Stasera cena gay: Cucina gay – facile e creativa di Antonio Lapipa e Davide Della Rondella

cucina_gayRide il bel ragazzo con cui ogni tanto divido letto e piaceri; fissa sorpreso la copertina del libro che tengo tra le mani: “mi avevi abituato ad altro tu: Scott Heim, Rachid O, Gilberto Severini, Delia Vaccarella. Mo' cosa è questa roba?”, ride sorpreso.

La roba è un libro, tra i tanti che mi arrivano, alla ricerca di una recensione. E questo fa proprio al caso, perché esce dalla solita letteratura gay, dai racconti mielosi e carnali per finire dagli scaffali del salotto alle pentole. Si chiama Cucina gay – facile e creativa di Antonio Lapipa e Davide Della Rondella (Coniglio editore). Il primo insegna alla Sorbona di Parigi, l'altro scrive romanzi e insieme hanno firmato saggi di storia dell'alimentazione, tradotti in francese, polacco e inglese.

Se i popoli si nutrono, i gay sono capaci di convivi raffinati, serate memorabili; del cibo tradotto in puro sesso. Un recente studio pubblicato dall'americana ANRED lanciava un campanello di allarme per i maschietti eterosessuali e per i gay che sviluppano disturbi alimentari per diverse ragioni. Per i gay la tendenza è quella di concentrarsi sulla propria immagine corporea, l’aspetto, l’apparire seducente e quindi a seguire diete disordinate e alimentazioni che rendono vulnerabile la propria salute. C’è anche un feedback negativo da parte della società che non aiuta a viversi meglio.

Ora questo libro, tra il divertisment più frociarolo e la voglia di diventare uno chef a target gay, forse aiuta. Ad ogni tipologia gay, la propria ricetta, così per Quelli che sono in coppia da poco, ecco la Pioggia dorata di cazzetti d'angelo o per Quello che non ha più l'età, la ricetta consigliata: Struzzo alla Oscar Wilde. Ci sono anche dei comandamenti da seguire prima di interagire in società quando si è a tavola, quindi niente jeans strappati o sms inviati al conoscente in quella darkroom la sera prima.

E poi il meglio del prima: apparecchiare una bella tavola, dando sfogo alla propria creatività sotto la felice protezione di San Sebastiano (ci vorrebbe un Pride solo per lui). E via con gli aperitivi, i primi, i secondi, il dolce e la famosa Nutella, una volta liquidati gli amici, da spalmare e consumare sul corpo dell'amato/a. Altro che Nove settimane e mezzo.

L'amico Fabio Croce, racconta una nuova versione del termine “finocchio”. Niente inquisizione per profumare gli omosessuali arsi vivi, ma semplicemente l'uso dell'erba finocchiella sulle tavole dei Medici a Firenze: un aroma per arrosti usato da parecchi cuochi che mostravano evidentemente comportamenti omosessuali o effeminati, “coloro che usavano il finocchio in cucina”.

Il libro non tenta neppure di essere serio, perché la cucina ha davvero il sapore del sesso consumato, delle passioni tradite e riconquistate. La tavola è il miglior teatro dove iniziare o finire una storia; a volte basta una impepata di cozze riuscita male per tornare da mammà o un uovo cotto a puntino, tappezzato di tartufo, per sciogliere ogni arcigna resistenza. «Fino ad oggi ci eravamo serviti del ricettario di Raffaella Carrà, la quale si sarà accorta che le innumerevoli ristampe che ha avuto negli anni il suo libro, in gran parte sono dovute all'insaziabile bisogno di glamour che abbiamo».
Vero, verissimo, e allora che aspettate a servire? Qualcuno, intanto, stappi le bollicine.

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