L'Avis di Scandale: "Se sei gay non puoi donare il sangue". Insorge l'Arcigay calabrese

L'Eos Arcigay Calabria ha protestato duramente contro l'Avis di Scandale (Crotone) perché quest'ultima ha vietato la donazione di sangue a tutti coloro che hanno "consumato rapporti omosessuali". Dall'Associazione fanno sapere che andranno per vie legali se l'Avis non correggerà il tiro realizzando una corretta informativa a riguardo. A commentare l'accaduto, Federico Cerminara, presidente di Eos: «Sono veramente allibito. Nel suo statuto, l'Avis del Comune di Scandale, è un'associazione di volontariato apartitico, aconfessionale, che non ammette discriminazioni di sesso, razza, lingua, nazionalità, religione, ideologia politica, ma dopo queste belle premesse, all'interno del sito si legge che bisogna autoescludersi dall'effettuare donazioni di sangue se sono stati consumati rapporti omosessuali. Mi chiedo quale sia il nesso di consequenzialità tra comportamenti a rischio e comportamenti omosessuali». Siamo andati a vedere, costatando allibiti, che l'Avis mette al secondo posto per l'autoesclusione proprio l'essere omosessuali, dopo "assunzioni di droghe". «Associare le malattie sessualmente trasmissibili alla comunità omosessuale - spiega Cerminara - è discriminatorio, stigmatizzante e lesivo della dignità della persona umana».

Il problema per le persone omosessuali, legato alla donazione di sangue, ha già creato altre grosse polemiche nel passato anche recente. A marzo scorso, il Policlinico di Milano, rifiutò la donazione di Lorenzo Masili, perché "soggetto a rischio". Allora, il Centro Trasfusionale e immunologia dei Trapianti del Policlinico di Milano, precisò Che "l'esclusione dalla donazione di sangue di soggetti maschi i quali abbiano rapporti omosessuali, deriva dalle indicazioni della Commissione Europea (Direttiva 2004/33/EC) e della Legge italiana (Decreto ministeriale 13.4.2005, allegato 4). In quell'occasione "Certi Diritti", l'associazione GLBT Radicale, fece una interrogazione parlamentare perché nessuna Direttiva europea recitava alcuna discriminazione verso le persone omosessuali.

Ancor peggio accadde nel 2005, a Paolo Pedote che, dopo aver visto uno spot del Policlinico milanese che recitava: "Se hai sangue nelle vene, dimostralo!", si presenta per la donazione ma quando la dottoressa capisce e vede che il soggetto è un omosessuale, gli nega la generosa donazione. Oggi, il nuovo, esecrabile fatto in quel di Calabria. Quante strade si percorrono in nome della discriminazione.

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