Usa: dai macrofagi una speranza per curare l'Hiv/Aids

C'è una speranza per la cura dell'Hiv/Aids? Un segnale positivo arriva dalla rivista medica Journal of Medical Virology, che ha pubblicato uno studio sull'effetto della proteina Gc purificata nelle persone sieropositive, grazie all'attivazione dei macrofagi.

L'esperimento che apre nuove prospettive è stato condotto al Socrates Institute for Therapeutic Immunology di Filadelfia, sotto il coordinamento di Nobuto Yamamoto: 15 pazienti contagiati dal virus Hiv sono stati trattati con la proteina Gc purificata che è il più potente attivatore dei macrofagi, cellule in grado di proteggere il nostro organismo fagocitando le cellule estranee, compresi i microorganismi, e distruggerle.

Ora, nei 15 pazienti trattati, a quanto sostiene lo studio, i macrofagi così riattivati hanno individuato rapidamente e distrutto le cellule infette da Hiv: dopo 18 settimane il risultato è stato l'eradicazione del virus Hiv, confermata anche a sette anni di distanza dall'esperimento.

Se confermato, questo risultato sarebbe una promessa straordinaria per la lotta all'Hiv/Aids. Ora speriamo che altri centri di ricerca portino avanti novi esperimenti per verificare se si può riprodurre lo stesso meccanismo su larga scala. Attenzione, però, alle false speranze: Lila ha già messo in guardia su una serie di limiti di questo esperimento. Lo studio è stato condotto su una selezione troppo stretta di pazienti, occorre che il risultato venga replicato.

§ La selezione dei pazienti non corrisponde alla realtà clinica.
§ Non si sa se i pazienti coinvolti nello studio fossero in terapia antiretrovirale prima di essere arruolati.
§ L'équipe che ha condotto la ricerca non ha utilizzato le tecniche più avanzate (gold standard) disponibili oggi per determinare l'eradicazione del virus. Bisognerebbe parlare di virus non rilevabile piuttosto che eradicato, dato che il team di ricercatori ha utilizzato un test con un basso limite di quantificazione: 400 coppie/ml. Ormai ci sono dei test in grado di quantificare tra le 75 e le 40 coppie/ml.
§ Nello studio si fa riferimento alla cura del cancro con lo stesso composto, ma la Cancer Research UK smonta una ad una tutte le affermazioni fatte da Yamamoto al riguardo.
§ Non meno importante, per ben 14 volte lui fa riferimento a studi o articoli da lui scritti: 8 da solo, il restante in collaborazione con altri. Non mi meraviglierei se facessero tutti parte del suo team.
§ Lo studio non risulta sottoposto alla revisione critica di uno o più esperti della materia, prima della sua pubblicazione. Il cosiddetto peer-review.

Non significa che lo studio di Yamamoto non valga niente, ma che prima di cantare vittoria o di festeggiare dovrà passare ancora del tempo. Qui un altro intervento scientifico che invita alla calma e sottolinea i limiti dello studio.

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