Film LGBT a Cannes: la Croisette si fa gay

croisette

Quel che vale a Venezia, vale a Cannes; ci sono gli imboscati che si fingono reporter o amici degli amici degli amici di qualche starlette per poter entrare alle proiezioni; c'è chi si fa prestare un Valentino per passare inosservato e luccicante ad un party, prima che qualche bodyguard si accorga del "fasullo" e lo inviti ad andare a sgranocchiare altrove. C'è anche il bel mondo del cinema che festeggia davvero e "nessun parta" fino alla completa rappresentazione del film, applausi compresi.

Cannes ormai è l'ouverture europea di quello che verrà rappresentato nelle sale cinematografiche in autunno, prova ne è che registi e attori prenotano con largo anticipo la loro presenza.

Pellicole che possono interessare la tematica e gli spettaori GLBT, non mancano anche in questa edizione. C'è, ad esempio, Bright Star di Jane Campion, in concorso per la Palma e che uscirà nelle sale italiane dal 28 agosto. Campion racconta il legame passionale tra il poeta inglese John Keats e Fanny Brawne, diventata la sua musa ispiratrice fino alla tragica morte che la rapisce a soli 25 anni, causa tubercolosi, a Roma. A contrastare questo idilliaco amore, un amico di Keats con cui c'è un legame omosessuale. «Una storia alla Giulietta e Romeo, tenera e tragica», ha spiegato la regista australiana che è tornata a Cannes dopo alcuni anni e la Palma d'Or vinta nel '93 per "Lezioni di piano".

La Cina non ha gradito molto l'opera di Lou Ye, tanto che la stampa nazionale ci ha scritto molto poco. La pellicola presentata al Festival di Cannes si intitola Spring Fever, considerata una storia d'amore commovente dalla stampa europea e americana e bollata di critiche assurde da quella cinese per la tematica omosessuale e per molte scene di sesso. Lou, di questo si è lamentato in conferenza stampa: «Il fatto che il pubblico cinese mi conosca solo grazie ai dvd copiati è ridicolo». Che in Cina, l'omosessualità non piaccia al potere è cosa risaputa e scontata, anche se certe aperture, lente come un bradipo, si stanno concretizzando. Vedremo! Dalla Cina all'America, forse poco presente sulla Costa Azzurra e alla selezione della Quinzaine des Realisateurs, magari per essere più visibili e vincenti, in autunno a Venezia. Ci sono però Glenn Ficarra e John Requa, narratori di I Love You Philip Morris, storia di un criminale che si innamora del suo compagno di cella. Il film sta avendo una storia controversa perché non si trova un distributore americano e rischia di passare direttamente all'home video. Quando si dice bacchettonismo!

E per concludere, il bravo Pedro Almodovar che proprio oggi ha presentato la sua ultima creatura, omaggio alla Spagna che si è lasciato dietro gli orrori del regime franchista, e al cinema: Gli abbracci spezzati. Star della pellicola, Penelope Cruz, alla sua quarta prova con il regista spagnolo. Difficile e inutile raccontare la trama del film che, come tutte le pellicole di Almodovar, vanno viste, interpretate, capite e magari riviste.

Nei film da lui diretti, ha spiegato alla stampa Almodovar «le donne sono sempre più forti, combattenti e i maschi deboli. Forse perché sono stato educato al grande spettacolo della vita da una famiglia diretta da donne forti. Ammiro queste donne, a loro dobbiamo il recupero del nostro Paese. Sarà forse per questo che i ragazzi di quegli anni hanno 4-5 centimetri più dei loro predecessori? Intendevo in statura, naturalmente». Più seriamente, Almodovar spiega: «Nella storia del protagonista maschile c'è la metafora della Spagna che è diventata una democrazia adulta e solida e ha potuto fare i conti con il suo passato perché è impossibile rinunciarvi, altrimenti quei fantasmi rischiano di corrompere la democrazia».

Ora non ci resta che sognare una Palma d'Or ad una di queste pellicole. Non si sa mai!

Foto | Imaginair

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