A qualcuno piace leggere gay

Di tanto in tanto, qualcuno parla di un mercato editoriale più sconfinato di quel che si riesce persino a percepire: i libri a tematica omosessuale. Ne esistono e se ne scrivono di ogni genere e fattura. E' un mercato seppur di nicchia che stimola effervescenti appetiti anche alle case editrici generaliste di ampio respiro, come la torinese Einaudi o la Bompiani-Rcs Libri che ha recentemente pubblicato le favole di Vladimir Luxuria. Sulle pagine culturali di Repubblica di oggi è pubblicato un articolo di Simonetta Fiori su "L'Italia dei romanzi post-gay". Ne esce fuori un quadro non certamente esaustivo ma ci fa ragionare in parallelo con le realtà extraterritoriale come l'editoria gay Usa e la questione italiana. Vediamo in casa nostra che succede!

Un'editoria specificatamente gay e lesbica ha avuto la sua fioritura da noi circa 15 anni fa con la nascita, nel 1995, de "Il dito e la luna", una editrice lesbica, fondata coraggiosamente da Francesca Polo, che aprì anche alla narrativa gay maschile. L'anno dopo fu la volta di Zoe Edizioni che iniziò a pubblicare autori stranieri come Edmund White e Jane Rule. A investire sulla cultura gay arrivò anche Fabio Croce, scrittore anch'egli e attivista indomito nella comunità GLBT romana, che fondò le Edizioni Libreria Croce con collane che passano dalla narrativa alla saggistica, alla pura letteratura.

A dare una bella sferzata, nel 2004, nasce a Roma la Playground che edita libri di successo di vibrante scorrimento sia che si tratti di romanzi o di scrittori omosessuali che ampliano la loro scrittura oltre la normale visione della narrativa gay. Molto più recentemente nasce la WLM Edizioni con sede a Bergamo, con una produzione e vendita libraria ad alto tasso di comunicazione e conoscenza della cultura gay, riuscendo a colmare vuoti di altro sapere. Molti, anche tra noi, si chiedono se esiste davvero una letteratura gay e del perché necessiti un libro a tematica gay se molti scrittori stessi negano l'etichetta di autori gay. Ed ecco allora venirci in soccorso quel che viene definito come cambiamento della narrativa omosessuale, la letteratura "post-gay" che a detta della Fiori "restituisce più un'aspirazione o un desiderio che un traguardo conquistato". Insomma, si va verso una "normalizzazione" della letteratura gay? E se avviene questa "normalizzazione" che senso ha scrivere ancora fiondandosi nell'immaginario gay? Forse, come dice Francesco Gnerre: «Da noi una letteratura gay non ha avuto la stessa fioritura segnata negli Usa dai Leavitt, dai White, dai Cunnigham. O, meglio, c'è stata più o meno negli stessi anni la carica liberatoria di Pier Vittorio Tondelli e Aldo Busi, ma è mancato un movimento letterario definito». A favore di una lettura a tutto tondo omonarrata, Pastore, autore di Io non so chi sei: «Fino a quando saranno in molti a pensare che la parola gay sia un insulto, forse vale la pena ripeterla e sottolinearla». Di certo, a me, interessa molto, il vostro parere e quale libro a tematica gay vi è rimasto nel cuore.

Foto | Fabio Croce

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