Omosessuali? Compagni che sbagliano. Intervista ad Enrico Oliari

Copertina del libro Omosessuali? Compagni che sbagliano di Enrico OliariÈ da pochi giorni in libreria il nuovo libro di Enrico Oliari – presidente di GayLib e, come sostiene, coniatore del termine omoaffettivo – dal titolo Omosessuali? Compagni che sbagliano. Omosessualità e comunismo: ciò che non bisogna sapere. Il libro – edito da Prospettiva – oltre a ripercorrere le tappe del rapporto tra il comunismo e gli omosessuali (con l'omofobia comunista più violenta di quella cattolica), presenta varie testimonianze ed interviste tra cui quelle a Fausto Bertinotti, Franco Grillini, Luciano Lanna e Angelo Pezzana.

Enrico Oliari – autore anche de L'omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti – parla di questa sua ricerca con noi di Queerblog.

Perché questo libro?
Io penso che noi gay per pretendere i nostri diritti dobbiamo essere comunità, per essere comunità dobbiamo dimostrare di avere la nostra storia e quindi di non essere un fenomeno passeggero figlio di questi tempi marci. La storia, quella con la "S" maiuscola, deve avere due caratteristiche, cioè l'essere vera e completa: la storia gay che conosciamo noi, quella che ci riguarda, è molto lacunosa ed assai influenzata dalle ideologie. Sappiamo tutto, ad esempio, sul cosiddetto "omocausto" nazista, sulle persecuzioni fasciste, ma nulla su quanto accadde nei paesi socialisti, per certi versi più grave. Come neppure siamo informati su come vedeva il comunismo italiano gli omosessuali e l'omosessualità, nonostante l'omofobia comunista fosse assai più violenta di quella cattolica. Si pensi, ad esempio, ad un giovane operaio gay di Mirafiori degli anni Cinquanta: nel momento in cui era scoperto il suo orientamento omosessuale, egli veniva espulso dal partito e quindi condannato alla morte sociale. O ai confinati politici sotto la dittatura fascista, ai quali veniva raccomandata dal partito la masturbazione per non cedere all'omosessualità, oltre che l'allontanamento e l'isolamento di eventuali omosessuali. Esisteva insomma nel PCI una sorta di "moralità socialista" che voleva i gay afflitti da un male borghese o dalla perversione, per nulla rispondenti a quell'Uomo Nuovo che si auspicava. Con questo studio ho voluto colmare un vuoto avvalendomi dell'arma dell'obbiettività e nel contempo invitare la comunità omosessuale e non solo a non dimenticare, specialmente nella Giornata della Memoria, tutte le vittime di tutti i regimi, ovvero i gay perseguitati e morti sotto Stalin, Mao e il Che, al pari di quelle di Hitler. Altrimenti si tratterebbe di mera speculazione politica.

Spiegaci il sottotitolo, per favore: “Omosessualità e comunismo: ciò che non bisogna sapere”
Gli ultimi a toccare l'argomento furono, a parte qualche caso isolato come Giovannini, i militanti del FUORI di Pezzana agli inizi degli anni Settanta. Poi, con l'interessamento delle sinistre per la causa gay, quello del rapporto fra i mali del comunismo e l'omosessualità divenne un argomento tabù. Si pensi, ad esempio, allo stracciarsi le vesti di alcuni per l'affermazione di Fini sui maestri gay, salvo poi qualche anno dopo gli stessi andare in delegazione ad ossequiare il ministro dell'istruzione di Cuba, paese dove gli omosessuali non possono insegnare. L'avversione del mondo comunista per i gay è stata rimossa dagli stessi omosessuali in modo del tutto interessato proprio perché si sarebbe rischiato di compromettere l'appoggio dei partiti alla causa, oltre che le possibili scalate individuali al potere. "Ciò che non bisogna sapere" sono l'Aurica che ho intervistato a Costanza, torturata ed imprigionata in quanto lesbica per sette anni, il barbiere giustiziato in quanto gay in un Laogai cinese, il fatto che fu lo stesso "Che", mito di giustizia e libertà per molti, a progettare i campi di concentramento dove all'entrata stava scritto "Il lavoro vi farà uomini", o che il cinema e la letteratura di Pasolini erano boicottati dai giovani comunisti in quanto prodotti di un pervertito...

