La carnevalata del Gay Pride

Logo del Genova Pride 2009Davide Scarfì su Nichelino online – giornale online di stampo cattolico – parla dell'orgoglio gay domandandosi a cosa servano le carnevalate. Dopo il post del nostro Desperate Gay Guy dal titolo Gay Pride: Qualcosa di cui essere ancora orgogliosi? ci sembra interessante continuare il discorso sul pride guardandolo da un punto di vista che non coincide con il nostro.

Scarfì, quindi, dopo aver affermato, bontà sua, che ognuno ha il diritto di essere com'è e di avanzare le proprie ragioni, è perplesso in merito alle modalità con cui si portano avanti i propri diritti.

Oggi vanno molto di moda profonde domande trabocchetto come “ti piacerebbe avere un figlio gay”? Oppure: “saresti contento se un giorno tuo figlio ti confidasse di essere gay”? Dico trabocchetto perché bisogna fare attenzione alle risposte che si danno. Se non si vuole essere bollati come fascisti o peggio ancora come razzisti bisogna rispondere ipocritamente “perché no”, “non fa nessuna differenza”, “i miei migliori amici sono gay”. È assurdo! È forse una colpa essere fautori dell’eterosessualità non solo verso i propri figli, ma anche in senso generale?

Fa poi un esempio di un'altra categoria che ha pochi diritti: quella delle persone diversamente abili. Afferma:

Prendiamo ad esempio le persone diversamente abili, intese proprio come individui con delle diversità rispetto ad uno standard comune prevalente, non mi pare che per far valere i proprio diritti - e ne avrebbero motivo, eccome - sfilino per le strade insultando quel ministro piuttosto che quell’assessore, né tantomeno ostentino orgoglio della loro condizione. In quelle poche occasioni in cui hanno una visibilità mediatica da un lato espongono con pacatezza difficoltà ed aspettative, dall’altro propongono con assoluta serenità la loro situazione spesso anche con pungente autoironia, cosa che manca proprio a chi si fregia di difendere o di rappresentare le ragioni degli omosessuali.

Quindi conclude:

In sostanza non credo che attraverso una strategia arrogante e prevaricatrice si possano affermare aspirazioni e diritti non solo dei gay, ma di qualsiasi altra categoria. Anzi in tal modo si corre il rischio di ottenere l’esatto contrario; se già esistono dei pregiudizi di fondo, di fronte ad atteggiamenti così provocatori vengono solo forniti dei pretesti a chi non aspetta altro che fomentare odio ed intolleranza.

Nell'esprimere i vostri commenti su tale articolo vi chiederei di assumere uno spirito di confronto e non di denigrazione: Scarfì e il giornale per il quale scrive fanno parte di una vasta fetta di società con la quale, volenti o nolenti, siamo chiamati a confrontarci. Se è giusto far valere le nostre ragioni è altrettanto giusto farlo con cognizione di causa, senza insultare e inveire contro nessuno. Perché, come dice la saggezza popolare, l'educazione è di chi la usa.

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