Buoni genitori. Storie di mamme e papà gay

Esce il 18 giugno in libreria Buoni genitori. Storie di mamme e papà gay, racconti di famiglie gay, un argomento che ultimamente stiamo analizzando approfonditamente, sia perché di grande attualità, sia perché ormai il gay baby boom è davvero scoppiato anche in Italia, nonostante non ci siano le leggi che tutelino queste nuove famiglie. Ma si sa noi italiani di fantasia e di caparbietà ne abbiamo da vendere, soprattutto quando ci mettiamo in testa di fare qualcosa. E d’altronde, come abbiamo già detto diverse volte, una coppia omosessuale che voglia allargare la propria famiglia deve o arrangiarsi con l’autoinseminazione (nel caso delle donne) o deve per forza andare all’estero (sia per l’inseminazione eterologa sia per l’utero in affitto nel caso degli uomini). Questo nuovo libro pertanto arriva proprio nel momento giusto: l’argomento è caldo, sentito (sempre più numerose le coppie che progettano la maternità/paternità) e siamo vicini al mese dei pride.

Buoni genitori è costituito da 5 racconti di famiglie (gay), composte e createsi diversamente - due uomini, due donne, o quattro genitori (sono i cogenitori, una coppia di uomini e una di donne che hanno insieme due gemelli). Storie di vita quotidiana a cui segue l’analisi di alcuni argomenti attinenti: maternità surrogata, fecondazione eterologa, omogenitorialità, terapia riparativa. Lo scopo principale è quello di sottolineare le mancate tutele per queste famiglie, a danno soprattutto dei figli, e l'assenza di argomenti decenti per condannare l'omosessualità e l'omogenitorialità. La fotografia che emerge è desolante. Non esiste un quadro normativo di riferimento, non esistono garanzie né riconoscimenti di diritti. Soltanto il pietismo e il buon cuore di qualcuno. Gli argomenti contro sono inconsistenti; a volte talmente assurdi da sembrare una presa in giro. A farne le spese sono soprattutto i bambini, i figli.

Sono sempre più convinta che, quando a parlare di certe tematiche che ci riguardano da vicino sono degli eterosessuali illuminati e preparati, il messaggio arrivi più chiaro, diretto e lucido. D’altronde se siamo noi a “difenderci” da soli, è chiaro che sembriamo di parte. Quando invece è un esterno a dimostrare certe tesi si è maggiormente disposti a ragionarci su. Per questo sono particolarmente felice quando qualcuno riesce a farlo, bene. Mi ricordo che durante tutte le polemiche del World Pride Roma 2000 fra i fiumi di parole che furono scritte sui giornali, le opinioni più brillanti e geniali furono firmate su Repubblica da due dei migliori giornalisti nostrani, Michele Serra e Natalia Aspesi. Riguardo a Buoni genitori, a cominciare dall’ottimo titolo, il merito va a Chiara Lalli, docente di Logica e Filosofia della Scienza alla Sapienza di Roma e di Epistemologia delle Scienze Umane all’Università di Cassino, già autrice di Libertà procreativa (Liguori 2004) e Dilemmi della Bioetica (Liguori 2007). Subito dopo il salto la nostra intervista all’autrice.

Buoni genitori, con la prefazione di Vittorio Lingiardi e la postfazione di Ivan Scalfarotto, racconta la storia di alcune famiglie formate da genitori gay. Ce ne parli?
Nicola, Matteo, Sofia e Barbara sono i cogenitori di due gemelli. Violetta e Arthur hanno due papà e sono nati da una madre surrogata. Sono solo due delle famiglie che si raccontano in questo libro. Che raccontano le loro giornate e la loro normalità. Qual è, infatti, la condizione necessaria per l’esistenza di una famiglia? Nel tempo e nei luoghi i modelli e gli assetti familiari mutano. La costante è il vincolo relazionale, non necessariamente biologico. L’affetto è un legame che va oltre il legame di sangue. Ecco perché il libro parla di famiglie e non di Famiglia. Per la legge italiana, però, non tutte le famiglie sono davvero tali. Questa è la prima bugia da combattere. Insieme a tutte le altre che pesano sulle famiglie omosessuali e sull’omogenitorialità. È una bugia crudele e infondata quella che vuole disgiungere l’omosessualità dal desiderio di essere genitori e dalla possibilità di costituire una famiglia. Due padri, due madri, un solo genitore oppure quattro. Famiglie a tutti gli effetti, tranne che per quello legale. Famiglie che esistono già, ma che vengono considerate illegittime. Famiglie nonostante le difficoltà derivanti dalla mancanza di tutela giuridica. Questa mancanza è motivata nell’interesse dei bambini: invece sono proprio i bambini che rischiano di pagare un prezzo altissimo a causa della sciocca idea che l’unica Famiglia sia quella costituita da una donna e da un uomo. La sola che “meriti” di essere riconosciuta dalle leggi italiane, ma che è soltanto una delle possibili famiglie, non necessariamente quella migliore. E sicuramente non l’unica. Contribuire all’affermazione dei diritti di queste famiglie è un dovere morale e politico: un Paese più giusto non è forse anche un Paese più felice?

