L'Europarlamento promuove i diritti delle coppie gay


L'Unione Europea ha adottato da ormai più di tre anni la direttiva 2004/38/CE sul diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente sul territorio degli stati membri; diversi stati, però, non applicano correttamente la direttiva in questione, anzi l'hanno resa più restrittiva e ostacolano la circolazione dei cittadini, in particolare quando sono uniti in legami dello stesso sesso.

Lo denuncia il Parlamento Europeo che un paio di giorni fa, in seduta plenaria, ha approvato 500 voti favorevoli, 104 contrari e 55 astensioni la relazione Valean, preparata dalla deputata romena Adina Valean.

La risoluzione segnala in particolare che alcuni paesi, come l'Italia la Polonia e la Slovacchia non riconoscono le unioni registrate, sia etero sia omo, e impediscono alle coppie unite in un altro paese di muoversi liberamente, nonostante il loro legame sia sancito in modo pubblico in un altro stato dell'Ue. Ma come hanno votato gli europarlamentari italiani?

In generale hanno votato a favore - e quindi per il riconoscimento del diritto di circolazione alle coppie gay - i deputati di centrosinistra, iscritti al gruppo socialista, verde, di sinistra europea e gran parte dei liberaldemocratici (Alde). Sì anche da Gianni Rivera, che non è iscritto ad alcun gruppo. Tra quelli della Margherita hanno votato sì anche Vittorio Prodi e Cocilovo, mentre si è astenuta una volta di più Patrizia Toia, che non è mai stata in prima fila nella difesa dei diritti lgbt.

Hanno votato No, invece, quasi tutti i rappresentanti italiani dei gruppi Ppe e Uen, cioè i deputati di Forza Italia, An e Lega; fanno eccezione Roberta Angelilli (An) e Nello Musumeci (La Destra) che hanno detto sì. Da notare che la stragrande maggioranza dei deputati Ppe hanno votato sì, con l'ampia eccezione degli italiani di Forza Italia.

Ma che dice la risoluzione? Il Parlamento

chiede agli Stati membri di dare piena attuazione ai diritti sanciti dall’articolo 2 e dall’articolo 3 della direttiva 2004/38/CE, e di riconoscere tali diritti non soltanto ai coniugi di sesso diverso, ma anche ai partner legati da un’unione registrata, ai membri del nucleo familiare e ai partner la cui unione non sia formalmente registrata – ivi comprese le coppie dello stesso sesso riconosciute da uno Stato membro – a prescindere dalla loro nazionalità e fatto salvo il loro mancato riconoscimento nel diritto civile di un altro Stato membro, in accordo con i principi di reciproco riconoscimento, uguaglianza, non discriminazione, dignità e rispetto della vita privata e familiare;

invita gli Stati membri a tenere presente che la direttiva impone l’obbligo di riconoscere la libera circolazione di tutti i cittadini dell’Unione (comprese le coppie dello stesso sesso), senza imporre il riconoscimento dei matrimoni fra persone dello stesso sesso; a tale riguardo, esorta la Commissione a formulare orientamenti rigorosi, traendo spunto dalle conclusioni contenute nella relazione dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali nonché a monitorare tali questioni;

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