Scuola e adolescenza: le nostre esperienze

Gay_school Uno dei periodi fondamentali per lo sviluppo dell'essere umano è l'adolescenza e il passaggio che conduce alla maggiore età. I primi impulsi, i primi innamoramenti, le prime storie, cottarelle e l'inizio della vera e propria responsabilità. Per i gay, spesso, questo periodo di vita è anche uno dei meno felici. Ci si scontra con una società che spesso non ci capisce, con un ambiente e un contesto nel quale non ci ritroviamo. Se poi si comprende di non essere etero, i vari gruppi di amici con i quali usciamo ci sembrano sempre più estranei.

La scuola permette un confronto quotidiano con altri ragazzi coetanei che magari hanno una ragazza, una storia alla luce del sole, mentre noi abbiamo passato mesi, forse anni interi, a cercare ad affrontare un qualcosa troppo grande per farlo da soli. Difficilmente a quell'età si trova il coraggio di confessare al proprio migliore amico quello che stiamo passando: le nostre paure, le nostre sensazioni restano con noi, nel silenzio della nostra mente. E si cerca un confronto spesso estraneo, magari online, magari dietro ad uno schermo, ad un pc. Qualcuno che non giudica, che magari sta passando le tue stesse cose o che magari ha quella maturità e serenità che tu cerchi disperatamente.

Al liceo ero un ragazzo che da timido è passato ad essere, col tempo, più estroverso. Generalmente legavo più con le ragazze, con le mie compagne di classe, ma ovviamente non avevo mai una storia. Non ho mai avuto interesse a sperimentare quello che volevo, se un uomo o una donna al mio fianco. Ho passato anni a cercare di capire i miei sentimenti e le mie emozioni. Come da copione, la mia migliore amica era la classica figona dell'istituto, quella a cui quasi tutti andavano dietro. Io e lei, per una stessa ironia o carattere, abbiamo legato subito e siamo diventato quasi inseparabili. E, come secondo step del copione, mi ero preso una sbandata per il ribelle della scuola: ragazzine sbavavano per lui e aveva una corte spietata. Io lo vedevo come un mito, come quello che avrei voluto essere: il bruco che vuole diventare farfalla. Mi ero invaghito di lui, lo conoscevo e facevamo anche dei corsi extrascolastici comuni.

Ma la sceneggiatura non era da film gayfriendly e lui era etero. Aveva storie con alcune ragazze, mentre su di me iniziavano a farsi insistenti voci sul mio essere omosessuale. Sofia, la mia migliore amica, non ha mai indagato o violato la mia intimità, fino al momento in cui mi son sentito di confessare con lei il mio "timore": forse ero gay? Alle voci ormai ero abituato e nemmeno mi infastidivano più di tanto. Del resto poteva esserlo o non esserlo, non erano nella mia camera da letto e non potevano sapere nulla. E' stato al penultimo anno di scuola, quando le battutine avevano iniziato ad infastidirmi, che decisi di prendere il toro per le corna. Negare era inutile, per confermare non avevo la materia prima e non credo lo avrei mai fatto. Decisi così di fare il loro gioco. Alla festa di fine anno, chi voleva portava uno sketch, un mini spettacolo. Fu così che, d'accordo con alcune mie compagne, decidemmo di partecipare anche noi. E sotto le note di "Stop" entrarono le Spice Girls. Io ero Geri: minigonna, top nero, parrucca rosso bionda.

Ricordo ancora che il cuore mi batteva all'impazzata ma non ebbi mai dubbi su quello che stavo facendo. Avrebbe potuto essere un nuovo inizio oppure la mia lapidazione generale: e avevo ancora un anno in quella scuola. Al massimo c'era sempre l'opzione trasferimento in una scuola del Canada... Al termine della canzone vi fu la sorpresa: un tripudio di applausi e tutti che in piedi apparivano divertiti ed entusiasti della cosa. Si congratularono, risero, le loro battute non furono mai più velenose e iniziarono a non interessarsi più alle mie tendenze. Ero improvvisamente diventato "popolare" e divertente: il resto, almeno davanti a me, non veniva più discusso. Ebbe un grande successo e il finale fu quello che mi auguravo: un nuovo inizio. Finalmente avrei continuato la mia carriera scolastica apprezzato per quello che ero, come dice la mia amata Simo, " a testa alta e schiena dritta".

Foto | Gene Hunt

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