Sulle nozze gay la Corte Suprema USA sembra orientata all'abrogazione del DOMA

Nel secondo giorno di udienze della Corte Suprema, i giudici si sono soffermati sul Defense of Marriage Act. Stando alle domande poste da cinque dei nove giudici, sembra che l’ago della bilancia penda verso l’incostituzionalità del DOMA.

Sulle nozze gay la Corte Suprema USA sembra orientata all'abrogazione del DOMA

Seconda e ultima giornata, quella di ieri, di udienze per i nove giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America sulle nozze gay.

Se martedì erano state ascoltate le argomentazioni pro e contro il matrimonio ugualitario in riferimento alla Proposizione 8, ieri è stato il turno del DOMA (Defense of Marriage Act), la legge che vieta all’amministrazione federale di riconoscere il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Tutto fa pensare che tale norma sia riconosciuta come anticostituzionale, il che obbligherebbe gli USA a riconoscere le nozze ugualitarie – celebrate in quegli stati in cui è permesso – in tutti quegli ambiti come quello fiscale, della migrazione o delle pensioni. Inoltre verrebbe così permesso l’accesso ai benefici sociali per gli impiegati federali.

La Suprema Corte ha ascoltato, su quest’aspetto, gli argomenti degli avvocati di Edie Windsor che alla morte di sua moglie Thea Spyer, avvenuta nel 2009, non poté accedere a tutta una serie di benefici fiscali previsti dai matrimoni in materia di eredità e per questo dovette pagare trecentosessantamila dollari di tasse. E tutto questo nonostante il fatto che Windsor e Spyer, insieme da quarantaquattro anni, fossero sposate in Canada e nonostante che lo stato di New York avesse riconosciuto il loro matrimonio. Windsor presentò denuncia perché ritenne che il non riconoscimento del suo matrimonio da parte dell’amministrazione federale avesse violato le garanzie di uguaglianza contenute nella Costituzione degli Stati Uniti. Un tribunale federale le diede ragione in prima istanza, confermata poi da un Tribunale d’Appello di New York che stabilì che non ci sono argomenti costituzionali validi che permettano di trattare diversamente le coppie etero e quelle gay. La Corte Suprema dovrà ora stabilire se confermare la sentenza dell’Appello o meno.

Se nel caso dell’abrogazione della Proposizione 8 non si sa bene cosa pronosticare, per quel che riguarda il DOMA le impressioni sono quelle che la Corte Suprema si pronuncerà a favore dell’incostituzionalità, il che rappresenterebbe un grandissimo risultato per i cittadini tutti e, in particolare per quelli LGBT, che si vedrebbero parificati, in tutto e per tutto, ai matrimoni omosessuali. L’abrogazione del DOMA, inoltra, significherebbe che i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati fuori degli Stati Uniti sarebbero riconosciuti con la stessa procedura necessaria per riconoscere quelli etero.

Via | Dos Manzanas

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