Giovani Cristiani contro Gay Pride in Sardegna: la nostra risposta

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Ci risiamo! Come ogni anno, puntuali e infervorati da chissà quale melensa ideologia omofoba, i "soliti noti" ingaggiano una loro insensata battaglia contro i Gay Pride. A ruota li seguono coloro, per lo più politici e criptochecche che intendono dare alla manifestazione un target adeguato, "sobrio", decisamente in completino nero Armani e cravatta hold old style; insomma: basta con le trans-tette al vento, i panta-short e tutti quei colori che non si adeguano alle tonalità di grigiume imposto quotidianamente. Lo ha chiesto, pena il ritiro patrocinante, la sindaca napoletana, Rosa Russo Iervolino, agli organizzatori dell'evento annuale GLBT. Chissà se varrà anche per mandolini e tammuriate!

Oggi, poi, un gruppo che si definisce "Gioventù Cristiana" ha fatto pervenire alla nostra redazione un comunicato stampa che, per amore cristiano verso questi disinnamorati cristiani dell'intolleranza, pubblichiamo alla fine di questo post.

Naturalmente sono andato a dare una occhiataccia ai commenti sul loro sito e ho trovato il migliore, o peggiore, florilegio di quello che noi indichiamo come innaturale comportamento verso altri esseri umani, quasi sfiorando non solamente il disprezzo verso le persone GLBT e superandolo, ma toccando l'omofobia più penosa e fuori da ogni cristiana, possibile discussione e confronto.

«Bisogna essere feroci, loro sono nemici della Chiesa ed essendo nemici della Chiesa sono nemici di Dio (ha proprio fatto scuola Ferdi! ndr.) e i nemici di Dio e della Chiesa devono essere attaccati e condannati con tutta la forza possibile. (...) Spero che la Sardegna si rivolti e si accanisca con tutta la FEROCIA possibile contro chi "manifesta", ricordando che carnevale è finito...». «Trovo che l'idea della manifestazione sia scandalosa! Se verrà autorizzata mi recherò a Sassari per impedire anche a costo della mia incolumità che possa svolgersi. A piazza Tian'anmen un giovane fermò i carri armati; io posso tranquillamente fermare i carri osceni...». Questi due dei commenti pubblicati; ovviamente c'è anche chi scomoda Sant'Agostino e chi San Francesco di Sales, ma in tutti sembra uscire un'acrimonia feroce, un gusto al disgusto verso chi è diverso da loro, verso la nostra comunità e quella giornata che a chieder loro del perché si faccia in tutto il mondo non sapranno neppure sillabarne l'incipit. Sanno cosa è il Gay Pride? Sanno da cosa nasce e il significato di questa "carnevalata"?

