Internet in ufficio: politica aziendale contro i gay?

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Dopo aver visto letto con voi della notizia sulla Biblioteca Civica d'Este, mi sono lanciato in una piccola e curiosa ricerca dal computer della mia azienda, ed ho scoperto mio malgrado che la maggior parte di siti, compreso quello dell’Arcigay, non sono autorizzati dalla mia società.

Le connessioni internet aziendali, soprattutto quelle delle grandi società come quella per cui lavoro, hanno vari stadi di protezione ed abilitazione, non consentendo, giustamente, l’accesso a tutti i siti disponibili sul web. Le politiche aziendali non consentono forse la lettura di informazioni a sfondo gay? È forse questa una forma di discriminazione sessuale?

Mi trovo pienamente d’accordo con il bloccare siti a sfondo sessuale, chat e tanti altri. Molte aziende stanno ad esempio impedendo l’accesso ad alcuni dei piu’ importanti social network, nonostante alcune recenti ricerche sostengano che lo svago in internet durante l’orario lavorativo aumenti la produttività.

Ma nel 2009, vi pare ancora possibile bloccare la lettura di informazioni gay? L’omosessualità è forse proibita dalle politiche aziendali? Trovate giusta questa forma discriminatoria? Forse non esiste totalmente la libertà di stampa in Italia, come alcuni sostengono, ma la libertà di trovare le informazioni l’avevamo mai sentita nominare?

Foto | Experiencias de viagem de 1 Brasileiro

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