Come hai avuto l’idea per questo libro?
Le ragioni hanno radici molto profonde e antiche: molti anni fa mi sono accorta con sgomento di avere incamerato uno dei luoghi comuni più diffusi e radicati, ovvero la perplessità di fronte alle adozioni gay. Appena me ne sono accorta ho cominciato a domandarmi perché avessi questo pregiudizio (non posso che chiamarlo così). “Perché lo avevo respirato ogni giorno e ogni ora”: non era una risposta soddisfacente, non come motivazione della perplessità. E non è moralmente ammissibile pensare che qualcosa sia giusto o sbagliato perché qualcuno lo sostiene o, peggio, perché “la gente mormora”. Ci ho messo poco a capire che non esisteva alcuna ragione valida per mantenere nemmeno un dubbio, e che chi alimentava questo pregiudizio non faceva che alimentare ingiustizia e discriminazione. Prima di approfondite analisi o fini ragionamenti basterebbe il buon senso: se l’omosessualità non è una patologia, una devianza o un disordine morale, allora non esiste alcuna ragione per considerare in modo diverso le adozioni per eterosessuali e per gay. L’orientamento sessuale non è rilevante per la valutazione genitoriale. Purtroppo la premessa (che l’omosessualità sia del tutto equivalente all’eterosessualità) non è condivisa da tutti: è questa la ragione più solida della condanna verso l’omogenitorialità. Ho voluto scrivere questo libro sperando di contribuire a demolire i luoghi comuni, scambiati troppo spesso per incontrovertibili evidenze su cui basare idee e leggi.

Come hai trovato le famiglie da intervistare e in base a cosa poi le hai scelte come rappresentazione della situazione delle cosiddette famiglie arcobaleno?
Ho cominciato a chiedere a chiunque. Non solo a quanti verosimilmente potessero avere dei contatti con famiglie gay (Famiglie Arcobaleno, in primo luogo, e altre associazioni). Ho chiesto a tutti in parte perché mi interessava chiedere alle persone cosa ne pensassero dell’omogenitorialità, in parte perché ero partita dall’ipotesi che vi fossero molte famiglie gay, che fossero amalgamate e mischiate alle altre (perché non hanno la fascetta al braccio per distinguersi dalle “altre”, anche se qualcuno amerebbe questa distinzione). Non direi che sono stata io a sceglierle, ma che ci siamo scelti. Alcune le ho corteggiate a lungo, sempre con la paura di essere insistente o invadente: l’unica mia difficoltà è stata proprio la paura di essere inopportuna entrando nella vita personale delle persone. Stavo sempre a chiedere “scusate se chiedo” e “posso?”. Spero che non mi ricordino come “quella che ci ossessionava con le domande”... Quanto alla rappresentatività: non ho selezionato un campione che potesse essere statisticamente e tecnicamente rilevante. Ho raccontato alcune storie, con l’intento di rendere più immediata la comprensione della loro realtà. Per provare a far conoscere, almeno un po’, un mondo che in molti vorrebbero tenere in ombra. Perché la conoscenza è una condizione necessaria per demolire i pregiudizi. Non sufficiente, purtroppo.

