L'Europa s'è destra. Quali diritti per il popolo GLBT?


Avrà ragione Oliviero Beha quando, analizzando il voto politico europeo, dice che la politica italiana è drogata, cannibalizzata dai numeri? Ovvero, si è persa la qualità del voto per appiattirsi sui numeri? Credo abbia ragione Beha e lo dimostra l'allucinante vittoria di un partito senza leaders, senza bandiera e con una rappresentanza numerica, contestataria e che non si sente rappresentata da alcun soggetto politico sempre più vasta: gli astensionisti. Ieri a tarda notte, quando è sfumato il voto plebiscitario auspicato dal premier, le direttive erano quelle di dire che gli italiani erano stati tra i più presenti ai seggi; che a differenza degli altri il governo teneva (peccato che si son dimenticati di Sarkozy o della Merkel); che insieme alla Lega l'attuale coalizione restava salda. E invece anche da noi, l'astensionismo ha premiato e castigato a destra e a sinistra se contiamo feudi dove il Pdl registrava "vittorie tombali", come in Sicilia e feudi in mano al Pd o alla Sinistra antagonista che passano di mano alla Lega o a qualche altra forza politica. All'astensionismo va sommato un altro risultato che è il successo di queste consultazioni: l'Europa si sposta decisamente a destra e in qualche Stato sono formazioni xenofobe che conquistano posti importanti a Bruxelles. In Austria trionfa il successore di Haider; in Ungheria i nazionalconservatori ed euroscettici di Orbàn. Ma sono le destre, nella loro compagine complessiva che trionfano per motivi nazionalisti, fors'anche di paura per un'Europa troppo larga e troppo permissiva e remissiva. E ora ci chiediamo: sarà un vantaggio o uno svantaggio per le politiche europee GLBT?

Credo sia ancora presto, molto presto per dare una valutazione su questa nuova Europa e sui comportamenti che avrà in sede di diritti civili GLBT. Se in Italia, almeno a parole, è la sinistra a rendersi disponibili in tema di diritti omosessuali; in molte parti d'Europa, leggi di tutela per i cittadini GLBT sono state promulgate dalla destra moderata. Possiamo quindi dormire sonni quieti? Direi proprio di no. La maggioranza dei seggi europei andrà al PPE; c'è questa nuova ondata ecologista guidata dal francese Cohn-Bendit; c'è il Psoe di Zapatero disarmato dai Popolari e pericolosamente ci sono questi nuovi ingressi di euroscettici e di rappresentanti xenofobi che vanno dalla Finlandia all'Olanda. Per quel che ci può interessare e servire, dalla nostra resta l'ILGA, ( (l'Associazione Internazionale di lesbiche, gays, bisessuali, transessuali e intersessuali) con una sua rappresentanza a Bruxelles e una attività costante in Europa. Ma non essendo un partito, la questione torna a riguardare i nuovi europarlamentari. I Radicali italiani che con Cappato e Marzocchi avevano fatto un lavoro di lobbing, erano riusciti a coinvolgere anche forze moderate a favore delle politiche GLBT, sono stati azzerati da un 2,7 per cento che non gli ha fatto raggiungere il quorum. Così come è accaduto al governatore pugliese Vendola, gay dichiarato, che con Sinistra e Libertà e la scissione con Rifondazione perde ogni possibilità di battaglie a Bruxelles.

L'Europa della crisi e delle paure ha vinto e con essa l'onda conservatrice e nazionalista che allontana anche noi da speranze che per la verità tali erano e sono rimaste, visto anche come, almeno da noi, si guarda più al partito di appartenenza che non a chi potrebbe e dovrebbe andare a Bruxelles per conto delle comunità GLBT nostrane. Mi ha fatto una certa impressione, sentire a tarda ora, Rocco Buttiglione, dichiarare in televisione con una certa enfasi, che questi risultati oggi lo porterebbero, senza ostacoli, alla poltrona di commissario europeo che gli fu negata a causa delle sue dichiarazioni omofobe. A dargli retta - ma speriamo venga ancora una volta smentito dai fatti - c'è poco da stare allegri. In queste elezioni poco si è parlato di Europa, per molti sono state le più grigie, le più gossippare, le meno sentite e le più assenti da parte degli aventi diritto al voto. Dicono che la disaffezione alle europee è endemica in tutti gli Stati dell'Unione, eppure c'è altro, come gli egoismi nazionali, la paura verso l'islamizzazione di una certa area europea e l'immigrazione (e in questo, credo, si allontana la candidatura della Turchia), l'insicurezza e la crisi economica, le troppe maglie aperte di molti Stati sui diritti civili, compresi i nostri. E' ancora presto per dire se candidati apertamente omosessuali siederanno a Strasburgo e Bruxelles; per molti di noi le candidature a marchio gay o lesbico erano secondarie, dimenticando che cinque, dieci o quindici rappresentanti apertamente gay e lesbiche avrebbero fatto la differenza. Ma così va il mondo. Così vanno le nostre e altrui contraddizioni. C'è un'Europa che plaude al successo straordinario di Barack Obama che ha il coraggio di una politica nuova anche sui diritti GLBT per poi, in casa propria, diventare l'opposto della politica obamiana. Non per nulla siamo il Vecchio Continente. Il nuovo sta altrove!

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