Negata ancora una volta Piazza S.Giovanni al RomaPride: intervista con gli organizzatori

Che non si respirasse aria favorevole da parte del Comune di Roma per il gay pride nella capitale si era intuito fin da quando il sindaco Alemanno, seppur non richiesto, ha messo le mani avanti affermando che mai avrebbe concesso il patrocinio alla manifestazione degli omosessuali. C'era da aspettarselo quindi che anche quest'anno (come nel 2008) avrebbe dato filo da torcere agli organizzatori del RomaPride. E' notizia di ieri sera che la questura ha negato l'arrivo del corteo a Piazza San Giovanni per la data del 13 giugno.

Questo luogo di arrivo è legato a due dei soli sei percorsi previsti nel Protocollo del 2009, promosso dal Comune della Capitale per lo svolgimento delle manifestazioni. La motivazione del rifiuto è la presenza di una processione rionale in onore di Sant’Antonio. Il Circolo Mario Mieli ha quindi chiesto medesime strade e piazza anche per il 20 giugno, disposto ad uno spostamento della data pur di ottenere un percorso coerente con una manifestazione che ormai da tre anni porta nelle strade più di 200.000 persone. Anche per questa data è stato opposto un diniego, motivato da una serie non precisata di manifestazioni religiose a partire dal 20 giugno per la preparazione della festa di San Giovanni Battista. La Questura ha quindi invitato gli organizzatori ad indirizzarsi sui soli tre percorsi rimasti, avendo indicato come impraticabile quello per Piazza del Popolo, inadatto per una parata imponente e fornita di carri quale è il RomaPride. Il Mieli ha rifiutato le alternative, mortificanti e totalmente impossibili viste la estrema brevità dei percorsi e la limitatezza degli spazi di arrivo, e denuncia la situazione paradossale, chiamando anche in causa direttamente il sindaco Alemanno, responsabile del famoso Protocollo.

Su Facebook la comunità glbt è insorta e pare pronta a organizzare sit-in di protesta sotto al Campidoglio. Abbiamo cercato di capire meglio la situazione con la segreteria politica del Circolo Mario Mieli (portavoce del Comitato RomaPride 2009), parlando con Andrea Berardicurti.
Il Mieli organizza il pride di Roma fin dal 1994. Come avete deciso il percorso gli altri anni?
Fino al 2007, escludendo il World Pride del 2000, l'amministazione comunale ha sempre concesso il percorso richiesto, salvo qualche piccola modifica. Il World Pride del 2000 ci ha visto negare un percorso che sarebbe dovuto transitare davanti al Colosseo. Dopo varie peripezie però anche il contestatissimo World Pride è riuscito a passare al Colosseo. Il problema del percorso è nato per la prima volta lo scorso anno, quando dopo aver richiesto Piazza San Giovanni, ad una settimana dalla data del corteo, ci siamo visti negare Piazza San Giovanni e dirottare su Piazza Navona.

Tutte queste difficoltà ci sono da quando si è insediato Alemanno o ci sono sempre state?
Sì senza dubbio la giunta di centro destra capitanata dal sindaco Alemanno non ci sta agevolando. Anche quest'anno le motivazioni che ci negano l'arrivo a San Giovanni ci sembrano risibili e pretestuose ed inoltre sia l'amministazione che la Questura non stanno cercando, almeno al momento, un compromesso che agevoli l'effettuazione di una manifestazione importante come è diventato il RomaPride, che convoglia a Roma da tutta Italia circa 200.000 persone.

Arriviamo alla questione di quest'anno. Quale il percorso proposto e quale quello rifiutato, e perché?
Il percorso, anzi i percorsi negati quest'anno sono due dei sei che l'amministrazione capitolina ha individuato in un protocollo di intesa siglato con i sindacati ed altre associazioni. Nella fattispecie quelli che portano in Piazza San Giovanni. Gli altri percorsi sono assolutamente impraticabili per un corteo che prevede la resenza di circa 200.000 persone e circa 20 carri allegorici. La questura di Roma ci lascia scegliere tra: 1) Piazza Bocca della Verità - Piazza Navona, un percorso breve irto di ostacoli per la fluidità del corteo e dei carri e che finisce in una piazza che accoglie solamente 60.000 persone e che non prevede naturalmente l'ingresso dei carri, che sonoo parte integrante della nostra manifestazione; 2) Piazzale dei Partigiani - Via di San Gregorio, praticamente un corteo nel nulla, un vialone che sfocia in una strada (Via di San Gregorio) dove non entrerebbero né i carri né tantomento il bus a due piani del Coordinamento, che non avrebbe nemmeno la possibilità di girarsi e di diventare il palco degli interventi a fine manifestazione; 3) Piazza Bocca della Verità - Via di San Gregorio, quest'ultimo risibilissimo se non alro per la brevità (circa un chilometro) e per il nulla assoluto in cui si muoverebbe il corteo.

Sembra evidente che il Comune trovi sempre una scusa per non dare piazze principali al gay pride. Ma il veto riguarda solo le chiese o è esteso a tutte le strade principali? Intendo dire: queste obiezioni sono solo per non infastidire la chiesa o vogliono proprio farci fare il giro del GRA così non ci vede nessuno?
Domanda divertente ma purtroppo la risposta no: abbiamo la percezione che su Piazza San Giovanni, per il Gay Pride, ci sia stato e c'è di fatto un veto preventivo.

Che voi sappiate ad altre manifestazioni è stato riservato lo stesso trattamento?
Da quello che ci risulta no, ma vedremo nel corso dell'anno se la piazza verrà data a qualcun altro. Nel qual caso tireremo le somme... Nel frattempo noi non demordiamo ed è per questo che chiederemo un incontro con il Sindaco Alemanno. Da Sindaco di tutti, come si professa, ci riceverà.

Cosa intendete fare se non verrà raggiunto un accordo?
Questa è una valutazione che il Mario Mieli farà con tutti i rappresentanti delle associazioni che fanno parte del Comitato RomaPride 2009 (che sono più di trenta e del quale fanno parte associazioni di tutta Italia).

La giornata è lunga e impegnativa. Ci auguriamo che Alemanno dia presto una risposta alla richiesta d'incontro del Comitato RomaPride. E' il nostro giorno, l'unico che ci è concesso per portare in piazza le nostre istanze, per poter pretendere di essere Liber* tutt*. Levateci pure questo... Restiamo con le orecchie tese.

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