Paolo Poli l'irredento

Aldo Cazzullo ha fatto due chiacchiere con Paolo Poli, uno dei geni viventi del teatro italiano, per il Corriere della Sera. L'occasione è lo spettacolo "Sei brillanti", in scena al teatro Eliseo di Roma fino al 7 gennaio, una commedia che racconta sei storie di giornaliste (Mura, Masino, Brin, Cederna, Aspesi, Belotti), "in un vortice di travestimenti, ora cantante bionda ora cardinale".

Scopriamo, in un racconto lungo settantasette anni, uno spirito critico e indomito, che usa l'ironia per commentare la situazione della politica, dei diritti e del costume dei gay italiani. E il bilancio è decisamente "contro": per Poli, omosessuale dichiarato, la risposta è si al magistero della chiesa per le questioni morali, no invece ai Pacs e no al Gay Pride. Dice infatti l'attore:

Questo bisogno di tenersi per mano come finocchie contente è roba da psicanalisti. Un marito non l'ho mai voluto. Al sesso sopravvive la stima, della passione resta l'amicizia. La quotidianità è noia; io volevo un vestito e una cravatta come non li aveva nessuno, il mio primo impermeabile era rosa, il primo cappello verde tirolese. C'è stato un uomo importante nella mia vita, che si è svenato per me. Ma ho sempre difeso la mia solitudine. A volte mi sveglio, avverto un richiamo antico, tasto il letto, sento che non c'è nessuno e penso: che sollievo. Avere al fianco uno che russa non significa non essere soli.

Questo è solo un assaggio. L'articolo è tutto da leggere e noi ve lo consigliamo vivamente.

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