La Cina apre le porte al Gay Pride


Per la prima volta, in Cina, si festeggerà il Gay Pride. Sarà Shanghai, per una settimana a colorarsi di raimbow con proiezioni di film a tematica omosessuale, esposizioni artistiche ed eventi "charity". Per non sottostare ad eventuali censure e a improbabili autorizzazioni, tutte le manifestazioni si svolgeranno in spazi privati aperti al pubblico e saranno gestiti dall'organizzazione Shanghai GLBT che conta più di mille aderenti, in collaborazione con la Lega Arcobaleno. I fondi raccolti serviranno ad aiutare gli orfani dell'aids attraverso la Fondazione Chi Heng di Hong Kong. Sarà, quindi un Gay Pride particolare ma, a sentire gli organizzatori, certamente non sottotono. Shanghai, per la comunità gay cinese resta una città multiculturale e aperta anche alle diversità. Non è un caso che in città esistano locali per gay e lesbiche e si parli di omosessualità senza tabù.

In Cina, l'omosessualità è stata depenalizzata nel 1997, anche se la situazione per coloro che vengono definiti "passione del morso della pesca", per indicare gay e lesbiche, non è proprio idilliaca. Pare che il motto governativo a riguardo sia quello delle tre negazioni: "non approvo, non disapprovo e non promuovo". Secondo alcune recenti stime si calcola che gli omosessuali cinesi siano il 3 per cento della popolazione, quasi 30 milioni.

Li Yhne, una sessuologa cinese molto conosciuta in patria, lo scorso anno analizzò il comportamento sessuale dei cinesi con una ricerca sull'atteggiamento della gente nei confronti della popolazione GLBT. Il 20 per cento dichiarò che non trovava nulla di male nell'omosessualità, mentre un 30 per cento la riteneva sbagliata e un 40 per cento un comportamento esecrabile. Sulla questione dei diritti, però, le cose cambiavano completamente: nove cinesi su dieci si sono detti favorevoli all'eguaglianza dei diritti tra eterosessuali e omosessuali, anche per quel che riguarda le opportunità di accesso al mondo del lavoro. Sull'accettazione di un figlio gay o di una figlia lesbica, tre quarti degli intervistati si sono detti tranquilli anche se molti speravano in un ripensamento. In realtà, in Cina l'omosessualità la si fa risalire addirittura al 500 a.C., durante la dinstia Zhou quando ogni imperatore aveva uno o più concubini maschi. Fu la cultura maiosta a mettere severamente all'indice l'omosessualità. Oggi, forse si apre una nuova pagina per gli omosessuali cinesi con questa settimana di eventi GLBT. Certo, come ha dichiarato uno degli organizzatori all'agenzia AFP: "Abbiamo coscienza che la Shanghai Pride non cambierà d'un colpo la percezione delle persone verso l'omosessualità, ma è sempre meglio che non farlo". Credo che alla comunità GLBT cinese e a tutta la gente che parteciperà alle manifestazioni di Shanghai Pride, possa andare il mio augurio, quello di Queerblog e il vostro, amati lettori.

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