Domanda cattivella: qualcuno ha detto che hai scoperto l'acqua calda, dal momento che i totalitarismi in genere non tollerano l'omosessualità: cosa rispondi a queste affermazioni?
Un conto è la battuta da bar, un altro sono gli studi e le analisi storiche: certamente chi lo dice non ha ancora letto il libro, anche perché tali affermazioni sono state fatte il giorno stesso in cui è uscito il libro. Certamente in Italia si impiantano monumenti solo di un verso, perché certe persecuzioni suonano lontane. Eppure gli ultimi gay internati nei gulag sovietici sono del 1993, mentre l'Albania ci è più vicina della Germania. Avrò scoperto anche l'acqua calda, ma non mi sembra di vedere molti studi del genere in giro...

Nel suo ultimo libro Franco Buffoni scrive: “... l'omosessuale velato è anche molto spesso politicamente orientato a destra. Quello che ha fatto coming out è più facile che sia - o sia diventato – di sinistra. Per molti omosessuali le due cose procedono appaiate: la presa di coscienza politica con l'impegno a sinistra e il coming out”. Che ne pensi?
Sicuramente in un contesto politico di destra è assai più difficile dichiararsi gay rispetto al contesto di sinistra. Altresì è vero le cose stanno gradualmente cambiando e sempre più persone, come me, sono orgogliose del proprio orientamento affettivo e della propria idea politica. Oggi sappiamo, dai sondaggi, che circa un omosessuale su tre vota il centrodestra ed io invito tutti a non rimanere velati, perché c'è bisogno di un'opera di forte pressing affinché i nostri partiti cambino il modo di percepire le nostre istanze. E senza l'appoggio de nostri partiti è impensabile portare a casa una benché minima legge a nostro favore.

Che ci dici dell'incontro con Fini? Staino ha commentato così: “Fini apre la camera agli omosessuali” “Ha approfittato del fatto che il papa è in viaggio in medioriente?”
Ero presente all'incontro e mi sono rammaricato del fatto che noi siamo stati gli unici a parlare di riconoscimento della coppia gay. Sosteniamo infatti che l'omofobia (quello era l'argomento di discussione) vada,combattuta alla base, cosa che si può fare solo creando nella società la percezione che i gay e le lesbiche siano persone normali; lo Stato deve quindi riconoscere i diritti delle coppie dello stesso sesso, favorendo così quel processo di "normalizzazione" che porta al calo del tasso di omofobia. Tant'è che laddove le coppie dello stesso sesso sono riconosciute, i casi di omofobia, come pure di pettegolezzo, di derisione, di mobbing ecc. sono meno che da noi. Io penso che bisognava sfruttare l'occasione per strappare al presidente un impegno per la coppia gay in quanto realtà nel resto d'Europa, non quindi limitarsi ad invocare una legge antidiscriminatoria.
Sull'osservazione di Staino non concordo: Fini sta dimostrando in modo serio una laicità estranea persino ai leader di sinistra, cosa che gli sta procurando dei dissapori con lo stesso PDL. E mi piace sempre di più.

Si avvicinano le elezioni: quali sono secondo te le qualità che un politico dovrebbe avere per essere votato dai gay?
In relazione alle Europee, penso che un politico dovrebbe insistere affinché l'Europa si interessi maggiormente della discriminazione oggettiva a cui sono costrette le coppie omoaffettive italiane per la mancanza di leggi. L'Europa non può imporre all'Italia una legge per le coppie gay, ma può insistere affinché il nostro Parlamento si pronunci in materia.

Enrico Oliari
Omosessuali? Compagni che sbagliano.
Omosessualità e comunismo: ciò che non bisogna sapere

Prospettiva editrice, 2009
pp 209, euro 12,00

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