Termina processo contro tenente espulso dall’esercito USA perché gay

Dan Choi, il tenente espulso dall’Esercito degli Stati Uniti d’America perché gay e che nel 2010 venne arrestato dopo essersi incatenato alla cancellata della Casa Bianca per protesta contro il ritardo dell’abrogazione del Don’t ask, don’t tell, è stato giudicato colpevole dopo due anni di processo e dovrà pagare una multa di cento dollari.

Dan Choi

A novembre 2010 vennero arrestate tredici persone perché si erano incatenate alla cancellata dei giardini della Casa Bianca: motivo di questa singolare protesta erano gli enormi ritardi dell’abrogazione del Don’t ask, don’t tell che, come ricorderete, vietava alle persone apertamente gay e lesbiche di servire nell’Esercito USA. La norma, poi, venne finalmente abrogata nel 2011.

Tra i fermati c’era anche Dan Choi (in foto), tenente dell’esercito che fece coming out durante un noto programma televisivo e per questo fatto venne immediatamente espulso dal servizio militare. Veterano della guerra in Iraq e profondo conoscitore della lingua araba, Choi fu l’unico a dichiararsi innocente tra tutti quelli che vennero arrestati: gli altri manifestanti, infatti, raggiunsero un accordo per essere semplicemente multati (secondo un’ordinanza municipale chi si incatena alla cancellata della Casa Bianca viene processato o multato). Non avendo accettato la multa, Choi fu affidato alla giustizia federale che lo ha accusato di disobbedienza alle autorità e ha chiesto per lui la condanna a sei mesi di reclusione. Il processo è andato avanti tra alterne vicende e a fine marzo è stata emessa la sentenza: Choi è stato ritenuto colpevole, ma dovrà pagare soltanto una multa di cento dollari. Dan Choi, però, molto provato dal punto di vista psicologico per via della durata del processo, ha detto che non pagherà la multa e che è sua intenzione ricorrere in appello.

La sergente Mariam Ben-Shalom che nel 2010 è stata arrestata insieme a Dan Choi ha così commentato:

La lezione che oggi abbiamo imparato è che dobbiamo iniziare a prenderci cura degli attivisti che sono disposti a pagare in prima persona per la lotto contro l’ingiustizia. Oggi abbiamo avuto un esempio perfetto di quello che deve pagare un essere umano che protesta e lotta.

Via | Dos Manzanas

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