La coesistenza degli opposti nei quadri gay di Claudio Bindella

Non fare + il bersaglio quadro di Claudio Bindella realizzato in occasione del Family DayClaudio Bindella è un pittore di Milano dai colori molto accesi che si ispira, a volte, a pittori manieristi come Tintoretto e Pontormo. Tra la sua produzione ci sono diversi quadri a tematica gay. Gli abbiamo rivolto alcune domande in merito ai suoi quadri “gay” – che potete vedere nella gallery – e alla situazione dell'arte lgbtqqi in Italia.

Da dove viene la tua scelta di dipingere quadri “gay”?
È il desiderio di impegnarsi, di lottare per il riconoscimento dei nostri diritti, per reclamare visibilità, e siccome – ahimé! – sono troppo timido, lo sono sempre stato, non sarebbe stato pensabile un tipo di impegno che richiedesse molte interazioni con le persone, molti contatti... Con l’arte e la pittura, anche nella solitudine del mio studio, posso riempire le tele di colori per dire che ci siamo, che siamo belli, pieni di vita e di amore, e che abbiamo storie da raccontare: a tutti.

Per i tuoi quadri, parli di coesistenza degli opposti: nei tuoi soggetti a tema gay come cerchi di conciliare la coesistenza degli opposti e l'attrazione per lo stesso sesso?
Gli opposti sono già dentro di noi, la loro coesistenza è reale solo quando li si incarna in modo fluido, mobile, e non rigido e prestabilito. Sembra un discorso sui ruoli sessuali, qualcosa che subito fa scattare l’allarme di pericolo, argomento tabù... Ma non è solo quello, è anche quello: il saper dare e ricevere, comandare e ubbidire… La coesistenza degli opposti è di fatto anche il loro annullamento, meglio, il loro superamento. È capire che sono creature della ragione e non realtà oggettive.

Claudio Bindella, art2art - nardo
Un quadro di Claudio Bindella
Un quadro di Claudio Bindella

Nel suo sito Claudio spiega la propria tecnica pittorica:

Alla base della mia ricerca artistica, c'è un dialogo costante e aperto tra progetto e caso, tra idea e accidente, ed è in questo solco che ho elaborato questa tecnica in cui ad un disegno iniziale, segue il lancio del colore da breve distanza, ma assolutamente senza mascheratura.

Ritieni che questa metodologia possa essere anche una sorta di metafora del vivere gay, quasi come un bilanciamento di uguale/opposto che origina armonia?
La prendo da un altro punto di vista: quando mi accingo a realizzare un quadro, un disegno, parto da un’idea, ma la sua funzione è quasi esclusivamente quella di darmi la spinta iniziale. Appena metto mano al quadro, infatti, quasi immediatamente perdo l’idea iniziale che lascia posto a nuove direzioni che inizio a seguire. Ma una forma inaspettata, un tratto sbagliato mi fanno deviare nuovamente il corso… Perché faccio questo? Semplice: perché non mi fido completamente della ragione ma neanche posso e voglio farne a meno. La ragione da sola costruisce gabbie rigide e prive di vita. La vita è invece nell’imprevisto, nell’inatteso, nella sorpresa che sconvolge i nostri progetti. I quadri sono le mie creature, e come con i figli, cosa sono i nostri progetti per loro? Solo gabbie, se non sappiamo stare in ascolto, e modificare le nostre aspettative di fronte ai segnali che ci vengono mandati.

Claudio Bindella, Non fare + il bersaglio
Claudio Bindella, Querelle
Claudio Bindella, Ritratto azzurro

Diverse volte l'arte “gay” è al centro di polemiche (la mostra di Milano, la Madonnina che piange sperma): credi che ciò sia dovuto ad una voglia di esagerare da parte degli artisti o ad un perbenismo radicato in molti?
Nel caso della non-mostra di Milano, penso che l’arte gay sia stata usata a pretesto per far parlare del suo curatore/organizzatore. Più in generale, compito dell’arte ritengo sia anche quello di spostare i confini, inglobare realtà prima escluse, valorizzare ciò che è considerato privo di valore... e questo ha sempre creato scandalo.

Se dovessi rappresentare la situazione del popolo gay italiano ora, come lo raffigureresti?
Mi chiedi un’immagine? Partiamo dall’idea (tanto ti ho già detto che l’abbandono quasi subito…): vorrei rappresentare un generale miglioramento nella società reale, in totale assenza però di tutele giuridiche e di rappresentanza politica, sotto l’attacco di forze religiose e conservatrici, con qualche preoccupante episodio di violenza neofascista. Troppe cose per un quadro solo! Che ne diresti di due ragazzi che si baciano o che fanno l’amore? No, no… in fondo un quadro adatto ce l’ho già e l’avevo fatto in occasione del family day: è Non fare + il bersaglio (l'immagine in apertura di post, ndr)

Un'opera che avresti voluto realizzare...
Sono innamorato della pittura veneta, forse per amore delle origini. Sparo grosso e dico che avrei voluto realizzare Convito in casa di Levi di Paolo Caliari detto Veronese (1528-1588). Il quadro doveva essere un’Ultima cena, ma il tribunale dell’Inquisizione chiamò il Veronese a giustificare il fatto che fossero rappresentati pappagalli, cani, buffoni, ubriachi… tutte figure non presenti nel racconto evangelico. Alla fine Veronese cambiò quasi solo il nome e se la cavò così. Come diceva il mio maestro, se fai una mela e sembra un’anguria chiamala anguria. Fantastico no? È anche un bell’insegnamento: c’è chi è più potente di noi e può farci del male, impariamo a prendercene gioco; ma manteniamo il colore, la vivacità, la vita, e non spostiamoci di un centimetro da quello che siamo.

Claudio Bindella, Ritratto giallo
Claudio Bindella, Sketch rosa
Claudio Bindella, Ventiquattro
  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: