I racconti a tema gay di Roberto Pellico

Copertina del libro di Roberto Pellico pubblicato nella collana GayTags delle 18etrenta edizioniGuarda fuori e Quell'abbraccio così sono i due racconti di Roberto Pellico pubblicati nella collana GayTags delle 18etrenta edizioni. In entrambi si narra della fine di una storia tra uomini: nel primo l'addio è affidato a una lettera, nel secondo a un confronto diretto tra i due amanti con in più la presenza del figlioletto di uno dei due. Testi brevi, com'è nello spirito della collana, ma non per questo meno interessanti. Anzi, dovendo essere limati per rientrare nelle sedici pagine della collana sono dei piccoli ceselli. Personalmente mi è piaciuto di più Quell'abbraccio così in cui si affronta la rottura di una coppia gay, nella quale uno dei due ha un figlio. Si legge nel racconto:

Ho provato per settimane a gridargli il mio dolore. Mi sembrava assurdo il fatto che parlasse degli “altri” come dei soli genitori “normali”. Gli ho ricordato che tra noi esistevano patti d'amore che andavano al di là dei diritti legali, e che c'erano due cuori di cui avrebbe dovuto tener conto. Non riuscivo a credere che dopo tutti questi anni la nostra storia potesse finire così, e sopratutto che volesse impedirmi di vedere Alessio. Mi sembrava inammissibile, io e Davide avevamo condiviso troppe cose per farci del male.

Roberto, presentati ai lettori di Queerblog ma in una maniera “originale” non come un curriculum.
Presentarsi è sempre una cosa difficile. Non fate prima a guardare il profilo su Facebook? Ho ventisei anni, lavoro come impiegato, mi definirei una persona normale. Mi piace “normale”, in tempi come questi pare che la normalità sia un’eccezione preziosa. Amo l’arte, qualunque forma: la poesia, la letteratura, i quadri, la gente che ha qualcosa da raccontare. Mi piacciono le storie, ce ne sono tante, solo che a volte non facciamo abbastanza attenzione per accorgercene. E poi c’è la musica con il condominio minaccia continuamente lo sfratto se non la smetto di suonare. Però cosa vuoi, le passioni sono così, quando mi siedo al piano non esiste più niente.

Il tuo è un libro molto breve: due racconti a tema gay. Perché hai scelto di pubblicare qualcosa di così “veloce”?
Mi piaceva l’idea di poter scrivere qualcosa di accessibile a tutti, sia dal punto di vista economico che da quello mentale. La collana GayTags mi è sembrata subito il compromesso migliore per poter sfidare anche le menti più pigre, e se alla fine i racconti non sono piaciuti si è spesa comunque una cifra talmente irrisoria che mi preserva dagli insulti! Comunque di “veloce” c’è solo la brevità dei racconti. C’è stato un lungo lavoro durato circa un anno. Ho collaborato con la casa editrice a lungo per raggiungere il risultato che volevamo. Si tratta di storie immediate, fulminanti, che restano. Poi se i racconti piacciono, in cantiere c’è anche un romanzo, quasi pronto, ma per il momento non ne posso parlare. Chiamiamola scaramanzia.

Dici nel primo racconto: “La verità è che a un certo punto il mio cuore guarda sempre un po' più in là, cerca il cartello "uscita di sicurezza" perché crede che a restarci dentro con l'anima si farebbe solo male”. Ritieni che nel mondo gay la paura dei legami sia forte? È meglio “una botta e via”?

Credo che la paura dei legami si possa estendere tranquillamente a tutti gli orientamenti sessuali, è un male comune. Personalmente posso dirti di essere stato fortunato, ho incontrato persone pronte a investire sui sentimenti. A volte l’amore è solo una questione di incastro, quando ti sembra di aver trovato la persona giusta “la botta e via” non ti basta più. In Guarda fuori c’è la paura del legame di cui parli, ma c’è anche di più, c’è quella voglia di riscoprire l’amore, di superarsi e di rischiare. Anche se può sembrare triste, a rileggerlo, ci trovo sempre quella speranza che non sono disposto a barattare con niente.

Affronti anche il tema dell'omogenitorialità: dal tuo punto di vista, ci sarà un domani in Italia in cui si parli di famiglie e non più solo di “famiglia tradizionale”?
C’è ancora tanta strada da fare in Italia, io ne sto percorrendo un pezzettino minuscolo, però credo sia fondamentale che ognuno di noi faccia a sua modo le sue piccole battaglie. Ci sono ancora troppe discriminazioni per poter pensare che una famiglia fatta da due padri o due madri sia accettata senza riserve. Però io ci credo nel futuro, nel mio racconto l’omogenitorialità è affrontato con semplicità, si parla di sentimenti, credo che nessuno abbia il diritto di giudicarli. Penso che il primo passo per essere accettati sia trattarsi, noi per primi, da persone normali.

Quali sono i tuoi libri “gay” preferiti?
Potrei citarti un’infinità di testi; diciamo che se dovessero obbligarmi a svuotare la mia libreria non potrei rinunciare a Mentre l’Inghilterra dorme di David Leavitt, Tra Mamma e Jo di Julie A. Peters, Angeli da un’ala soltanto di Sciltian Gastaldi, La metà di tutto di Silvia Nirigua. Concluderei strappando il racconto di Cristiano Governa Come Mork e Mindy apparso nella raccolta Giovani Cosmetici qualche mese fa: è un racconto di rara bellezza che lascia senza fiato. Comunque sia chiaro: la libreria non la svuoto per nessun motivo!

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