti delle associazioni dei paesi "civilizzati" ci hanno offerto sostegno per la questione pride romana. Almeno in questa lotta non siamo soli.
Andrea: Molta solidarietà, molto interesse e partecipazione alle questioni italiane, coinvolgimento. Proprio questa solidarietà ritengo sia stata fondamentale nell’assegnazione dell’EuroPride a Roma 2011. Non a caso dopo Varsavia 2010. Perché i pride e l’EuroPride in particolare, non sia solo una grande festa di celebrazione dei risultati raggiunti, come è stato a Madrid, a Stoccolma o a Zurigo, ma anche una carovana dei diritti e delle visibilità e un modo concreto per dare solidarietà, creare un senso internazionale di comunità e condividere esperienze e buone pratiche. Credo che partecipare a un EuroPride e poterlo organizzare sia un’occasione unica e un’opportunità straordinaria di crescita per il tutto il movimento GLBT italiano. Dobbiamo usarla nel migliore dei modi per catalizzare proprio quella solidarietà e attenzione europea e provare a utilizzarla come uno degli elementi vincenti per far progredire la società (se non la politica) italiana.

Nell'attesa che sia Europride a Roma nel 2011, penso che il prossimo anno non mancherò l'appuntamento di Varsavia. E voi? Zurigo

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