Famiglie gay italiane e famiglie gay nel resto del mondo… C’è differenza…
L’unica differenza deriva dal riconoscimento giuridico e sociale – se il termine di riferimento è costituito da quei Paesi in cui esiste una tutela. Ho difficoltà a parlare di una realtà tanto vasta e molteplice riducendola a una categoria o a delle caratteristiche precise. Le famiglie (gay) sono fatte da persone, e ogni persona è un universo eterogeneo e complesso. Le mancate tutele pesano, ovviamente, e magari imprimono un’orma simile in chi le subisce; basti pensare ad altre forme di discriminazione per capirlo. Una buona analogia, anche per i presunti argomenti contrari, riguarda il divieto di matrimoni interazziali, a cominciare dalla scusa ipocrita e falsa che “la società non sarebbe pronta”. Non credo che sia nemmeno vero, ma comunque se la società non fosse pronta a combattere una ingiustizia, qualcun altro dovrebbe prendersi la responsabilità di farlo. Queste famiglie mi hanno dolorosamente insegnato la difficoltà di dover rivendicare un diritto; la fierezza di rifiutare il pietismo di chi pensa di essere detentore di chissà quale Verità. Mi hanno ricordato di non cedere mai alla tentazione di credere a quanto “si dice” senza farsi domande e senza andare a guardare più da vicino. Che nessun modello formale può garantire la felicità e la buona genitorialità. Che non condannare le mancate tutele che gravano su queste famiglie ci rende complici di una intollerabile ingiustizia.

Quali sono le carenze italiane?
Sul piano giuridico direi che manca il matrimonio gay e un aggiornamento del diritto di famiglia, ormai quasi fermo all’ultima riforma negli anni settanta. Sul piano culturale manca la convinzione che l’orientamento sessuale sia un carattere come tanti altri, che non debba essere rilevante ai fini dell’attribuzione di pieni diritti. L’Italia sarà (sarebbe, mi viene da correggere con amarezza) un Paese migliore se il nostro orientamento sessuale fosse una questione privata, di cui parlare se abbiamo voglia ma del tutto indifferente per il possesso e l’esercizio dei diritti di cittadinanza. In Italia c’è questo rischioso connubio di stupidità (di non capire che la realtà familiare è in continua evoluzione, che non esiste un modello unico cui sottostare, che non esiste alcuna Famiglia Tradizionale o Naturale) e viltà (di piegarsi ai voleri, veri e presunti, degli spiriti più retrivi, spesso ipocriti, che alla voce “si fa ma almeno non si dice” pretendono di insegnare a tutti gli altri come vivere, senza che nessuno abbia chiesto loro consiglio).

La cosa che emerge dal tuo libro è che a farne le spese di questa situazione nel nostro paese, prima ancora che le coppie gay, siano i bambini che in queste famiglie nascono. Nello specifico puoi dirci a cosa sono sottoposti i bambini nati in nuclei non riconosciuti dallo stato?
Prima di tutto al rischio derivante dalla morte del genitore biologico, perché l’altro genitore per l’Italia è un estraneo. L’estraneità giuridica ha poi molte conseguenze, da quelle patrimoniali a quelle di tutti i giorni (permessi parentali, per esempio). Non dimentichiamo mai l’effetto sociale delle mancate tutele giuridiche. La vita quotidiana per fortuna è spesso più semplice e più giusta, ma è drammatico che non vi sia il riconoscimento di un diritto. Si creano anche situazioni grottesche, come quella che un bambino ha due genitori in Francia o in Canada, ma quando varca il confine italiano ne perde uno... (per riacquistarlo se torna indietro).

C’è chi, anche tra i lettori del nostro blog, sostiene che i figli nati da gay potranno crescere confusi o deviati. Ma i dati di altri paesi dicono altro. In base alla tua esperienza e ai tuoi studi cosa ci puoi dire?
Inviterei i detrattori a provare a distinguere i figli nati da gay e nati da eterosessuali. Fallirebbero miseramente. Io ho incontrato e parlato con alcuni figli. Che fossero nati da genitori gay non costituisce un marchio come quello che si fa sul culo delle vacche. Sono bambini, figli, e basta. Così come i genitori sono genitori, e basta. Se dovessi indicare una sensazione ricorrente direi che queste persone sono più attente e consapevoli della media (come conseguenza del percorso difficile che devono affrontare per diventare genitori). E le ricerche confermano questa mia sensazione: non solo i bambini cresciuti dai gay non subiscono danni mentali e relazionali, ma spesso dimostrano attitudini e capacità superiori ai bambini cresciuti in famiglie “tradizionali”.

Mi piacerebbe continuare a discuterne insieme a tutti voi... Il tema mi sembra caldissimo di questi tempi.

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