Richmond Berthé, lo scultore dell'essenza

Richmond Barthé

Nato nel cuore del profondo sud degli Stati Uniti, Richmond Barthé (1901-1989) fin da piccolo dimostrò un talento non comune per il disegno e la scultura, ma la bieca segregazione di quegli anni gli impedì di iscriversi alle scuole giuste. Tuttavia il suo talento riuscì ad imporsi, a farsi notare ugualmente. L’Art Institute of Chicago gli aprì infatti le porte nonostante non avesse i requisiti scolastici per accedervi.

Dopo aver terminato gli studi e aver riscosso i primi grandi successi di critica, Richmond Barthé iniziò a gravitare attorno a Harlem che proprio in quegli anni stava vivendo il suo celebre Rinascimento. Le sue sculture miravano sempre a catturare l’essenza umana. Il volto che nessuno vede. Impossibile non amarle all’istante e per la vita. Molte erano nutrite ed animate da una corrente omoerotica.

Stanco tuttavia dell’atmosfera di violenza che gli sembrava di respirare intorno a sé, l’artista decise di lasciare Ne York e trasferirsi in Giamaica. Qui la sua fama iniziò veramente a decollare. Il governo di Haiti gli commissionò diverse opere tra cui la Toussaint L'Ouverture (Port-au-Prince). Ma ancora una volta il suo innato odio per la violenza lo portò a lasciare l'amata Giamaica e trasferirsi in Europa. Per alcuni anni visse in Spagna, Svizzera ed Italia, ma la nostalgia per la patria lo ricondusse, ormai vecchio, a casa, non nel sud dove era nato nei primi anni del secolo scorso, ma in California dove trovò nell’attore James Garner un mecenate d’eccezione.

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