Alla presentazione del libro I Diritti Diversi noi c'eravamo. Ecco interviste e gallery


Come vi avevamo preannunciato, Queer era alla presentazione del libro Diritti diversi, la legge negata ai gay, scritto dall'avvocato AnnaMaria Bernardini De Pace. Solitamente alle presentazioni di libri il pubblico è scarso e quando si arriva a 50 persone viene considerato un successo. La sala della Feltrinelli di Galleria Colonna a Roma era in questo caso stracolma. Tantissimi i volti noti e veterani del movimeno glbt ma anche dello spettacolo: da Ela Weber a Roberto D'Agostino, da Irene Ghergo e Raoul Bova, genero dell'autrice del libro. A presentare il libro, come previsto, Pierluigi Diaco, Vladimir Luxuria e Imma Battaglia che non si sono risparmiati anche in discussioni accese fra loro e con il pubblico.

Il dibattito, devo ammettere molto interessante, che ne è scaturito ha toccato diversi temi: in primis la teoria dell'avvocato De Pace contenuta nel libro, che sostiene che la nostra Costituzione non ha in realtà bisogno di alcuna legge ad hoc per i gay in quanto non contiene alcuna restrizione riguardo al matrimonio civile, non facendo alcun riferimento ai sessi. Accontentarsi di Di.Co o altre leggi restrittive ridicole è secondo la De Pace una sconfitta. La nostra Costituzione è già più aperta di quelle di altri paesi, deve solo essere rispettata e messa in pratica. Se non dalla legge da noi stessi, come nel caso della coppia di Venezia che infatti ora aspetta il responso del giudice. Interessante sfida quella lanciata dall'avvocato che esorta tutti i gay che vogliono sposarsi a farlo e qualora vengano bloccati promuovere una sorta di class action. La De Pace ci è sembrata sinceramente agguerrita e promotrice di totale uguaglianza degli omosessuali in una società civile, tanto da poter essere presa a braccetto come paladina e sostegno alle nostre rivendicazioni. Ed è quanto deve aver intuito Imma Battaglia che infatti si è dilungata sull'importanza del lavoro svolto dalla De Pace che le ha aperto gli occhi sui nostri diritti in Italia.

Non sono mancate le polemiche. Durante il dibattito, inevitabile, sugli errori del movimento glbt italiano tutti si sono espressi sulle divisioni che animano gli attivisti italiani che rendono solo un pessimo servizio alla battaglia per i diritti. Inoltre, tra il nostro Stefano Mastropaolo (autore della foto che vedete) e Pierluigi Diaco si è sfiorata la rissa quando il giornalista di Sky ha tentato di difendere il diritto alla privacy dei gay (sacrosanto) ma sostenendo che non tutti i gay sono obbligati a dichiararsi. Il ché è vero ma quello che Stefano e la De Pace hanno tentato di far capire a Diaco è che il non dichiararsi è comunque frutto di una scelta dolorosa e non facile, mentre Diaco sottolineava un certo vittimismo. Sicuramente il nostro Stefano potrà spiegarci nel dettaglio il motivo della sua furia. Ora lasciamo spazio alle interviste e alle dichiarazioni della giornata del 5 maggio scorso. Ma sono certa che avremo di che discuisire insieme sui numerosi argomenti sviscerati durante questo evento che si è rivelato una interessantissima tavola rotonda sul movimento glbt italiano.

Dopo il salto il nostro reportage (interviste e gallery). Ma ora aspettiamo anche i vostri commenti. E alle prossime presentazioni di questo libro io al posto vostro ci andrei, si è detto più in questa occasione che in tanti convegni.

Pierluigi Diaco:

Sono scettico sulla possibilità di raggiungere obiettivi giuridici per il cittadino glbt senza il mondo cattolico. Non credo che il movimento glbt abbia fatto capire il valore dell'omosessualità a tutti coloro che non sanno bene di cosa parliamo. Per le nostre nonne ha fatto più Luxuria all'Isola dei Famosi che non il movimento con le sue battaglie. Trovo grave che i cattolici di sinistra non abbiano legiferato indipendentemente dal Vaticano, è questo l'errore.

Imma Battaglia:

Molti mi chiedono come mai ultimamente sono di posizioni più moderate rispetto al passato. Be' nel corso della vita si cambia idea. Io sono diventata militante perché volevo affrontare le mie paure. Oggi ritengo fallimentare l'azione dei gay da un punto di vista politico non della visibilità. Credo che il nostro interlocutore debba essere necessariamente chi gay non è, chi ha pregiudizi, chi vota Berlusconi. E per questo sono stata tacciata di essere una che strizza l'occhio a destra, ma io dico solo che bisogna oggi parlare a tutti, senza chiusure o pregiudizi, e che credo questa un'arma vincente per arrivare a tutti. La sinistra sbaglia ad avercela solo e sempre con Berlusconi. Perché oggi ce l'ho meno con la chiesa rispetto al passato? Perché 5 anni fa, durante la malattia di mio padre, un prete ci è stato così vicino e così di supporto che non posso che avere un approccio diverso alla fede ora, un nuovo rispetto. Tornando alla politica: credo che oggi a fare la differenza non sia un politico gay ma una politica che si occupi di questi temi. Mi sono candidata alle Europee per Sinistra e LIbertà per la grande stima che ho di Nichy Vendola e spero di aiutarlo.


