A Sanremo Benigni difende l'amore gay e legge Wilde

Premesso che non ho visto Sanremo, per fortuna, non ho titolo per parlare delle canzoni in gara, che non ho sentito. Segnalo, però, che Povia non ha cantato prima della mezzanotte. Ma grazie a Youtube possiamo rivedere le parti degne di essere ascoltate ancora una volta. Una di queste è l'esibizione di Roberto Benigni, che come al solito è stato esuberante e ha parlato di politica, di Veltroni, di Berlusconi, di Mina.

Ma alla fine l'attore toscano ha dedicato l'ultima parte del suo monologo a sfatare i luoghi comuni sull'omosessualità, spiegando che "l'unico peccato è la stupidità" e che gli omosessuali hanno l'unico torto di amare, amare una persona del loro stesso sesso, esattamente come amano gli eterosessuali. E ha concluso il suo intervento recitando una lettera che Oscar Wilde inviò dal carcere al suo innamorato Alfred Douglas.

«È una storia incredibile che va avanti da millenni. Gli omosessuali non sono fuori dal piano di Dio. Di peccati c'è solo la sutpidità. Per rendere l'idea dell'assurdità e ridicolaggine, ricordo che gli omosessuali sono stati seviziati e morti nei campi di concentramento perché amavano un'altra persona. Mettiamo che un eterosessuale si innamori focosamente di una persona dell'altro sesso, e a un certo punto lo prendono, lo torturano e lo uccidono perché si è innamorato. Tanti omosessuali sono stati torturati perché amavano un'altra persona, lasciate stare il sesso. È incredibile che si parli ancora degli omosessuali così, con questa incredibile rozzezza. Sono persone che si amano, non è che per colpa loro finisce la razza, come dice qualcuno. Nella storia dell'umanità ci hanno fatto doni enormi, ed è il sentimento dell'amore che caratterizza gli omosessuali. E quando c'è l'amore tutto diventa grande. Nemmeno la fede rassicura, l'unica cosa che rassicura è l'amore».

Dopo il salto il video da Youtube con l'intervento integrale.

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