L'Elefantino sussurrò: "Se Berlusconi fosse gay...".


"Se non ci fossero in ballo questioni che riguardano il premierato italiano, ci riderei volentieri. Forse molte di queste cose si sgonfieranno dopo le elezioni europee, ma a uscirne con le ossa rotte saranno gli italiani". Mi lascia perplesso, un caro amico che sento ogni tanto e che vive a Berlino, effervescente città per i gay. Insomma, c'è tutta questa storia che in queste settimane riempie le pagine dei quotidiani, delle televisioni, delle riviste gossip e quelle che si danno aria di seriosità. La partita si gioca sotto il fuoco incrociato da una parte e dall'altra, da quando la moglie del premier, forse stufa di quanto le passava sotto il naso, ha deciso che forse era meglio un bel divorzio e chi s'è visto s'è visto. Hanno incominciato ad attaccare anche lei e poi i figli, e Noemi, e l'ex fidanzato e il bodyguard della signora Lario e chissà come e quando finirà tutta questa babele che ci fa dimenticare i veri problemi di casa nostra e ci fa dimenticare pure l'Europa per cui saremo chiamati al voto domenica prossima, quasi che davanti all'urna dovremo votare pro o contro Noemi; decidere se un premier sgalletta con le minorenni o sta pensando alla monnezza che trionfa a Palermo. Fidatevi: questa storia finirà come hanno deciso di farla finire coloro che hanno il mano il potere di manovra e di conduzione. Però, oggi, sul "Foglio", l'Elefantino, alias Giuliano Ferrara, in un articolo di fondo, in prima, dà un suggerimento al premier; uno di quei suggerimenti che solo lui sa orpellare con la maestrìa che gli è stata donata e titola: "Se Berlusconi fosse gay, tutto sarebbe in ordine".

In ordine? Berlusconi gay? Ferrara insinua che se il premier fosse c0me Armani o Dolce & Gabbana, "Non staremmo qui a domandarci se e come si debba difendere il suo stile di vita da una serie i sospetti, di attacchi, di inquisizioni, di stupori planetari" . Poi, Ferrara, che qualche pruritino omo l'ha avuto in balda gioventù, scomoda Ida Dominijanni, comunista e femminista che, a suo dire, ha capito che il leader ha un suo tratto infantile, ludico, adolescenziale e femminile. Ferrara, bravo com'è, riesce a dare un bel colpo al cerchio e un altro alla botte; a chi dà lezioni di moralità e a chi li riceve: "C'è qualcosa di marcio - scrive - nel moralismo machofobico di certi ambienti cattolici che stanno sempre lì a far "sociologia comprendente" intorno alle famiglie superallargate, scisse, sghembe, single o di vario altro disordine. (...) In aggiunta, la volgarità del pensiero giovanilista e brutale che accusa: sei vecchio, fa' la calza, vade retro." Se non sapessimo chi è Ferrara, quasi quasi ci sarebbe da credergli e rimanere confortati dalle sue parole. Ma, ahimé, così non è e miseri noi che il direttore tiri fuori il machofobismo.
E allora ecco la mia risposta: no, grazie, direttore; lasci il premier così com'è che trovo anche volgare il suo parlar "gay" come fosse un gioco o una condizione felice alla D&G, alla Armani o alla Alexander McQueen. Anche l'esser gay, sa, spesso è sinonimo di affetto, di vita di coppia, di sofferenza e di felicità, di vita tra persone che si scambiano affetto e lottano per la pari dignità e per i diritti che questa Italia non intende dare. Gli Armani o i D&G non rappresentano di certo la vasta comunità GLBT italiana e mai li vedrà in un Gay Pride o in TV a parlare di diritti negati e di omofobia; la fortuna e la bravura li ha aiutati a essere "speciali", a guardare noi "normali" gay come ad un mondo quasi lontano.
Colui che lei, caro Ferrara, vorrebbe si facesse passare per gay, sui gay ne ha dette tante. Nel 2007 sentenziò: "I gay sono tutti dall'altra parte". Nel 2000, sulla 'Nave azzurra' raccontò una barzelletta: "Un malato di aids va dal medico e gli chiede: 'Dottore cosa posso fare per la mia malattia?'; il medico risponde: 'Faccia delle sabbiature'. 'Ma dottore, mi faranno veramente bene?' 'Bene no, ma sicuramente si abituerà a stare sotto terra'". Ancora a Bruxelles, all'uscita da un vertice europeo, il premier alla stampa: "Se uno vuole santificarsi in Italia deve essere sia gay che di sinistra...". Più recentemente, lo scorso anno, dopo il cambio al portafoglio dei Trasporti preso da un francese dice: "E' molto più interessante per noi di occuparci di infrastrutture e trasporti che di omosessuali". La battuta era probabilmente dedicata a Buttiglione che fu bocciato come Commissario Europeo nel 2004, per aver avuto posizioni omofobe.

Ferrara, però tutto questo pare dimenticarlo o far finta che non conta nulla e finisce così: "Caro Cav., dia retta, si ricordi di quel che diceva di lei il compianto Enzo Biagi: "Se potesse, si metterebbe al posto dell'annunciatrice e si farebbe crescere le tette". Si finga gay, e saranno applausi.

Caro Ferrara, tutti applaudiranno, magari. Non noi, ne stia certo.

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