In questi anni ho partecipato a molti Gay Pride in tanti Stati dove le organizzazioni GLBT sono delle vere lobby, capaci di integrarsi con la popolazione e discutere da pari con la politica. Succede a Montréal, a Berlino dove governa un sindaco apertamente gay; succede in Francia, in Belgio, in Austria, a Copenhagen e in Svezia dove quest'anno si terrano gli Outgames. Succede che in questi Paesi, il Gay Pride viene vissuto come ricordo di quello che è accaduto allo Stonewall il 27 giugno 1969, e se ne fa festa collettiva per ricordare che la normalità è stabilire diritti per tutti, integrazione e rispetto. Non è un caso che in quelle sfilate europee e in altre parti del pianeta, si uniscano alle colorate organizzazioni GLBT, poliziotti, vigili del fuoco, medici, comunità cristiane come i valdesi, tutti a ribadire che le discriminazioni offendono l'umanità prima ancora che gay, lesbiche e trans. Si contano i partecipanti a questi Gay Pride: 3 milioni a Rio de Janeiro; 1 milione e mezzo a New York, Montrèal, Toronto, Parigi, Londra, Stoccolma. Ma di che stiamo parlando quando parliamo di Gay Pride? Di cosa stanno parlando questi ferventi giovani cristiani che hanno lasciato in qualche sacrestia tutta la loro spiritualità, l'atteggiamento cristiano di chi deve dialogare con tutti, il perdono, la carità, la sensibilità a non condannare ma a comprendere e aiutare. Su dicono sdegnati. Ma da cosa? Da una manifestazione come il Gay Pride che, ahimé, in Italia fa gridare di gioia l'Arcigay, quando raffazzolano 200 mila persone, e magari a Sassari 50 o 100? Ma oltre la Chiesa, che intendiamo rispettare profondamente e convintamente, sanno questi "cristiani" che, appunto, non siamo in piazza Tian'anmen, ma in uno Stato dove il diritto a manifestare è sancito dalla Costituzione? Che intendono, impedirci questo diritto, in nome di una nuova crociata? Siate seri e misericordiosi, ma siate seri. Nella comunità omosessuale esistono organizzazioni di gay e lesbiche credenti; non vorrete demonizzare anche loro? Il Gay Pride, siatene certi, non è fatto contro la Chiesa, ma nel ricordo di quel giorno del '69, da noi chiede pari diritti ai legislatori, perché nessuno ha scritto sul passaporto 'cittadino di serie A' o 'cittadino di serie B'. Inoltre, visto che spesso i cristiani si occupano più di sofferenza che di gioia, pensate ai tanti ragazzi o ragazze che veramente soffrono quotidianamente la loro condizione, si sentono e sono emarginati e offesi nella loro più semplice dignità. Spiace, anche personalmente, che qualcuno si senta offeso da certi riti che il Gay Pride non può incensare ma neppure vietare per il rapporto, spesso duro, che la Chiesa ha verso gli omosessuali. Ma, ripeto, la manifestazione non è contro la Chiesa o le religioni.

Cari "amici" di Gioventù Cristiana, andate al Gay pride di Sassari; spiegate le vostre ragioni col cuore e con le parole, ascoltate quelle di chi partecipa a quella sfilata e forse davvero Dio sarà ancora più vicino a voi e a noi. Nessuno vuol minare le fondamenta della famiglia tradizionale a cui noi tutti siamo legati e partecipi. Si chiedono diritti negati che sono altra cosa e non mi pare sia difficile capire una semplicità come questa. Dare più diritti significa arricchire una società in termini anche spirituali e morali, oltre che materiali ed economici. Spagna dixit!

Nota per i nostri lettori: Vi prego, di vero cuore, di astenervi da insulti e contumelie anche tra voi. E' la ragione, il buon senso e il dialogo che aiutano tutti, mai la sopraffazione e la denigrazione. Vi ringrazio tantissimo.

Sdegno di Gioventù Cristiana per il "Gay Pride" di Sassari

Il movimento giovanile cattolico Gioventù Cristiana si oppone sdegnato alla grave decisione di concedere al Movimento Omosessuale Sardo l'autorizzazione per manifestare a Sassari in favore della pratica omosessuale.

In un periodo in cui la famiglia naturale è messa sempre più sotto attacco con famiglie separate e divorziate di cui a farne le spese sono sempre ed esclusivamente i figli, ci chiediamo se sia effettivamente il caso di effettuare manifestazioni di questo tipo.

Segnaliamo il fatto che questi signori che chiedono libertà e diritti per gli omosessuali di cui noi non abbiamo nessun tipo d'astio, si siano permessi come già avvenuto in precedenza di affiggere nella città manifesti irridenti Gesù, la Madonna ed abbiano messo in giro immagini con il S. Padre Benedetto XVI con le mani grondanti di sangue.

Non capiamo dove sia finito lo spirito di laicità tanto invocato da questi, se poi questa viene a mancare sconfinando nel laicismo e nell'offesa al sentimento religioso di chi non la pensa come loro. Ancora più grave è il fatto che questi manifestanti vorrebbero partire proprio davanti ad una chiesa che da sempre ha rappresentato - e continua a rappresentare - la storia religiosa di Sassari come Santa Maria di Betlem.

Noi giovani non ci adegueremo, e resteremo sempre fedeli ai valori tradizionali.

Gioventù Cristiana

Foto | KcJc

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