Io vittima del raid moralizzatore della polizia

Un mio caro amico australiano, sapendo che scrivo per queerblog, mi ha invitato pochi giorni fa a conoscere un gruppo di attivisti gay e coraggiosi che si batte per proteggere una famosa area di cruising di Sydney. Curioso decido di seguirlo a Sydney Park. Situato ai margini di uno dei quartieri più elettrizzanti e gay della città, Newtown, il parco è enorme e lontano da qualsiasi abitazione. Purtroppo è anche bersaglio della polizia, che puntualmente, arriva in forza per spaventare i gay presenti durante la notte e convincerli (con le buone ma soprattutto con le cattive) ad allontanarsi dal parco. Le intimidazioni non vanno soltanto a chi è colto in flagrante in atti osceni (giustificabile?), ma anche a chi passeggia, chiacchiera, si guarda intorno, fuma, porta a spasso il cane, si rilassa sdraiandosi sui meravigliosi prati. La polizia va a gamba tesa su tutti con la stessa modalità, incurante di discernere le varie situazioni.

Il sito web riporta quanto succede da tempo in questa area e suggerisce varie contromisure da adottare in caso di “aggressione” da parte delle forze dell’ordine.
La difesa di una cruising area come battaglia contro l’omofobia? Assurdo!

Mentre Richard (uno dei responsabili) mi descriveva le assurdità che si consumano nel parco tra gay e polizia e io cercavo di bilanciare la mia opinione fra morale o libertà, persecuzione o giustizia, ecco le torce degli agenti. Erano cinque e a gran velocità ci circondano e iniziano a fare domande a raffica accecandoci con le luci. Io resto stordito. Non capivo bene ma i toni delle loro voci erano violenti, diretti, come se parlassero a trafficanti di droga o a terribili criminali. Invece eravamo soltanto due ragazzi che parlavamo camminando tra i viali del parco. No pantaloni abbassati, no baci, no mano nella mano, no mano nelle mutande.

Troppo pensavo. Veramente troppo forte come procedura per proteggere il parco. Letti i documenti e ricevute via radio le dovute rassicurazioni sul nostro stato penale (ancora vergine), ci lasciano andare. Prima però, un poliziotto tutto morale con l’aspetto di chi mangia troppi hamburger ci chiede in tono disgustato “ma lo sapete che in questo parco ci vengono i bambini a giocare?” (alle due del mattino???? ndr) Richard prontamente risponde:

“se vedessi dei bambini soli nel parco a questa ora della notte, non si preoccupi agente, chiamerei io direttamente la polizia, e poi come vede stiamo semplicemente camminando”.

Andati via mi assale una sensazione molto sgradevole. Noi contro la polizia. La polizia contro di noi in una guerra urbana e immotivata che non dovrebbe più esistere. Qui non si parla di difendere le aree di cruising, almeno non solo.

Tutta la mia stima a chi lavora volontariamente per difenderci da chi crede di poter insegnare la morale, a chi punta il dito e incita all’aggressione, a chi aspetta che tu cada per poterti pestare di più, a chi preferisce gridare anziché parlare. Grazie perché permettete a molti di noi di aver sempre un po' meno... paura!

P.S.: un paio di giorni dopo quanto descritto sopra, uno dei quotidiani di Melbourne intitolava un breve articolo “La ruota panoramica della città presa di mira da coppiette in cerca di sesso ad alta quota”. L’articoletto reportizzava che già 3 coppie di ragazzi (etero) sono state video filmate dalle camere poste nelle cabine della ruota panoramica in piena attività sessuale (completa e forse con orgasmo finale). Nessuno manderà squadre di polizia a sorvegliare la ruota. Nessuno di loro sarà perquisito, sgridato, assalito, accecato con torce. Il loro istinto anche se immorale, è più giustificato del nostro.

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