Il sindaco di Roma Alemanno: "Stiamo cercando una soluzione per il Gay Pride a Roma"


Evidentemente, in queste ore, il coordinamento del Roma Pride sta alacremente lavorando perché il corteo del Gay Pride di Roma del 13 giugno abbia la visibilità adeguata. Oggi, a rispondere alle domande dei cronisti è stato lo stesso sindaco della capitale, Gianni Alemanno, finito sotto la scure critica degli organizzatori per via del suo silenzio dopo che la questura aveva proposto un percorso che gli stessi organizzatori hanno definito "inaccettabile". «Non abbiamo nessun ruolo sulla vicenda - ha detto Alemanno - E' invece una questione che riguarda la Questura e la Prefettura rispetto al protocollo sui cortei. Ci siamo attivati per trovare una soluzione accettabile in maniera tale che venga rispettato il protocollo e che, allo stesso tempo, non appaia discriminatoria nei confronti degli organizzatori. Speriamo di riuscirci nei prossimi giorni.»

Nei giorni scorsi, oltre al coordinamento, si era mossa anche la deputata Paola Concia, con una lettera aperta al ministro degli Interni Maroni, al questore e al prefetto di Roma, in cui, tra l'altro, diceva: «Il Gay Pride, che nel nostro paese è purtroppo e troppo spesso accompagnato da inutili polemiche, nel resto del mondo è da sempre una manifestazione pacifica e colorata, legata alla richiesta legittima dei cittadini omosessuali e transessuali di diritti e dignità. (...) Il nostro è un paese democratico e la nostra Costituzione garantisce a tutti i cittadini il libero svolgimento di ogni genere di manifestazione nel rispetto delle regole comuni. Ci sembra pericoloso che oggi questa semplice regola democratica possa essere disattesa.» Con l'occasione, la Concia ha chiesto l'adesione ai parlamentari e ai candidati PD.

Anche Arcigay Roma e Arcilesbica, hanno fatto sentire la loro voce: «Ci domandiamo - dicono Fabrizio Marrazzo e Vanessa Schena - se ci sia la volontà di consentire al Gay Pride uno svolgimento sereno o se si voglia ridimensionare questo appuntamento che ormai appartiene alla nostra città.» Intanto, per sabato 6 giugno è stato indetto un sit-in nella Gay Street di via San Giovanni in Laterano, a partire dalle 22.00, a sostegno di un appello fatto al prefetto di Roma. A muoversi verso una soluzione condivisa, anche il Circolo Mario Mieli. La presidente, Rossana Praitano, ha scritto sul sito un articolo interessante e illuminante: "Chi sbarra la strada al Pride" che così conclude: «L’osservazione stravagante che viene fatta al Pride è questa: è solo una faccenda di carte da rispettare e di strade proibite (irrilevante poi se quelle carte in altri casi vengono disattese e se quelle strade sono vietate a caso). Nessuno proibisce il Pride.
Viene da rispondere: e ci mancherebbe pure; non siamo mica in Russia, dove gli omosessuali sono caricati dalla polizia. O forse no, non è vero, forse stiamo proprio scivolando nella Russia, ma non in quella palesemente poco democratica del 2009, bensì in quella dell’ottocento di Gogol, soffocata, plumbea, burocratica. Il Pride ne è proprio l’antitesi più eclatante. Un’occasione da non perdere per tutti, in qualunque strada sarà.». Insomma, i Gay Pride italiani sono come fumo negli occhi a molti e, onestamente non si capisce il perché. Così come non si capisce perché la politica italiana non si occupa di diritti, sia a destra che a sinistra. E vengono pure a chiedere voti!

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