Roma finanzia il telefono anti-omofobia

Un colpo al cerchio, uno alla botte. Un po' di clericalismo a destra, una botta di laicità a sinistra. Così il sindaco di Roma, Walter Veltroni, è riuscito a farsi rieleggere a furor di popolo; così continua a governare.

Da un lato, in pieno clamore contro il vicariato che ha negato i funerali religiosi a Piergiorgio Welby (ferendo sua moglie e sua madre, che sono cattoliche), Veltroni è corso a dedicare in pompa magna la stazione Termini a Giovanni Paolo II; dall'altro è di ieri l'ultima iniziativa del Campidoglio contro l'omofobia. Accontentiamoci di questo, in attesa di meglio.

Il Comune di Roma, dunque, ha pubblicato un bando di gara per appaltare un servizio di assistenza telefonica (counseling) per gay, lesbiche, bisessuali e transgender, residenti o di passaggio nella capitale.


"contact center multicanale anti-omofobia", che dovrà dare risposte e assistenza a cittadini e cittadine gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (residenti o comunque presenti a Roma).


L'appalto vale 100mila euro per un servizio che durerà 24 mesi. La particolarità è che se lo potrà aggiudicare solo "un raggruppamento di almeno tre organizzazioni". Che significa questo?

Sull'onda dell'emozione per l'omicidio violento e assurdo di Paolo Seganti, un giovane gay romano, il Comune aveva finanziato in via straordinaria il servizio di Gay Help Line, curato da Arcigay Roma, con il contributo e il patrocinio della Provincia.

Adesso se Arcigay vorrà avere ancora i fondi del Comune dovrà mettersi d'accordo con almeno altre due associazioni. Lodevole, secondo qualcuno. A me, invece, pare il solito sistema per dare un po' di soldi a tutti.

Scommettiamo che alla fine il servizio sarà curato da Arcigay e dalle altre due grandi associazioni glbt romane?

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