Ratzinger e i preservativi: The Lancet scomunica il papa

Il papa in rosa trema per i preservativiNon si placano le polemiche sulle frasi di Benedetto XVI a proposito dei preservativi. Se da un lato abbiamo Bagnasco che difende strenuamente il papa, dall'altro abbiamo un italiano, monsignor Giuseppe Casale, arcivescovo emerito di Foggia-Bovino, che ha dichiarato:

Mi domando, nel caso in cui sia in atto una grave epidemia che attenta alla salute e quindi alla vita stessa, bisogna scegliere il male minore. In questo senso, se per esempio uno dei coniugi è portatore di una malattia pericolosa, credo che l’altro abbia il diritto e forse anche il dovere di pretendere delle tutele. Mi limito a dire, che proprio per il principio del rispetto della vita, quando vi sono pericoli gravi ed imminenti alla salute, sotto il profilo di una epidemia, si può valutare questa apertura scegliendo il principio del male minore. La valuto come una specie di legittima difesa.

All'opposto abbiamo le opinioni di monsignor André Fort, vescovo di Orleans che, evidentemente illuminato, sostiene che il virus dell'HIV passi attraverso il preservativo:

“Tutti gli scienziati lo sanno il virus dell'Aids è infinitamente più piccolo di uno spermatozoo: questo significa che il preservativo non garantisce al 100% contro la malattia”.

In ambito medico, poi, The Lancet, una delle riviste mediche più prestigiose al mondo, accusa il papa di “falsare” la scienza e ci va giù pesante:

“Quando una persona potente, sia una figura religiosa o politica, fa una affermazione scientifica falsa, ciò può essere devastante per la salute di milioni di persone, e deve smentire o correggere la dichiarazione”.

Infine, i deputati belgi stanno esaminando una risoluzione che, oltre a condannare le affermazioni del papa sull'uso del preservativo, potrebbero comportare il richiamo temporaneo dell'ambasciatore belga presso la Santa Sede. Pare, comunque, che per la questione stia per cadere la testa di padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana (con la scusa che altri incarichi da portare avanti...)

Visto tutto il clamore, c'è da chiedersi se nella Chiesa ci saranno dei cambiamenti nel modo di comunicare. Se da un lato è certo che tutti i media stanno col fiato sul collo del papa, dall'altro è pur vero che Ratzinger pare non se ne faccia sfuggire una per creare un po' di confusione (il discorso di Ratisbona, i lefebvriani prima e Williamson, i preservativi). Personalmente apprezzo molto l'intervento di monsignor Casale (come anche, su altro argomento, di monsignor Golser) che hanno parlato un po' fuori dal coro gerarchico-ufficiale, usando una sensibilità evangelica che spesso, troppo spesso, manca nei pronunciamenti pontifici. Il cammino è quello di una fede adulta nella quale anche i gay potrebbero trovare un posto, senza dover essere esclusi a priori. Ma il cammino è lungo, perché, come diceva un mio amico vescovo “la chiesa è retta da celibi che si autocelebrano canonizzando vergini”.

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