Iraq: per i gay era meglio con Saddam


Lungi da me la volontà di celebrare un dittatore come Saddam Hussein, per di più colpevole della persecuzione di oppositori e minoranze etniche, come i curdi. È un dato di fatto, però, che sotto il suo regime laico alcune minoranze, come ebrei cristiani e gay, vivessero di gran lunga meglio rispetto a ora. E che la "democrazia" esportata sulla canna dei fucili americani si sia trasformata in un inferno per le persone omosessuali.

Nell'ultimo fine settimana nel quartiere di Sadr City, a Bagdad, sono stati trovati i corpi senza vita di tre ragazzi gay, uccisi a colpi di fucile dopo essere stati torturati. Questo dopo che numerosi ulema hanno lanciato le loro condanne contro i gay e gli effeminati, che negli ultimi tempi avrebbero preso troppo coraggio, al punto da permettersi di indossare jeans stretti.

Ne ha parlato con dovizia di particolari - e merita una citazione - anche Giornalettismo, che riprende un post di Queerty. La situazione è talmente grave che, in difesa dei gay, è intervenuto persino Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, con un appello al governo italiano e alle altre potenze occidentali. Certo, è curioso impegnarsi per i gay iracheni mentre si discriminano quelli italiani; ma non si può avere sempre tutto!

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