Vladimir Luxuria:

Questo libro è importante perché è chiaro anche per chi non ha una formazione giuridica. Io continuo a pensare che siamo nel giusto. Che il movimento glbt non sbaglia e non è contro niente. E' iniziato come movimento propositivo. Sono gli altri (soprattutto la Chiesa) che ci si sono messi contro e allora il movimento si è messo in una posizione difensiva. E' chiaro che bisogna distinguere tra Chiesa (intesa come gerarchie ecclesiastiche) e cattolici, e il fulcro del tema è la laicità dello stato. Il movimento glbt vuole da sempre affermare che esistiamo e che amiamo. Nel libro si parla molto di questo soprattutto riguardo al diritto di assistenza, che non è, si badi bene, solo diritto di persona ma proprio diritto di coppia. Se po noi avessimo chiesto di sposarci in chiesa allora avrebbero ragione di dire che siamo provocatori, ma noi vogliamo solo poter essere liberi di sposarci civilmente ed essere uguali agli altri cittadini. E invece è la Chiesa che impne la sua visione anche a tutti coloro che magari cattolici non sono.

AnnaMaria Bernardini De Pace:

Nel libro dico questo: la Chiesa entra nelle decisioni dello Stato. I gay sono già parte delle nostre famiglie: sono i nostri cugini, fratelli, nipoti. Quindi perché non considerarli? L'omosessualità non è considerata una malattia dal '72, è una possibile varietà dell'orientamento sessuale dal '94 e questo la chiesa non lo ha capito. In un stato civile non deve esserci ingerenza. Nel libro chiedo un contratto civile non canonico. La costituzione è specchio di principi di uguaglianza e parità fra i cittadini. Chi conosce la costituzione sa che è una vergogna che non sia garantito il matrimonio per i gay (3 milioni non sono una piccola minoranza). Gli articoli 2, 3 e 29 sono chiari. Ed è proprio per il rispetto del codice civile che io faccio questa battaglia. Senza contare poi che noi per l'Europa siamo fuori legge. In Italia tutte le minoranze hanno un riconoscimento (rom, rifugiati, portatori di handicap), tutti tranne i gay, e questo solo per l'ingerenza vaticana. Ogni cittadino omosessuale dovreebbe essere promotore di questa battaglia. Vorrei che tutti i gay che vogliono sposarsi facciano richiesta delle pubblicazioni per obbligare i giudici a legiferare, come è successo a Venezia (tra l'altro per opera di un giudice, guardacaso, donna). Sono contraria a Dico, DiDoRe, perché sono contentini ghettizzanti, l'obiettivo deve essere il massimo. Già i gay devono fare dei passaggi obbligati e dolorosi come accettarsi, passaggio che gli etero non fanno, non possono continuare a soffrire nella discrimazione per come sono. La nostra costituzione è pronta ed è persino meglio di quella di Zapatero. I matrimoni sono la vera uguaglianza, non le unioni civili. Il movimento glbt deve cambiare strategia, deve essere unito per ottenere ciò che gli spetta. Guardate quante gente c'è qui oggi, significa che è una questione che interessa. I grandi movimenti hanno ottenuto ciò che volevano uniti. Il movimento femminista era unito. I gay no. Facciamo un Gay Pride unito come in Europa, senza provocazioni, vediamo se cambia qualcosa.

Vladimir Luxuria:

Riguardo al Gay Pride io non la vedo questa volgarità. Trovo molto più volgari altre cose. Riguardo invece alla differenza tra conviventi e coniugi, ad esempio il convivente etero ha meno diritti ma anche meno doveri del coniuge. Ad esempio non è obbligato all'assistenza sanitaria e l'inasprimento della pena in case di violenze vale solo per i coniugi. Vogliamo questo? Io vorrei una legge che davvero equipari i coniugi gay da quelli etero, diritti e doveri. Se dovesse esserci una legge simile dovrei poi trovarmi un fidanzato. Ma non so quale sia obiettivo più improbabile, che io trovi un compagno o che passi una legge simile...

AnnaMaria Bernardini De Pace:

Questo è un libro per i nemici dei gay affinché possano, mi auguro, cambiare idea. I gay non vanno tollerati ma condivisi.

Come vedete il dibattito è stato pregno e pieno di spunti. Eccovi anche la gallery.

Alla presentazione del libro I Diritti Diversi

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